Un incontro per alzare lo sguardo.
Giugliano ha vissuto una serata fatta di cultura “altra”
mai proposta nella nostra città.
Venerdì 20 maggio 2011
presso la sala conferenza della “Pro-loco” di Giugliano in Campania, si è
svolto un incontro culturale altamente qualificato, su un
tema mai proposto alla riflessione nella nostra città: “L’Uno negato: il
ritorno all’Altro per un’etica planetaria”.
In tempo di crisi, in cui
spesso si rincorrono doverosamente le emergenze, alzare lo sguardo aiuta a non
smarrire la speranza e la meta di un cammino comunitario che siamo chiamati a
percorrere come cittadini del mondo e uomini
appartenenti alla storia.
La riflessione proposta
magistralmente dal prof. Francesco Saverio Iacolare, ha suggerito una strada
all’uomo contemporaneo per ricollocarsi nello spazio e nel tempo recuperando la
sua vocazione originale. Essa consiste nel tentare, mediante il riconoscimento
dell’altro, di ricostruire la comunione di vita con il creatore ed il creato
spezzata nel momento in cui il primo uomo Adamo (maschio e femmina) ha negato
l’Uno, secondo la simbologia biblica, nel Giardino in Eden ad Oriente (Gn 2,8).
In questo intervento nuovo
nel suo genere e nella sua grammatica, Francesco, attraverso l’intreccio di riflessioni filosofiche e
teologiche, ha offerto agli ascoltatori, non tanto soluzioni a problemi, quanto
piuttosto un’apertura mentale che aiuta a leggersi nella vita, mediante la
riscoperta della propria vita come dono.
L’uomo, infatti, accanto al
pane quotidiano — che va garantito a tutti, come diritto pari a
quello della vita — necessita di ragioni e di senso che lo aiutano ad
intessere quel filo che fa unità delle varie e frammentate esperienze che il
quotidiano presenta. La riflessione ha tentato di contribuire a recuperare il
significato del lungo peregrinare dell’uomo nella vita.
L’incontro si è articolato
in diversi momenti. Nella parte introduttiva il
sacerdote Bartolo Puca ha presentato il prof.
Francesco e i temi che avrebbe trattato. Il prof. Iacolare ha, poi, esposto con professionalità e profondità la sua
riflessione, ed infine i presenti hanno avuto un considerevole spazio per
osservazioni e domande a cui il professore ed il sacerdote hanno risposto con
chiarezza e competenza. Il tutto si è svolto in un clima di franco e sereno
dialogo tra persone unite dal solo interesse di camminare insieme verso la
verità, non posseduta da alcuno in quanto essa ha i tratti del dono.
Entrando nello specifico
degli interventi, il sacerdote ha presentato innanzi tutto la persona in cui le
riflessioni sono diventate parola, ovvero il percorso di vita e professionale
del prof. Iacolare. Inoltre egli ha sottolineato,
accanto alla ben nota competenza di Francesco, filosofo e ricercatore, il suo percorso
umano e religioso che ha accolto la sfida della
vita come risposta all’appello dell’altro (Dio) che ci ha chiamato
all’esistenza.
Tale cammino, ha continuato,
padre Bartolo, ha fatto e continua a fare di Francesco un ricercatore
tormentato della verità, che per i credenti non è un’idea o una formula, ma una
persona (Gesù), Dio fatto carne per diventare seme di vita per l’umanità. Il
filosofo Francesco, per il sacerdote, è un
autentico credente, non un bigotto trincerato dietro le formule e le apparenze,
ma un uomo che
cammina fianco a fianco al suo prossimo alla
ricerca della verità che è Gesù.
Toccando la profondità della
conoscenza di Francesco, il sacerdote ha poi sottolineato come il bagaglio di
fede e di riflessione di quest’uomo sia stato visitato dall’esperienza della
sofferenza, e come proprio questa abbia reso nel tempo le sue indagini sempre
più vicine all’uomo di oggi, che sebbene distratto da mille bisogni,
continuamente sopiti dalle cose, rimane un cercatore di senso.
