Sunday 13 may 2012 7 13 /05 /Mag /2012 14:53

“PIU’ EUROPA” è  la nuova formula filosofica – politica che affonda le sue radici nella CECA –comunità economica carbone acciaio.- Una strategia economica che , fin dal suo inizio, ha escluso la Persona con tutto il corredo valoriale di natura spirituale , anteponendo il potere economico e finanziario a quello del lavoro onesto e dignitoso. Gli eoroburocrati di Bruxelles hanno negato, nel preambolo della costituzione europea, la parte che riguardava le radici cristiane dell’Europa, ciò ha partorito una nuova Europa priva di anima la cui scienza economica-finanziaria risulta essere fortemente autoreferenziale. Il nostro continente un tempo era il punto di riferimento  della cultura mondiale, non per la sua ricchezza materiale ma per la capacità di offrire un patrimonio spirituale unico al mondo, oggi negato. Ciò ha provocato una grave forma di oscurantismo  spirituale  nel tessuto sociale europeo. L’illusione di “Europa più”  costituisce una guerra a bassa tensione , come dice il filosofo Emanuele Severino, un guerra che ha generato milioni di poveri ,”uccidendo” migliaia di Persone ma, nello stesso momento, facendo arricchire migliaia di individui legati al mondo del malaffare delle banche, della finanza, della corruzione, delle mafie. Un’  “Europa più” che, avendo bandito le radici cristiane, ha cancellato 2000 anni di storia e di cultura fatta di riflessioni  verticali, favorendo il diffondersi di una dimensione progressista figlia del relativismo. Tutto ciò ha provocato l’antipolitica, frutto dell’anticultura. Una situazione drammatica  in ambito esistenziale per cui, ci siamo trovati nella confusione di non saper più distinguere il concetto di progresso da quello di civiltà. Le nuove generazioni ignorano la civiltà,   a queste hanno fatto credere che il progresso è la civiltà del terzo millennio. Ci troviamo di fronte allo smarrimento della Persona e all’imperio nichilista dell’individuo. La funesta corsa verso l’appagamento materiale,  delle democrazie moderne, è la negazione della missione mancata di continuare ad essere portatrici di grandi patrimoni spirituali da offrire  ai giovani. Se ciò continuasse, si spegnerebbe l’ultima speranza di evitare il crolla della cultura occidentale, una speranza  che risiede nella memoria storica di tutta l’Europa. Benedetto XVI, nel Suo discorso al parlamento tedesco del 22 settembre 2011, ha criticato la nuova ondata di positivismo ricordando che: “…..simili impostazioni hanno generato,ieri, aberrazioni come il nazionalsocialismo ,dove vige il dominio esclusivo della ragione positivista, vale a dire in gran parte della coscienza pubblica, ciò mette fuori gioco tutte le fonti della conoscenza e delle emozioni, nonché del diritto”. I nuovi diritti soggettivi stanno sostituendo i diritti naturali, basati sulla legge divina , di conseguenza lo stato si rende artefice della morte del diritto. Il buon S. Agostino diceva “ Togli il diritto e allora che cosa distingue lo Stato da una banda di briganti”? Il pontificato di Giovanni Paolo II è stato un continuo baluardo a difesa dell’Europa cristiana, ricordando che tutta la produzione intellettuale e artistica è stata realizzata avendo come riferimento il Vangelo. La superbia materialistica dei burocrati briganti di Bruxelles, con la clava di “Europa più”, cercano d’incantare, con il miraggio del benessere materiale, uomini sprovveduti o avidi di ricchezza, distruggendo la loro dignità di Persona. La politica è l’unica dimensione esistenziale dove abita la democrazia. Essa non abita, né nell’economia, né nell’impresa, né tanto meno nella Chiesa in quanto il Vangelo include l’azione politica. Ogni volta che dalla società esce di scena la politica, tanto più esce la democrazia. “Europa più” è uno strumento di potere economico e non di governo, la conseguenza è che siamo sudditi  e non cittadini europei. Da tempo siamo schiavi del vocabolario della nomenclatura  dei burocrati del tipo…. andiamo in Europa, siamo in Europa, ci sanziona l’Europa, ecc.. ecc.. Siamo stati scippati della nostra sovranità nel nome di un’Europa virtuale che solo in apparenza  vuole realizzare la giustizia, in effetti v’è l’ Europa delle banche e della finanza che impone ,con ordini tassativi, di fare i “compiti a casa “, pena la fame come nel caso dell’Ungheria che ha rifiutato di farli .Infatti il 1° gennaio del 2012 è entrata in vigore la nuova costituzione ungherese, “l’unione europea invece di  apprezzare la grande produzione normativa, voluta dalla maggioranza del popolo magiaro, ha aperto una procedura d’infrazione perché nella nuova costituzione v’è la difesa della vita, del matrimonio e della famiglia,” così ha detto mons. Jànos Szèkaly, vescovo ausiliario di Budapest. Il rifiuto alla dittatura dell’UE ha dato grande dignità all’Ungheria facendo scoprire il volto della violenza di “Europa Più”,rifiutando qualsiasi prestito economico  e aspettando il fallimento dello stato ungherese. I  compiti a casa all’Italia sono stati imposti a Monti dai poteri forti della banca centrale europea. L’Europa ,come nuova Babilonia, deve ravvedersi dalle dogmatiche  posizioni materialistiche , relativistiche e nichiliste che hanno fatto del relativismo la nuova religione di “Europa Più”. La mostruosità della logica, non logica, relativistica afferma che una verità vale l’altra. Ma allora a che serve il dialogo? Pensare oggi ad una forma di colonialismo come quella dei secoli scorsi risulta essere anacronistico. Oggi “Europa Più” distende i suoi tentacoli, che si chiamano: potere economico, finanziario, limite alla sovranità dei singoli paesi, mafie delle banche ecc.. ecc.. e sta cercando di realizzare la più spietata forma di colonialismo  su tutto il territorio continentale che non permette di individuare singole responsabilità ma, solo di organismi. Una nuova strategia di conquista per i burocrati dell’antipolitica. Non v’è più dialogo tra persone, queste sono state trasformate in individui che fanno solo accordi economico-finanziario. In tutti i tempi le varie filosofie hanno indirizzato l’orientamento politico dei popoli, come nel caso della Repubblica di Platone che conduceva allo Stato forte, Cartesio verso la morale provvisoria, Marx alla lotta di classe ecc.. ecc.. la filosofia di “Europa Più” si avvia verso il baratro spirituale, nell’illusione di un benessere futuro. Giovanni Paolo II° ha profuso un grande impegno verso la causa di rivendicazione delle radici cristiane dell’Europa, “ La Fede cristiana ha plasmato la cultura del continente, che si è intrecciata con la sua storia, fino a diventare la religione degli europei” . Lo sforzo del Beato Karol non può essere scisso dalle iniziative di dialogo con altre religioni. I suoi viaggi hanno permesso una maggiore comprensione dell’antropologia cristiana, negata nei secoli precedenti. Ia nuova comprensione  l’ha liberata dal triste bagaglio secolare di una storia zoppa e a tratti triste. Oggi lo sforzo cristiano è quello di guardare l’uomo nella sua ricchezza planetaria, assumendo gran parte della secolarizzazione dei laici voluta dal Concilio. Purtroppo, la cecità dei burocrati di “Europa Più” ha confuso il messaggio evangelico con tutta la storia cristiana fatta dalla miseria degli uomini. In questo hanno negato la loro miseria umana, evidenziando la superbia del potere che nega la necessità di un’etica pubblica, basata non sul principio protagoreo:” l’uomo misura di tutte le cose………” ma sul patrimonio spirituale  che evidenzia la dignità della Persona. La formula “Europa Più” cammina su una strada tortuosa  i cui impedimenti sono : il nichilismo, il relativismo, la confusione tra progresso e civiltà.  I soloni della filosofia mercantile hanno cancellato, da tempo, il termine civiltà sostituendolo con quello di progresso e imponendolo alle nuove generazioni al posto di civiltà. Noi pensiamo che l’Europa non sia in grado di gestire le mille etiche delle diversità che affollano i crocicchi della nuova storia, anzi essa le combatte mediante la “militarizzazione” delle leggi economiche-finanziarie. Non comprende che la diversità è la  sua vera ricchezza.  Rifiutando questa apertura verso l’altro, si trincera in se stessa  lasciando frantumare la memoria storica in mille rivoli impersonali. Siamo di fronte alla tragica solitudine  spirituale di un’Europa al tramonto.

