“Effetto Bergoglio”
La lettura del libro,” Effetto Bergoglio” curato da Antonio Iodice, ci offre la possibilità di riflettere su argomenti e scelte che attengono la vita di un uomo la cui semplice complessità sta rivoluzionando un “già dato ma non ancora”. Questo è pregno di aspettative che sono passate dalla speranza di un futuro prossimo, alla concretezza del presente. Credo che questa volta vi sia stato veramente la guida dello Spirito Santo, non solo nella nomina al soglio pontificio ma, in modo particolare, nella scelta del nome Francesco; per questa scelta ci siamo chiesti: vuole essere una protesta? Una denuncia? Una protesta per una storia da sempre censurata, come ci racconta Davide Maria Turoldo in un suo lavoro per la televisione dal titolo ” Chi Sei”? che non fu mai mandato in onda perché disturbava il potere curiale. Una denuncia che parte da lontano e cioè dal “fumo di satana” in vaticano di cui menzionava Papa Montini, alla “sporcizia nella chiesa” denunciata da Benedetto XVI. Ritornando allo intervento dello Spirito Santo, e parafrasando il compianto , Don Tonino Bello, Vescovo di Molfetta direi che Questi ci ha donato un Papa con il “grembiule” al quale gli eventi gli affidano la gravosa eredità delle riforme del concilio dimenticato o peggio tradito. Alcuni cardinali di buona volontà dissero “hanno tagliato molti fiori ma non hanno ucciso la primavera.” Una primavera che sembra rinascere attraverso la prassi di Papa Francesco di interpretare la storia in chiave teologica. Una nota di cui Massimo Cacciari dice “ E’ l’unico modo per comprendere il nostro tempo”. Fare dell’antropologia una teologia. Solo passando attraverso l’uomo si giunge a Dio, una verità testimoniata da Cristo quando dice “ Io sono la via, la verità e la vita”. La Sua Teologia non è quella che presume di parlarci di Dio senza averlo mai visto, come ci dice San Paolo ma, Egli si pone in ascolto delle sofferenze del proprio fratello cercando di recuperare i tanti cristiani anonimi di cui parlava Karl Rahner, quelli che sono stati costretti ad uscire dalla chiesa del popolo di Dio perché, da sempre, il potere temporale lo ha manomesso a proprio uso e consumo. Una teologia, quella occidentale, che ha sempre avuto l’egemonia della dominazione, quella che ha sempre ignorato la teologia al femminile volendola escludere dal divenire del processo culturale, un processo inscindibile dall’essere maschio e femmina come unica ricchezza; diversamente, la teologia dei poveri o della liberazione, nel momento in cui ha rotto la presunzione dell’ assoluto teologico occidentale, la Fede è stata liberata dall’ipocrisia dell’apparire perché finalmente Cristo e riuscito a creare dei varchi nelle spesse mura vaticane. Oggi, ci troviamo Papa Francesco che, dopo varie peripezie, ha sposato il programma di Medellin, il luogo della rivoluzionaria assemblea latino-americana del 1968 dove fu individuato il nome del peccato, esso si chiama “dipendenza”, una condizione di vita individuale e collettiva dove non sei tu che pensi, ma altri pensano, decidono, progettano. Il programma è quello di “una chiesa povera, missionaria, pasquale, sganciata da ogni potere temporale.” Un programma che indica poca teologia e molta liberazione, un programma le cui premesse possano diventare Vangelo. Una fede quella di Gutierréz, i fratelli Boff, Elder Camara e il martire Oscar Romero, ucciso durante la celebrazione eucaristica, che oggi trova il riconoscimento ufficiale dopo anni di incomprensioni e sofferenze. Il pluralismo dell’universo teologico trova la sua ragion d’essere nella moltitudine delle mille alterità e nella necessità di un più vero dialogo religioso che sappia riconoscere in tutti gli uomini l’Uomo creato da Dio a Sua immagine e somiglianza, così come ha sempre auspicato il grande teorico del pluralismo religioso delle alterità l’indo-ispano, Raimon Panikkar, unico sacerdote nella storia della chiesa sposatosi con il permesso speciale della congregazione del clero e questo fa del celibato un atto molto opinabile. Diversamente si presenta la lettura dell’ordinazione sacerdotale nella notte del 28 12 del 1970, quando il vescovo Felix Maria Davidek ordinava sacerdote la giovane Ludmila Javorova. Purtroppo nel 1996 il vaticano “l’ha interdetta dal suo ufficio”. La lettura e che il sacerdozio non è un ufficio ma una missione, e il sacramento del sacerdozio è eterno e non può essere interrotto da nessuna decisione vaticana. Speriamo che Papa Francesco possa riparare a questo grave infortunio esercitato dal potere maschilista. Il riconoscimento di Papa Francesco della Teologia della liberazione è un grande atto di umiltà e di accettazione della volontà di uomini che all’epoca della loro testimonianza sembrava una follia. Non a caso la follia di Francesco era stata sposata da Boff quando lasciò il sacerdozio dicendo: “Lascio il sacerdozio e l’ordine francescano ma non mi allontano dal tenero e fraterno sogno di Francesco D’Assisi. Sulla stessa scia di protesta