Con tale premessa padre
Bartolo è passato a presentare i temi centrali della riflessione del prof.
Francesco circa la sua proposta di un’etica planetaria. In particolare egli ha
evidenziato l’abilità del filosofo, nella sua
riflessione, a ricollocare la ricerca di senso dell’uomo all’origine della
creazione. Infatti, nel momento in cui l’uomo esce dal giardino (Gn 3,23) il
dialogo di comunione originale tra il creatore (Dio) e la sua creatura (uomo)
prende consistenza drammatica.
Per il sacerdote la domanda di sempre: “Perché sono qui?”, aiutata dalle
considerazioni del filosofo, si fa impellente e spinge l’uomo a porsi di fronte
alla sua vocazione nella situazione contemporanea. Nel contesto odierno
globalizzato e segnato dall’11 settembre, in cui con forza l’altro ci ha
ricordato in maniera tragica il suo diritto ad esserci al pari di tutti gli
altri, l’uomo occidentale è chiamato a ricollocarsi nel
mondo senza la pretesa, che per secoli lo ha accompagnato, di sentirsi il
centro dell’universo sia dal punto di vista scientifico, sia culturale, sia
religioso. Egli piuttosto è chiamato a riscoprire la sua vocazione originale di
riconoscere l’Altro da cui lui ha origine attraverso l’accoglienza delle
alterità che si affacciano nella sua vita quotidiana.
Il percorso che sta dinnanzi
all’uomo, ha sottolineato il sacerdote, riprendendo le riflessioni del
filosofo, diventa in questo senso un tentativo di comunione tra le varie
“etiche”, concepite come strade umane verso l’Uno da cui tutto ha origine.
L’etica allora diventa planetaria poiché nasce non
dal limite che condiziona l’uomo, ma da Dio stesso da cui l’uomo
e l’universo intero hanno origine. Il cammino dell’uomo allora diventa un
cammino di comunione verso il giardino perduto, in cui nella notte dei tempi fu
negato l’Altro da sé, il Sommo Bene filosofico.
Tale “Sommo Bene”, Dio per
l’esperienza di fede, nella rivelazione biblica, mostra i tratti della
paternità e maternità, e che, con la tenerezza e la premura tipici di un padre
e di una madre, continuamente rivolge il suo
appello all’uomo affinché ritorni alla comunione.
La prospettiva quotidiana
dell’uomo, ha concluso padre Bartolo, anticipando il discorso del filosofo, è
dunque quella di accogliere la sfida della vita come cammino di comunione, che
attraverso il riconoscimento dell’alterità, e non la sua negazione, si avvicina a quel giardino regalato da
Dio all’uomo all’alba dei tempi. L’uomo di cui si parla rappresenta il genere
umano in quanto tale, senza distinzione di razza, cultura o religione.
Dopo l’introduzione ha preso
la parola il professore approfondendo i temi accennati dal sacerdote, mediante
una riflessione articolata e profonda, ma allo stesso tempo chiara e
comprensibile, ai presenti. Così, con il suo stile, Francesco ha fatto gustare
la bellezza di riscoprire la vita come dono dato e come cammino di ricerca che
diventa sempre più autentica nella misura in cui accoglie l’altro e si fa
capace di ascoltarlo. Infine nel dibattito si sono confrontati i diversi punti
di vista dei presenti, in uno stile dialogico,
sempre rispettoso e mai aggressivo.
Esercizio questo che ci
piace sottolineare, perché da ogni parte si avverte l’esigenza di un confronto
sereno e franco, sulle questioni cruciali della vita. Esigenza, questa, spesso
frustrata dalla violenza verbale con cui i pretenziosi sedicenti “possessori
della verità” presentano le loro soluzioni tempestive ad ogni domanda, fermo
restando poi la delusione di rendersi conto che queste sono solo parole.
Ci auguriamo che iniziative
come queste possano ripetersi, nel tentativo di
camminare con i piedi ben piantati in terra, ma
con gli occhi ed il cuore elevati al cielo per trovare la forza e la speranza
necessarie per camminare tutti insieme uniti dalla passione e dalla pratica
dell’amore per l’umanità.