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Di Iacolare Francesco Saverio
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Sunday 13 may 2012 7 13 /05 /Mag /2012 14:47

L’attuale situazione del paese Italia presenta un deficit operativo che ha reso molto più povera la sua comunità. La ragione non va ricercata, né nella fine della politica, né in quella dei partiti. La colpa è nell’incapacità culturale degli individui che, avendo la logica dello “stomaco”, non si sono mai preoccupati della dimensione culturale del futuro, costruito su basi dell’etica dell’alterità pubblica. L’attuale scomparsa della politica viene da lontano, dopo gli anni 80, quando il degrado della coscienza istituzionale interruppe la volontà di voler costruire un’ Italia con solide basi etiche. La frantumazione del blocco sovietico trascinò con sé la tensione ideologica dell’occidente che, comunque, le loro ideologie, al di là della condivisione o meno, creavano pensiero, attenzione, cultura. I vecchi partiti non avendo più uomini capaci di pensare culturalmente al futuro generazionale, rivolsero la loro attenzione agli interessi di “bottega” facendo crescere al loro interno soggetti corrotti dediti all’illegalità e all’esercizio strumentale del potere. Il parlamento diventò, e continua ad esserlo, luogo di corruzione e di illegalità. Inquisiti, ladri di regime, sono stati e sono coloro che hanno ridotto il sistema Italia allo sfascio totale. L’incapacità di gestire la cosa pubblica è la palese manifestazione della totale ignoranza culturale dei nominati dal regime. La conseguenza del vuoto politico, nel cuore delle istituzioni , ha generato un’implosione di tutte le periferie, in modo particolare le nostre, abitate perennemente da tutte le mafie che spadroneggiano nella totale impunità di un sistema giudiziario demolito, spesso, dall’interno. Un paese nel quale la politica non è stata in grado di porre ascolto  alle  istanze e ai bisogni provenienti dai cittadini onesti, laboriosi, dediti al rispetto delle regole. Oggi il grido disperato di “Giobbe” si leva da ogni angolo dell’Italia attraverso la morte di uomini con grande dignità che vengono suicidati da uno stato assassino, reso tale dagli imbonitori del potere a proprio uso e consumo. Un’Italia resa una semplice “espressione geografica” nel continente europeo. Milioni di italiani onesti si trovano nella condizione estrema ove viene meno la parola e, il linguaggio non è più in grado di esprimere l’esperienza di dolore che viene vissuto nell’attuale condizione di cambiamento esistenziale. Si sente il bisogno di una convocazione culturale che educhi all’etica della responsabilità individuale, una via, questa, sconosciuta ai nostri abitanti del palazzo. La banalizzazione delle responsabilità ha frantumato il mondo delle relazioni e la pedagogia della comunità, lasciando soli, nel loro silenzio doloroso coloro i quali che, per non tradire la loro dignità hanno “preferito” la morte .  Giobbe ebbe dignità e forza perché si rapportava con il silenzio di Dio dal quale scaturiva la speranza di figlio. La nostra epoca ha ucciso il padre, commettendo il reato di parricidio, prendendone il posto  e illudendosi di essere Dio ma, disconoscendo i suoi figli. La cultura dell’alterità deve ripristinare la solidarietà tra gli uomini se si vuole salvare la nostra frammentata umanità. Nel nostro piccolo paesone esprimiamo potenzialità culturali che risultano divise dalla mancanza di dialogo, e, di conseguenza, di relazione. Una relazione che può restituire agli uomini il “grido” di Giobbe con tutta la ricchezza dell’attesa, nella certezza di un tempo migliore. L’amore per l’alterità comunitaria può lenire il tempo del dolore, ripristinando la solidarietà tra gli uomini. Sono anni che invochiamo le istituzioni – sorde a qualsiasi richiamo  – a promuovere un forum di tutte le agenzie culturali presenti sul territorio, scuola,  chiesa,  istituzioni,  associazioni  ecc.. ecc.., così come ha ricordato l’avvocato Giovanni Bottone sullo scorso numero del giornale Abbì Abbè al nostro direttore, Sergio Pacilio. Una convocazione di tutte le energie dei molteplici saperi, compresi quelli delle diverse etnie reperibili sul territorio affinchè, nel nostro microcosmo, si possa arricchire la dimensione culturale dell’ alterità. La presenza femminile, nelle istituzione del paesone, potrebbe iniziare un cammino in tal senso, questo non solo per la diversa sensibilità del mondo di appartenenza, ma proprio perché, come donna, v’è una diversa predisposizione all’alterità e all’ascolto, doti codeste, che difficilmente si possano trovare nel patrimonio genetico dei brontosauri che affollano il palazzo. V’è ancora  circa un anno di agonia fino al prossimo turno elettorale e, il paesone, è sempre più lontano dalla dimensione della civiltà dell’ascolto. V’è una profonda incapacità pedagogica al dialogo , dovuta alla lunga conservazione egoistica di una vita fatta di sentimenti a tempo occasionale. La presenza di Angela Rispo, potrebbe…potrebbe… accendere un lumicino nella lunga notte tenebrosa delle iniziative istituzionali. Come la lunga sofferenza di Giobbe fu premiata dall’attesa, fatta di ascolto, così, noi, Giobbe del terzo millennio dovremmo sapere che in fondo alla sofferenza, v’è la certezza che Dio è in ascolto perenne. Una dimensione esistenziale che va compresa solo con grande  disponibilità alla spogliazione francescana. Lo spirito del forum dovrebbe essere quello della nudità di tutti gli egoismi per meglio comprendere l’uomo nella sua integralità. Temi questi sempre più incomprensibili nell’epoca di relativismo etico; tuttavia, se noi ci mettiamo in ascolto dell’altro, in modo disinteressato, possiamo trovare la via per una convivenza dal volto umano.

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Di Iacolare Francesco Saverio - Pubblicato in : Etica e Morale
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Thursday 26 april 2012 4 26 /04 /Apr /2012 09:39

            

Figlio mio, figlio mio, perché mi hai abbandonato.