usciva dalla chiesa il compianto teologo tedesco, E. Drewerman, che vedeva in essa non più uomini di Fede ma, “funzionari di Dio”, come recita il titolo di un suo famoso libro. Non dimenticando il nostro Giovanni Franzoni. Le decisioni dei tantissimi Boff , Drewerman, Franzoni,del vescovo francese Jacques Gaillot, condannato a Partenia, una diocesi inesistente perchè abolita nel medioevo e che si trovava nel deserto della Mauritania algerina. Queste decisioni dovute alle sofferenze per amore del vangelo tradito fanno riflettere circa il modo di evangelizzare di Papa Francesco che esprime più l’esigenza di stare vicino agli indigeni della Marranea, o Fossa dei porci -una tragica enclave di città del Messico- ove centomila persone vivono nella sporcizia- o una delle tante Korokocho del mondo- o delle bidonville di cui ci parla Joseph Bouchaud, già superiore dell’Istituto dei Figli di Maria a Parigi, che dopo aver rinunciato a tutti i suoi privilegi andò missionario in Messico quando si rese conto della sordità al richiamo dell’evangelizzazione di coloro i quali sedevano alla tavola di Epulone. La grande esperienza di Papa Francesco, di evangelizzare i quartieri poveri argentini gli hanno donato una sensibilità che sposa l’ amore incondizionato per l’alterità. Proprio nel contesto di questa dimensione che, Papa Francesco, sta dando concretezza alla profezia del cardinale, Ildefonso Schuster, circa la partecipazione dei laici alla vita della chiesa trovando in molti la testimonianza del vangelo e non l’interpretazione di esso, infatti Cristo non ha bisogno di interpreti ma, unicamente, di testimoni. Noi notiamo che nella continua evoluzione evangelizzatrice del magistero della chiesa si sta verificando, da tempo, la profezia di Giovanni Paolo II quando nel 94 scriveva in “Varcare le soglie della speranza” “Aspettiamo che i nostri fratelli, di altre aree geografiche, ci vengano ad evangelizzare”. Oggi abbiamo il privilegio di avere un Papa che, estraniandosi dalla cultura romanocentrica sta ponendo in essere il Cristo inedito che riflette l’uomo inedito, di Balducciana memoria. L’incomprensione nei confronti della teologia della liberazione, dopo la condanna del 6 agosto 1984, nell’istruzione del cardinale Ratzinger, e la successiva semismentita del 22 marzo 1986, Giovanni Paolo II in una famosa lettera ai vescovi del Brasile del 9 aprile 86 scriveva: ” la teologia della liberazione non è solo opportuna ma utile e necessaria”. Certo che la riflessione biblica di 28 anni , per il riconoscimento della teologia della liberazione da parte di Papa Francesco, dal 1986 al 2014 sta ad indicare il continuo conflitto tra la chiesa curiale e quella del popolo di Dio, un conflitto che nasceva dall’accusa che la tdl era vicino all’organizzazione terroristica di origine marxista –maoista Sendero Luminoso. Una delle vittime illustre,dell’ignoranza circa la tdl fu il il grande Vescovo di Recife, Elder Camara, il quale diceva spesso : “quando riesco a far mangiare i poveri, mi chiamano santo, diversamente quando chiedo ai potenti del mondo : ”perché i poveri non hanno cibo, mi chiamano comunista”. Lo scimmiottare di Marx circa il comunismo platonico, e quello cristiano ha creato grande confusione culturale nello scopiazzare il Vangelo, ridotto a cattiva sociologia. In questo contesto, il popolo di Dio sa che sono finite da tempo le avversioni tra il chierico dotto e il laico ignorante, causa di colonizzazione della Fede. Il buon Papa Francesco, con grande coraggio ed umiltà, ha intrapreso la via della chiarezza e non del nascondimento. Tra poco, quando si vedranno i frutti delle semine di Papa Francesco, i credenti e non credenti saranno contenti di avere un Uomo Papa e non un Papa uomo. L’ effetto Bergoglio risulta essere importante per la mobilitazione di un percorso nuovo che milioni di uomini stanno compiendo di fronte ad un cambiamento che, potrebbe sembrare scioccante per coloro che sono stati ai margini del Vangelo ma, che risulta essere naturale per tutti quelli che vivono la parola di Dio nel silenzio e nella testimonianza. Papa Francesco ha sottratto dalla prigionia romanocentrica la eternità di Dio quando al ritorno dal Brasile ha detto ai giornalisti, circa l’universalità di Dio:” Dio non è cattolico”. Infatti come può Dio eterno essere fermato nel tempo e privatizzato? Semplici riflessioni che per secoli hanno creato il terrore nelle anime semplici. Dio, essendo amore, ha creato l’uomo per amore non per dottrine. Sono convinto che il mistero cristiano è ancora tutto da scoprire come ci suggeriscono Bellet, Molari e Cacciari in un famoso saggio “Il cristianesimo sta morendo”. La testimonianza di Papa Francesco sembra stia demolendo questa visione pessimistica apportando un’azione liberatrice dentro un neo umanesimo cristiano depurato dalla curialità di un potere che fino a ieri sembrava uccidere la speranza di un Cristo liberatore. Oggi, quel “Già dato ma non ancora” è molto,molto più vicino
Francesco saverio iacolare