Il paesone verso una nuova coscienza etica?
La difficile transizione del paesone, da luogo politicamente camorristico, a luogo di responsabilità è possibile. Lo scioglimento del consiglio comunale ha versato vergogna su un territorio, la cui generosità degli abitanti ha sopportato per anni la mostruosità e l’incapacità di una mancanza etico-logica di individui dediti alla perdizione che , hanno fatto della loro esistenza un luogo perenne di menzogna, predicandolo per verità. Individui affetti da ebetùdine, schiavi della “voce del padrone”. Hanno accettato la schiavitù negando la libertà del bene comune di cui non hanno avuto mai sentore morale perché privi dell’alfabeto dell’amore. Tuttavia, il provvedimento ha messo a nudo la pochezza mentale di individui che, privati dalla “protezione dei padrini”, non hanno più alcun motivo della visione pubblica. Questa vergogna può essere anche un motivo di riscatto, un segno positivo che potrebbe condurli verso un’etica condivisa. Potremmo immaginare che qualcuno vive un conflitto tra la sua coscienza e la sua razionalità; il risultato sarebbe senz’altro una conversione. Molti di costoro pur essendo, senza saperlo, cattolici, ignorandone il significato, hanno continuamente, con i loro comportamenti, provocato la “morte di Dio” perché volevano capovolgere il principio ove non è più Dio a reggere l’esistenza, ma la volontà di potenza di piccoli, stupidi, insignificanti superuomini. La presenza di costoro, senza alcuna dignità di persone, stava massificando il pensiero pensante che molte associazioni e la stampa locale offrivano, e continuano a offrire con più vigore. Negli ultimi tempi si nota un risveglio della coscienza civica, pur non essendosi del tutto liberatasi dalla soffocante cappa pseudo politica di natura vegetante. Notiamo una grande voglia di crescita culturale, di partecipazione con lo svolgimento di incontri, molti dei quali con riferimento alla memoria storica, purtroppo tutto viaggia in ordine sparso. Occorre un progetto pedagogico che sia partecipativo di “un’educazione come pratica della libertà”, come ci diceva Paolo Freire e una “metodologia” come quella di Don Milani e i suoi ragazzi in: “lettera a una professoressa”. Questi due autori ,ancora oggi, sono all’avanguardia di una dimensione pedagogica esistenziale capace di decamorrizzare e liberare il paesone dall’attuale pestilenza. Questa continua a usare l’alfabeto terroristico della violenza, il branco che ne fa parte ignora che tutti siamo nati con la vocazione della libertà e ricchezza di sentimenti. Il paesone non ha mai avuto “capi” di camorra, solo gregari il che rende ancora più squallida lo loro esistenza. Abbiamo vissuto un lungo tempo caratterizzato dall’incapacità di elaborare progetti educativi a dimensione sociale, sostituiti da scempio ambientale e brutture urbanistiche. L’ignavia verso un presidio di civiltà giuridica è stata frutto di un disegno di affossamento di un territorio che doveva servire agli utili di personaggi dediti alla illegalità, privi di qualsiasi sentimento e rispetto per la madre terra e la comunità nella quale vivono. La colonizzazione “mostruosa” di p.zza Gramsci è la prova dell’assenza di qualsiasi progettualità del bello,essa è più un luogo di “morte” che di relazioni umane. L’asfissiante abbrutimento dell’area cimiteriale mostra la depressione culturale di individui, abbrutiti dall’ignoranza di convivialità in divenire che li rende schiavi dell’interesse privato. Lo scioglimento del consiglio comunale, ha posto fine alla fiera della vanità e della violenza dell’indifferenza. Si nota un risveglio culturale che potremmo denominare primavera etica di persone che vogliono mettere i loro talenti al servizio del bene comune. Una primavera etica che riconosce la bellezza della terra e del creato come creature da rispettare per vivere in osmosi con l’uomo. I “banditi” di ieri hanno cercato di pianificare, con l’arma della pulizia E T I C A, il pensiero pensante uccidendo la morale come luogo della convivenza. Il loro ruolo di schiavi vegetanti, oggi, con una riflessione maturata in libertà, potrebbe dar luogo ad un atto di autodafé e rientrare a far parte della comunità degli onesti. Pensiamo ad un’utopia, la storia è stata mossa solo dalle grandi utopie, noi saremmo lieti delle utopie locali. Vorremmo che tutte le risorse militari sul territorio si guardassero con la cultura della pedagogia dagli orizzonte illimitati e non con il separatismo, ormai fuori “moda”, di una società “liquida” dove non vi sono più confini rigidi ma desideri di accoglienza. Una realtà che potrebbe aprire nuovi orizzonti educativi ai giovani. Perché non ci si mette intorno ad un tavolo- possibilmente rotondo perché tutti siamo uguali- e cercare di elaborare un progetto educativo che tenga presente tutte le esperienze culturali, in modo particolare quelle sapienziali? Vedere sprecate tante risorse è un delitto contro il futuro dei giovani e un favore all’illegalità. Diamo luogo alla relazione transapienziale pedagogica trasversale, con il contributo delle chiese, dei militari, delle scuole, della società in tutte le sue espressioni, avendo la presenza costante dei giovani. Da sempre viviamo con le logiche divisorie, causa dell’unità camorristica. Bisogna capire che l’uomo è in tutte le realtà sociali, per questo è necessario un progetto ecumenico che guarda l’educazione in tutti gli orizzonti possibili. In questo nuovo clima di risveglio culturale verso l’alterità, la politica sta cercando un assetto ecumenico idoneo al prossimo futuro. Francesco saverio iacolare