E’ questo il grido di dolore che il Padre emana, giorno per giorno, dalla periferia del cuore dell’umanità ove , nonostante tutto, continua ad abitare. Egli vaga negli oscuri luoghi di miseria e squallore morale, nei luoghi di corruzione e di indifferenza,  nei luoghi di consumismo e di grande povertà, nei luoghi ove è stata dichiarata la Sua morte, nei luoghi  di usurai fatti di spregevoli individui affetti dalla peste mafiosa sociale e politica. Nel Suo lungo vagare è arrivato dalle parti del paesone, rimanendo sconvolto nel constatare come terre da paradiso, siano state ridotte a discariche miste tra il sociale, il morale, il politico. Con disperazione si chiede : “ Perché i miei figli hanno sporcato il mio Amore?” Ha cominciato ad interrogare i poveri, i derelitti, gli ammalati, gli ultimi, per cercare di capire le cause di tanti disastri. Questi ,unanimemente, hanno risposto: Padre , la Tua chiesa non ha più profeti, i tuoi sacerdoti ,come ha ribadito il Papa, sono legati al dio mammona e il loro ruolo è quello di “funzionari di Dio” come recita il famoso libro di Eugen Drewerman. La conseguenza è : l’elemosina ha sostituito la Carità e la libertà evangelica viene tacitata dalla coscienza inquieta di hegeliana memoria. La Tua Parola non ha lo stesso significato se viene detta alla tavola di Epulone, noi  non capiamo il vangelo dei ricchi, noi come Te siamo gli ultimi. Molti tuoi sacerdoti siedono da Epulone e pochi sono al fianco di noi ultimi, pertanto  il Vangelo è diventato una sorte di educazione civica. Essi sono affetti da sonnolenza mammonica che li ha resi incapaci di esprimere sia amore ,che sentimenti. Una volta si potevano individuare i colori dell’anima attraverso la speranza dell’attuazione del Concilio Vaticano secondo, speranza uccisa  dalla lunga crisi vocazionale di coloro che dovevano realizzarlo, ma anche dai poteri curiali che hanno creato una chiesa parallela  e più potente di quella di noi ultimi , quella che noi abbiamo sempre  rifiutato. La chiesa degli scandali, della finanza, del potere , una chiesa questa incapace di dialogare con la “Libertà”. A proposito di Libertà, il grande servita,  Davide Maria Turoldo ripeteva spesso nelle sue omelie: “Libertà, ecco il vero nome di Dio “. Un nome terribile, incomprensibile, terrificante per coloro che hanno scambiato da sempre la loro schiavitù, derivante dalla devianza necrofila di mammona,  come unica libertà. Turoldo amava la libertà, come la libertà amava Turoldo, ovvero si lasciava amare da Dio. Vedi Padre , Tu sai bene che questa chiesa non ha mai amato profeti come Turoldo, Balducci, Milani, Mazzolari , Tonino Bello e tanti altri, anzi li ha posti tra i cattivi ma loro erano contenti perché dialogavano con Te, con la parola del Vangelo che questa chiesa non conosce. Per questo molti fratelli hanno sporcato il Tuo Amore perché non è stato loro annunciato con la testimonianza dell’azione di Carità, ma solo con la parola dell’ipocrisia del potere. I nostri profeti continuano ad illuminarci con la luce dei colori dell’animo, noi continuiamo a credere nella libertà perché Tu Sei la libertà. A noi liberi cristiani il potere, con la sua paura, non ci appartiene. Il buon Dio interrogava ancora chiedendo se avesse sbagliato e in che cosa. Uno degli interlocutori, guardandosi intorno e rivolgendosi al Padre gli disse .” Padre l’amore che ci è stato “raccontato” non è l’Amore che Tu hai dato, quelli hanno interpretato il Tuo Amore, noi cerchiamo di vivere il Tuo Amore. Tu non hai sbagliato perché il Tuo non è stato un grande Amore, né un piccolo Amore, solo Amore, senza aggettivi. Gli aggettivi non possano avere cittadinanza nell’Assoluto, questi lo rendono relativo. Non hai sbagliato perché i nostri fratelli infelice hanno inventato gli aggettivi per aggredire l’Assoluto. Ti sei fidato il che non è sbagliare, questi  non sono stati in grado di comprendere, cioè prendere con sé l’affido totale. Tu, non