Noi, ovvero Giobbe.

Pubblicato il da Iacolare Francesco Saverio

Gli sconfinati percorsi attraverso i sentieri della sofferenza ci hanno condotto, dopo anni di “ascolto”,alla riflessione di prenderla per mano e continuare insieme il cammino. Un cammino durante il quale ci siamo interrogati circa la presenza di Dio e, i mille modi di manifestarsi. Nei momenti di grande abbandono abbiamo ipotizzato che la sofferenza sposata alla riflessione può condurci ad una crescita spirituale attraverso la quale meglio “comprendere” le manifestazioni di Dio. Giobbe crede in Dio, Dio amorevole, giusto, affidabile .Come è possibile che possa smentire Se stesso manifestandosi attraverso la sofferenza che rappresenta la negazione dell’ Amore? Un tempo la benedizione di Dio si manifestò attraverso il dono della ricchezza del mondo materiale facendone uno degli uomini più ricchi del tempo, oggi si manifesta attraverso la sofferenza. Vogliono essere questi due modi di amare e, quindi, di manifestarsi diversi? E’ questa la prova di un Dio inedito? sconosciuto? Ma tutto ciò potrebbe essere valido se la sofferenza fosse offerta da Dio, ma Dio non dà la sofferenza, né tanto meno essa può spiegarsi . Qui torna il dettato biblico :”le mie vie non sono le vostre vie, i miei

pensieri non sono i vostri pensieri”. Questo insegna ,a noi mortali, che le nostre preghiere non hanno alcuna pretesa di diritti di fronte a Dio. Giobbe abusava della sua innocenza per imporre a Dio di manifestarsi in modo diverso, cioè secondo i propri desideri. Egli avrebbe voluto un Dio proiettato nella razionalità filosofica, questo non sarebbe stato un Dio libero,ma, condizionato nella Sua libertà. Egli sarà così forte da comprendere che l’Amore del Padre è presente anche nella sofferenza .Ciò è stato compreso da Giobbe dopo che ha purificato la sua fede lungo il cammino sugli spinosi sentieri della sofferenza. Ma è possibile avere fede nella sofferenza? Anche il figlio ha avuto il dubbio,circa la Sua fede, quando ha detto, dopo il cammino che lo ha condotto sulla croce,: “ DIO mio , Dio mio perché mi hai abbandonato. Questo momento drammatico è stato vissuto, precedentemente, da Giobbe nella complessità del suo dolore innocente che ha anticipato il dolore di Cristo che è assurto a momento catartico dei peccati, passati, presenti e futuri. Per provare la sua fede, Dio permette che Giobbe venga provato da Satana il quale ritiene che finché tutto gli vada bene conservi la sua fede. Quando tutto gli sarà tolto, averi, figli, salute, egli dirà sempre: “ Il Signore ha dato ,il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore “. A Sua moglie che lo accusava di rimanere fermo nella sua integrità davanti alla miseria e alle sofferenze egli rispondeva “Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremmo accettare il male?” Noi ci chiediamo perplessi: E’ possibile che Dio possa dispensare il male?.In un breve saggio di Hans Jonas del 1987- Il concetto di Dio dopo Auschwitz- ipotizza la necessità di cambiare il concetto di Dio ,ma per cambiare “concetto” bisogna conoscere Dio, questo nostro limite ci impedisce di formulare un “dopo”. Jonas prospetta la possibilità di “ un’incarnazione perfetta di quello che Giobbe subisce e il fallimento di quello che ostenta fieramente e senza nessun momento di cedimento, anteponendo la fede in Dio innanzi tutto. Potremmo ipotizzare una fede “zoppa” dovuta alla concessione del libero arbitrio? Un libero arbitrio dovuto dall’amore di Dio alle Sue creature che ,forse, ha impedito il Suo intervento nella storia degli uomini? Un libero arbitrio che ha depotenziato la Sua l’onnipotenza ,sempre per amore, ferendola nei momenti di sofferenza dei mille olocausti provocati dall’uomo? Chissà se Dio si è posto il problema educativo nell’atto della creazione dell’uomo non donandogli la capacità di comprendere il libero arbitrio e la capacità di elaborarlo. Certo è che il silenzio di Dio, di fronte alla sofferenza è al male, rende la nostra vita più drammatica della caducità derivante dal nostro essere “Polvere”? Davide Maria Turoldo nell’intenso saggio “Il dramma è Dio” si pone una domanda inquietante “O Signore, possibile che il progetto era sbagliato”? Dio dona una giustificazione al libero arbitrio e al Suo mancato intervento nella storia in genesi 8-21, quando si legge “ Io non maledirò più la terra a causa dell’uomo,poiché i pensieri del cuore umano sono malvagi fin dalla fanciullezza; non colpirò più ogni cosa vivente come ho fatto”. La “trasgressione” di Eva può rappresentare la mancata educazione nel rapporto con l’alterità? Dobbiamo pensare che Dio, nella Sua onnipotenza, o è privo di bontà, o totalmente incomprensibile? Purtroppo dobbiamo ammettere che il libero arbitrio è il padrone della storia che tiene l’uomo prigioniero della sofferenza. Questa breve riflessione non va minimamente a pereclitare la mia fede offesa da tanti dubbi come quelli espressi in queste poche pagine. Quando non ero provato dalla sofferenza non davo senso alla vita. Oggi, essendo “amico” della sofferenza mi lascio guidare dalla Sua saggezza per essere degno figlio del Padre. Abbiamo cercato di fermare il nostro povero “Balbettio”, assegnatoci da Jonas, dalla nostra fatica intellettuale, non essendo capace di fare altrettanto con il silenzio misterioso di Dio. Noi pensiamo che il dubbio e’ crescita, oltre che razionale, spirituale. Il silenzio è monito,accettazione senza condizione, un provare la nostra fede? Dio è stato muto davanti alla trucidazione del figlio. Perché? Non vi sarà mai risposta razionale di fronte ad una sofferenza irrazionale. Oggi il silenzio di Dio ci angoscia, domani,alla Risurrezione, il silenzio di Dio sarà musica divina per la nostra anima.

francesco saverio iacolare

 

 

 

 

 

 

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