La cultura plurale al convegno di studi cristiani alla cittadella di Assisi

Pubblicato il da Iacolare Francesco Saverio

Dal nostro inviato

Si è svolto alla Cittadella di Assisi il 71° corso di studi cristiani a cui hanno partecipato: filosofi, antropologi, teologi e teologhe, per la teologia coniugata al femminile, urbanisti, giuristi, il vescovo ortodosso Siluan e il rappresentante delle comunità ebraiche Maimonide, il maestro valdese, Paolo Ricca. Oratori di nostra conoscenza, il vescovo emerito di Viterbo, Lorenzo Chiarinelli e il priore di Bose, Enzo Bianchi e uno degli ultimi testimoni viventi del concilio, Raniero La Valle. Il convegno si è posto il tema come l’interrogarsi sul senso del fare e dell’essere comunità nel mondo plurale, cercando un motivo identitario è la declinazione alle utopie possibili. L’argomento trattato è stato: “ Comunità: Trauma e sogno nel mondo plurale”. Il tema è stato affrontato inizialmente partendo dalle prime comunità cristiane, facendo poi riferimento alle comunità di S. Benedetto e alla loro capillare penetrazione in tutta Europa, costruendo le basi non solo culturali ma, in modo particolare, spirituali per la nascita di un popolo di persone e non di individui. Queste comunità erano fondate sulla trasparenza della reciprocità ove i comunitari erano “legati” dal servizio e dal ministero. Quando i membri delle comunità entrano nella dimensione spirituale si schiudano degli spazi di amore fraterno con orizzonti di senso aperti all’infinito; purtroppo, queste sono anche dimore di tensioni, conflitti, contraddizioni. Sono state presentate diverse esperienze comunitarie sia laiche che di ordine religiose. Una delle comunità più conosciute al mondo è la Pro Civitate Christiana, fondata nel 1939 da Giovanni Rossi e da sempre capitale mondiale del dialogo ecumenico interreligioso. La comunità della “città dei ragazzi” fondata sulla comunione tra vita e letteratura, questa, spesso, si presenta con le radici spezzate che provoca una grave invalidità spirituale, tuttavia, in questa “Città” la motivazioni ad essere comunità la danno i ragazzi agli insegnanti, i quali riconoscono la loro opera di gratuità e amore. La provenienza dei ragazzi, da ambienti disagiati, fa di questa comunità un luogo di crescita all’insegna della gratuità reciproca. Il senso della comunità tradizionale, intesa come luogo di crescita, di accoglienza e del reciproco dare , -perché nel dare v’è la gioia di ricevere- si è perso perché fagocitato e sostituito da altri “Valori” che non hanno nulla di un residuo mondo ormai al tramonto. Un mondo, il nostro , che denuncia un pericoloso tasso di violenza ove le vittime sono le donne i bambini e i deboli. Una delle cause di queste ferite è il basso livello culturale pianificato, negli ultimi decenni, dallo sfrenato consumismo e dalla cattiva globalizzazione del mercato e della finanza che ha sostituita la politica mondiale. Questi eventi nefasti hanno causato lo svuotamento culturale del mondo tradizionale che rendono vive le comunità. Questo momento negativo, del nostro esser-ci, è dovuto al fatto che non sappiamo abitare il tempo, infatti le comunità che vivono il tempo degli “orologi” hanno vita breve, diversamente, quelle che vivono il tempo spirituale sono presente, ancora oggi, da secoli. Le comunità sono formate da persone che pongono il loro sapere e la loro parola fuori di sé come dono attraverso il quale si crea relazione e coralità umana. Oggi si è perso il valore della parola, dice Enzo Bianchi, perché la violenza del potere ha imbarbarito il sistema politico al punto da oscurare ogni orizzonte comunitario. Avvertiamo una forma di disumanizzazione causata dal trauma della deriva antropologica delle peggiori forme di anarchia. Molti, avendo smarrito la dimensione etica dell’esistenza comunitaria, o, sono costretti a vivere secondo il volere altrui, hanno una visione catacombale della storia, una lettura diversa ci suggerisce il fallimento pedagogico della nostra società quando ha fatto largo uso delle categorie utopiche volendo nascondere il trauma che ha lacerato e ferito il tessuto spirituale. Per secoli siamo stati poco attenti al significato evangelico dell’amore per il prossimo. Questo è stato sempre inteso come il parente, il vicino, l’amico ecc..ecc.. questa visione ristretta, o errata, dell’amore ci ha fatto ignorare che, l’”altro” non è quello che è uguale a me, a te, ma è il diverso, lo sconosciuto, quello che rappresenta la possibilità di nuovi orizzonti comunitari arricchiti dall’alterità. La nostra epoca è caratterizzata dalla cultura digitale che presenta aspetti positivi da governare, ma che è foriera di disumanizzazione. Vi sono comunità abortive che non producono proseliti perché gelose del loro modo di essere, chiuse al mondo esterno e, quindi, prive di orizzonti ecumenici. In queste comunità manca l’elemento portante che è la fiducia dei suoi appartenenti i quali vivono l’”esilio” come separazione e non come riflessione per schiudere nuovi mondi. La presenza del Vescovo emerito Chiarinelli è stato un dono, Egli si è mostrato sempre disponibile fin dal primo giorno con noi convegnisti per tutte le problematiche che venivano  esposte. Egli ha mostrato un motivo di speranza per la Sua grande esperienza pastorale per l’impegno notato in moltissime comunità in cammino; tuttavia, ha messo in evidenza che senza l’impegno queste rischiano di diventare delle pietre tombali o che il sogno possa diventare vano. Il sogno e la parole contrassegnano l’opera di Dio che ci parla attraverso la bibbia. L’ascolto costante della parola di Dio infonde speranza nella fondazione di nuove comunità che si alimentano di fiducia. Inoltre ha auspicato il sogno di una chiesa che potesse realizzare le beatitudine evangeliche e il sogno realizzato di un Papa, quale  Francesco, che prima di benedire il popolo chiede di essere benedetto dal popolo. Il messaggio che ci ha dato è stato quello di dirci che bisogna esercitare la logica del dono come radice di ogni comunità. L’intervento di Chiarinelli è stata una delle modalità per dare forma  “all’ultima stagione della vita sacerdotale ed episcopale. Egli vive la gioia della libertà con la rinuncia al ministero per limiti di età”. Il convegno è stato chiuso con la funzione liturgica in S.Maria Maggiore presieduta dal vescovo di Assisi Domenico Sorrentino.

                                      Francesco saverio iacolare

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                            

 

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