essendo né tempo, né storia, ma, Eterno avevi pensato che noi creature potevamo essere avvolti nel mistero del Tuo Amore Eterno. Nel Tuo essere Padre e Madre, in modo antropomorfico perché diversamente non potevi, hai mostrato la Tua debolezza nel momento in cui ci hai scaraventati nell’universo della “Libertà”, senza fornirci gli “strumenti” per amare ,ma solo con il desiderio di avere, la dimensione del “dare” ci è ancora sconosciuta. Noi creature siamo fatti di tempo e storia, consapevoli della nostra finitudine, quindi dei nostri limiti ,per questo incapaci di amare. Per questo motivo , o libertà, Ti chiediamo di restare nel nostro paesone affinchè, con il Tuo Amore, possano dialogare chiesa e politica insieme a noi popolo di Dio. Purtroppo, la grande povertà morale,  dovuta alla falsa libertà, ha confuso molti nostri fratelli facendoli credere immortali. Essi detengono e amministrano la chiesa allo stesso modo dei mercanti, con la differenza che quelli avevano il pudore di stare fuori dal tempio, questi sono entrati nel Tempio spezzando ogni forma di convivenza fraterna e comunitaria. Il Vangelo fa paura perché è scomodo, di conseguenza manca la libertà intesa come coraggio di testimonianza senza condizioni. Un impegno che  appartiene a tutti, ma che puntualmente ignoriamo. L’uomo è stato creato per continuare la cooperazione alla creazione, ma molti rifiutano la dimensione del Cireneo per contribuire al compimento del sacrificio di Cristo per la salvezza dell’umanità. Il Padre ascoltava questo “ricco”, ultimo della terra,  meravigliandosi di tanta libertà e gli disse :” Ma allora non tutti i miei figli mi hanno abbandonato, tu sei uno dei tanti che credi nella mia Parola”. Questi  rivolgendosi al Padre disse:” vedi Padre, Tu sai bene che nel passato i tuoi rappresentanti ci hanno impedito di leggere la Tua Parola, come nel caso di Papa Giulio III° il quale durante il concilio di Trento, nella IV^ sessione dell’otto aprile del 1546 diceva:”  ……a nessuno venga consentito, né oggi, né in futuro,  la lettura, anche solo frammentaria, del Vangelo”. Questi, per secoli ci hanno raccontato la loro parola , frutto del loro potere, non ci hanno testimoniato la Tua parola, frutto del Tuo amore. Noi siamo gli ultimi perché cerchiamo in Te la libertà, una libertà che non corrisponde al potere della legge degli uomini. Perché siamo ultimi? Noi non accettiamo compromessi così come Tuo figlio, anche  egli ultimo, perseguitato, deriso, offeso e messo in croce. Egli è stato glorificato sul Tabor dimostrando come gli ultimi saranno i primi. Noi abbiamo seguito i colori dell’animo e siamo stati spinti a seguire la loro luce seguendo le tracce del Tuo cammino. Noi ultimi vorremmo chiederti di restare nel nostro paesone perché v’è un mondo virtuale con una moltitudine  di religioni fai date e , un altro, quello politico ove si pratica un potere che esclude gli ultimi. Tu sai bene che il popolo Tuo è molto più avanti di questi due mondi gestiti da un unico potere, cioè quello dell’egoismo. Essi convivono nella totale ipocrisia anche se ogni tanto qualcuno dei tuoi sacerdoti alza la voce, dopo tutto tace. Purtroppo molti fratelli sono stati narcotizzati dal consumismo , dall’ipocrisia, dall’ egoismo, dalla differenza tra la Tua parola parlata e quella testimoniata. Ciò ha provocato l’abitudine di comportamenti religiosi che poco hanno a che fare  con la Parola del Vangelo. La stessa cosa si è verificato nella politica egoistica che ha permesso di arricchire individui che non avranno mai la dimensione di Persona. Per questi motivi, Padre ,resta con noi prima che scenda la notte dell’anima. Fa che tra noi escano dal torpore i tanti cirenei “chiamati” inconsapevolmente  a collaborare nell’opera di compimento del Regno. Forse l’inconsapevolezza del Cireneo che ancora abita in noi ci rende schiavi, noi ti chiediamo di renderci consapevoli e amarti chiamandoti per nome “ L I B E R T A’  “

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Di Iacolare Francesco Saverio - Pubblicato in : Politica
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Monday 9 april 2012 1 09 /04 /Apr /2012 16:02

Abbiamo letto con normalità, senza stupore, che Il sindaco non si ricandiderà. I suoi “fedelissimi” ritengono che dopo di lui vi sarà il “vuoto”. Vorremmo fare qualche modesta considerazione circa questi due momenti. Il primo scontato, il secondo, frutto di servilismo, privo di orizzonti culturali capaci di considerare l’azione politica mirata alla Persona e non all’individuo. Scusate ragazzi, ci vorrebbe qualche secolo per spiegare codesto pensare fuori dalla portata della non logica, intesa come logica del paesone. Gli scenari politici e culturali sono cambiati, il loro eco è arrivato dalle nostre parti al punto da non permettere la ricandidatura dei brontosauri del pensiero unico, né ,illudersi di averne  una romana. Pianese  è stato “schiavo” di “cattivi maestri” dediti alla formazione di una “scuola”  che ha partorito, fin dagli anni ottanta, solo comitati d’affari la cui gestione ha impegnato i promotori ad uccidere la cultura politica ,intesa come servizio, e formare una pseudo cultura ,la cui radice egoistica e individualistica  ha dato luogo ad una rinnovata  “morte di Dio” che si è diffusa nella persona, riducendola in infimo individuo. Il suo frasario, non è un parlare dell’animo, è lontano dalla comprensione di una cultura che sfiora i sentimenti che animano la politica per la persona. I suoi verbi sono sempre rivolti al futuro, mitizzando inconsciamente uno pseudo culto della personalità, privo della persona,  pregno di individualità: ignorando che la individualità non è personalità. La decisione di non ricandidarsi non è una decisione, ma una non decisione  o meglio una costrizione dovuta alla consapevolezza ch’è finito il tempo degli intrallazzi che animavano la politica del ” bastone e la carota”. Oggi la gente chiede il conto  a coloro i quali ha dato mandato con  il proprio  voto. Pianese, dopo un lungo esame di coscienza , forse, non può presentare il bilancio  dell’operato della sua persona, ha pronto però quello dell’individuo e ciò non basta nel nuovo tempo. Oggi il valore elettorale degli individui è ancora legato ad interessi particolari ed egoistici, che grazie a Dio  sta finendo. Il valore politico è inesistente perché in trent’anni non si è mai fatta politica, si è solo gestito l’esistente sotto l’ombrello di un mostruoso potere politico che nulla ha avuto a che fare con il governo della politica. Il fatto stesso che abbia dichiarato che la sua amministrazione non ha mai avuto una crisi è la classica considerazione che , avendo sempre gestito il potere “spartitorio”, e non la bontà di governo  è una prova illuminante  di chi è lontano dal dramma di alcuni, tra cui egli stesso, che hanno vissuto intimamente il conflitto tra il proprio mondo ideale e il mondo reale concreto. Un atto di superbia che allontana sempre di più la persona dall’individuo. Coloro i quali pensano che dopo di lui vi sarà il vuoto sono consapevoli dello loro “nullità”. Povera gente, un’ammissione della morte della speranza  del loro mai poter essere. Un giudizio negativo per se stessi perché non al passo del “sapere “del Pianese. Una mancata speranza di un futuro migliore in quanto la mancata riflessione, circa un proprio patrimonio di idee, li ha resi semplici megafoni che hanno amplificato la voce del padrone. L’esperienza di Pianese non è l’esperienza, ma una delle tante possibili esperienze che hanno contribuito a sporcare un mondo che, nonostante tutto, continua ad avere la missionarietà vocazionale, ove tutti possano essere persone. I cattivi maestri di Pianese hanno contribuito ad emarginare le persone oneste con la loro illegalità, le loro menzogne, la loro ipocrisia. In codesto tragico contesto le “vestali” parlano di “ vuoto” perché ignorano la grande risorsa di giovani dediti al volontariato, preparati professionalmente e che da sempre hanno frequentato la scuola del servizio,  indossando il grembiule dell’umiltà di cui tanto ha predicato “l’apostolo dei poveri”; il vescovo Don Tonino Bello. Noi consideriamo il loro vuoto un felice auspicio affinchè non vengano candidati più individui ma, solo persone che sappiano sposare il mondo ideale con il mondo reale. Non ci meraviglia il fatto che si possa avvertire la “nostalgia” di un passato insignificante privo della più elementare azione politica. La nostalgia potrebbe evidenziare la mancanza di orizzonti altri perché costretti dalla schiavitù del pensiero unico. Forse la nostalgia potrebbe riguardare  il tempo di quanto ci si sedeva intorno ad una tavolo per lunghe notti di discussioni , con i propri cattivi maestri , per elaborare  “ strategie vincenti” contro il “nemico” da fottere. Per anni è stato operato il sacco delle coscienze da un esercito di mercenari al servizio dei potenti, sulla scia di ciò, dopo quattro anni di crisi istituzionale si caccia il giovane  valente Castelluccio, perché non protetto dalla casta dall’opus dei: come nel caso di Delfino, dichiarando ipocritamente che “ gran parte dell’attività programmata è stata realizzata”. Una montagna di menzogne causa di tutte le Babele del mondo. Al suo posto si nomina  Angela Rispo, facendola illudere che la nomina sia stata fatta per i suoi meriti, che certamente ha, ma perché non riconosciuti al tempo opportuno? Povera ragazza, non sarebbe mai stata nominata se la prefettura non avesse “ indicato” di dare spazio ad una donna per “rispettare “ la quota rosa. Che ipocrisia, nominare una persona a fine legislatura, è un atto di grande assenza di civiltà  etica , uno specchietto per le allodole, una cattiva azione che non meritava la brava Angela Rispo. Purtroppo, la sua voglia di fare cultura (che mai farà) l’ha resa  vittima  della vecchia grammatica dell’impolitica del paesone che, da sempre,   viene poterizzata  squallidamente da un sistema che sta per morire, per fare spazio alla speranza come leva di cambiamento condiviso . La Rispo presto si renderà conto che la sua volontà di fare cultura sarà ostacolata dall’ignoranza porcile di coloro i quali detengono il potere come “cosa nostra”, un potere privatistico ove nessuno può entrare, perché gli altri ” non devono pensare”. Abbiamo  svolto l’attività di docente sempre con l’umiltà dell’ascolto, dando ai giovani tutti gli orizzonti possibili, specialmente quello Politico abitato da Persone che svolgono un servizio con amore. Ci rifiutiamo di credere che la Rispo, diventando dirigente, abbia vestito l’abito “aziendalista “ cadendo nella trappola di tutti i nominati, cioè quello di eseguire gli ordini del nominante. Il nostro vocabolario è troppo logorato, non vi sono più parole per indignarci. Il male presente nella società sembra superare la capacità lessicale per poterlo rappresentare. Non bisogna arrendersi al male, significherebbe perdere la forza di ribellarsi e impegnarsi nel costruire un sistema di convivenza e di comunione più giusto e solidale. Qualcuno ha pensato che Pianese abbia avuto un moto di generosità nella nomina della Rispo. Il grande esistenzialista francese, Albert Camus, nella superba opera :“ L’uomo in rivolta” diceva: “ La vera generosità è donare tutto nel presente”. Pianese ha sempre ignorato il presente ,oscurando il futuro. Oggi siamo alla fine del tempo delle “democrature” ove era permesso ai sindaci di “privatizzare” le maggioranze , e a volte tutto il consiglio, con degli squallidi ricatti fatti di elemosine, o di consapevole spartizioni di potere, questo perché non si è mai riflettuto che essere  solamente individuo cancella l’essere Persona. Il sindaco sa bene che non sarà candidato da nessuna parte, noi, come già in una riflessione precedente, gli auguriamo di candidarsi alla dimensione verticale della sua esistenza mediante un percorso spirituale lontano dall’individualità egoistica. In questa difficile matànoia non potrà chiedere aiuto a nessuno, noi crediamo che abbia la possibilità di farlo perché è da tempo che cerca di “liberarsi” di questo tempo che non gli appartiene ma che si è trovato, fin dalla notte dei tempi, forzatamente per caso a farlo suo. Noi abbiamo sempre considerato Pianese una persona che evita l’orizzontalità dell’individuo. Oggi che molti ostacoli sono stati rimossi dallo scorrere degli eventi può trovare la via maestra che lo accompagna in un nuovo percorso esistenziale. La  lealtà di dire le cose con coraggio ci deriva dalla nostra libertà , in modo particolare dalla consapevolezza della  misera provvisorietà dell’esistenza. Contrariamente ad altri che ne fanno un politico, per interessati rapporti, e continuano a ritenerlo vestito a festa , noi diciamo con onestà e sincerità che “Il re è nudo”. Nel chiuso della sua coscienza egli è consapevole di tutto, in modo particolare del fatto che il  nostro dire, nella sincerità, ha  un messaggio catartico. Che possa l’esodo pasquale liberarti dalla schiavitù del “faraone”, indicandoti all’orizzonte la terra promessa ove  piantare la “ tenda “ dell’amore comunitario.

                                              Francescosaverioiaco@libero.it

                                                     

                         

   

Di Iacolare Francesco Saverio
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Monday 9 april 2012 1 09 /04 /Apr /2012 15:56

La struttura dell’opera si articola in tre momenti. L’aspetto umano e il dramma della morte. L’aspetto economico, cioè  la grande ricchezza sottratta allo stato, e la connivenza tra mafia e istituzioni. L’opera si è fatta leggere in modo scorrevole e coinvolgente, in essa v’è una tensione che ti impedisce di fermarti, dovuta questa ai fatti, agli episodi intrecciati in maniera tale da sembrare un giallo. La lettura del romanzo di Alessandra mi ha lasciato molto pensoso, non tanto per lo svolgersi di una  storia di malaffare descritta  con cura , quanto per la involontaria e tragica fine del personaggio. L’intreccio delle situazioni,  la fine del protagonista, mi hanno indotto a considerare l’aspetto spirituale, di cui si sente tanto bisogno ma che  gli eventi del nostro tempo lo pongono negletto. E’ vero che queste storie, nel loro accadimento, hanno quasi sempre una tragica fine, tuttavia, vista la giovane età di Alessandra, dalla sua  storia romanzata  ci si poteva  aspettare  una dimensione di ottimismo e non una conclusione così violenta, da ciò il mio essere pensoso circa l’idea che Il bene non è solamente l’opposto del male, ma è esperienza positiva del male dal quale viene il bene. Il male bisogna esperirlo, senza questa conoscenza non potremmo mai operare il bene.  Sappiamo che    vi sono delle occasioni nell’esistenza umana  che vanno oltre la normalità per cercare altro , pur non avendo impegni,  in questa ricerca, il personaggio di Alessandra  vede la sua vita sovvertita dalla ricchezza non legata al lavoro. Il romanzo  ci racconta  la parabola dell’esistenza di un uomo  che per lungo tempo  non ha dato senso alla sua vita, pur avendo coltivato un grande bagaglio di cultura contadina, che va dalla lettura degli agenti atmosferici, alla cura delle piante,  all’amore per la loro guarigione. Una sensibilità non apprezzata  ma considerata una sorte di eredità lasciatagli dal padre, il tutto racchiuso in un patrimonio etico atavico,  che,   non è servito come difesa contro l’unica occasione negativa nel suo percorso esistenziale. Un percorso durante il quale al contadino è mancato il conforto di una riflessione escatologica della fede, la sua è stata una credenza in una religione orizzontale, dal sapore  paganeggiante, , certamente però non era né uomo di fede , né di vangelo. La sua esistenza si perde nella mancata continuazione di una dimensione affettiva, lasciandosi fagocitare dall’altrui volontà. Tuttavia, quest’uomo, ha in sé delle risorse morali asettiche in quanto non si era mai misurato con se stesso, cercando di dare un senso condiviso alla sua esistenza. Purtroppo, in un famoso pomeriggio di un  settembre senza tempo, la cui cattiveria continua nel nostro tempo un individuo, che nulla ha della persona, (l’individuo attiene più alla contingenza che alla spiritualità) riduce il povero contadino ad essere anche egli  individuo che, comunque, conserva, inconsapevolmente, il suo essere persona.    Il contadino ritrova in quelle risorse morali “nascoste”,  di cui si diceva prima, una cultura verticale, ma  non ha la coscienza di questa ricchezza, infatti, questa verrà fuori quando sarà un uomo ricco e disperato. Una ricchezza che comincia ad essere un tragico peso per la sua coscienza, tanto che vorrebbe disfarsene pur di riavere la vita di prima. Una coscienza che gli era stata rubata  quando il geometra, durante una trattativa, notando la sua incertezza aveva detto che gli amici con cui trattava gli affari non erano camorristi, ma persone perbene . L’individuo alzò il prezzo e il povero contadino si convinse che tutti erano perbene, forse anche onesti. I’ uomo pensava  di riscattare una vita di sacrifici e di lavoro convincendosi che stava nel giusto, provvedendo al bene della famiglia. Il povero disgraziato non conosceva la differenza tra l’utile e il bene, mettendo in atto il principio protagoreo, “ L’uomo misura di tutte le cose………..” Non arriverà mai a questo tipo di riflessione, purtroppo lui viveva di riflesso, circondato da individui senza scrupoli, forti psicologicamente con i deboli, lui era un debole. Aveva  accettato enorme ricchezze cedendo i suoi terreni che, da fonte  di salute e lavoro, vengono trasformati in pattumiera di morte, l’inquinamento sarà causa della scomparsa di Francesca. Comincia a rendersi conto di essere stato usato, in modo particolare nel tentativo di far curare la nipotina. Il contadino rievocava nella sua mente le lunghe ore trascorse dal balcone della sua camera ,con il binocolo, per osservare la bambina mentre cresceva felice. L’affronto della sorella Maria, è una drammatica accusa a tutti gli inquinatori assassini, lui  era uno di questi. Qui una prima riflessione porta a considerare che  il messaggio che si coglie non è quello di un  giudice che condanna, perchè  non andrà mai davanti ad esso, solo la sorella condanna, né quello della ipocrita società buonista che assolve. Il messaggio, purtroppo, è quello  di  una falsa società malata che continua la mattanza di Caino.  Il suo divenire tragico vive la dimensione di colui che ha già realizzato il proprio suicidio morale. Questa consapevolezza lo pone di fronte alla saggia decisione della denuncia della sua inutile vita, cercando di rivolgersi alla giustizia per riparare al male commesso. “Io devo pagare un debito” dirà alla persona che gli sta di fronte, in una convinzione sacrificale, senza riserve, credendo di lavare  la  morte della nipote dirà : “ La mia fine, la mia morte è il migliore epilogo di questa brutta storia”.  Affermazione che si trova alla fine  del romanzo. Non si trovava davanti ad un uomo di giustizia, come lui credeva, ma ad un volgare individuo della perversione. Qui è necessaria una sospensione di giudizio, ovvero una messa in epochè. Questo mi rimanda alla dimensione della catarsi quale momento di purificazione. La cultura verticale , si evince in questa  tragica bella storia allorchè   il contadino viene rapito dallo struggente amore per la piccola Francesca vestita di sapienza quando dava coraggio alla madre dicendole di non soffrire per lei. Questa sapienza di Francesca ha scavato in lui la riserva di morale, come ripensamento della sua esistenza fino al sacrificio di sé. Qui mi sovviene una seconda riflessione, cioè come non poter fare l’ipotesi che la religiosità paganeggiante del contadino, a dimensione orizzontale, avendo rivolto lo sguardo verso il cielo non abbia trovato quella pace agognata visto che si era liberato dalla paura e che abbia incontrato la fede?  Paradossalmente, la sofferenza e la morte di Francesca rappresentano una nemesi storica che purifica una esistenza di peccati nel nome dell’amore dello zio per la nipote. Come non pensare alla sofferenza di Lucia, nella famosa notte dell’Innominato, quando gli si rivolge dicendo:”Dio perdona tante cose per un’opera di misericordia”. La sofferenza di Lucia fu un lavacro miracoloso per l’innominato, una nemesi purificatrice dovuta alla sofferenza di un innocente, così la sofferenza di Francesca è stata lavacro per lo zio peccatore Questa considerazione la derivo dall’esistenza del patrimonio spirituale della chiesa formato dalla sofferenza e dalle morti degli innocenti di tutti i tempi. Da questo immenso patrimonio attingono i peccatori pentiti per ottenere la Grazia per la loro salvezza. In virtù di tale considerazione, le sofferenze e le morti  degli innocenti riscattano l’uomo pentito dal peccato, pertanto mai nessuna sofferenza deve essere considerata inutile.  Il romanzo ci espone una denuncia  esplicita, onesta, forse avrebbe meritato un epilogo di speranza profetica nel senso che il contadino, tornando indietro,  non avrebbe trovato  la conclusione del suo esserci sul selciato, dopo che il tentativo di salutare la Madonna era fallito avendo trovato il portone della chiesa chiuso. Mi chiedo: se quel portone fosse stato aperto e lui avrebbe salutato la Madonna, come era sua intenzione, quale sarebbe stato l’epilogo della storia?   Molto probabilmente il contadino avrebbe subito una metamorfosi di maturità e sarebbe stato più testimone da vivo che disprezzato da morto.   Credo che anche questo possa considerarsi profezia , cioè la capacità non di guardare presbitamente lontano, ma testimoniare con la forza dello spirito il tempo presente modificandolo per il bene altrui. Il mio auspicio per te Alessandra e che tu possa continuare  e coltivare, con la testimonianza, il coraggio e l’onestà che hai mostrato in “Francesca e gli altri”

                                        Francesco Saverio Iacolare                                  

                            

Di Iacolare Francesco Saverio
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