Modello alternativo
Modello alternativo dell’agire politico.
L’agire politico ,negli ultimi trent’anni, è stato sempre considerato come una lotta ideologica tra varie cosche partitiche la cui prassi è: lo squalo mangia la sardina. L’unico agire politico è quello che mette in primo piano l’etica interculturale della dignità, che sappia tener conto delle necessità impellenti di costruire un paese rispettoso della legalità; nello stesso momento sappia usare la legge senza pereclitare e offendere la giustizia. Per realizzare ciò è necessario la cultura della dignità della persona e dei diritti umani. Sono anni che il “fantasma” della politica si rende visibile attraverso la tracimazione dei mezzi di comunicazione sociali, diventati di massa. Un imposizione lessicale che ha ridotto il popolo a massa, questo ha imposto ,da sempre, la cultura atea della peggiore sinistra. La visibilità viene data alla prepotenza e alla mediocrità dei leaders i quali hanno un minimo comun denominatore, l’ignoranza, causa dell’illegalità e della corruzione. In codesto contesto,le persone che possano offrire un serio contributo si fanno da parte, o, peggio, vengono isolate. Viviamo un tempo in cui giorno, per giorno, si verifica una profonda degenerazione della politica che impedisce qualsiasi tipo di programmazione futura fuori dalle vecchie e nuove ideologie di parte. Le ideologie del mercato, della finanza virtuale, del consumismo spietato e superfluo, hanno fatto della politica uno strumento al servizio dell’azienda fino alla spogliazione della scuola dal suo ruolo di formazione civica e culturale. Le scuole, gli ospedali ove sono presenti gli elementi umani con la loro spiritualità, vengono considerati con metodi aziendali e quindi di mercato . Ciò ha abbassato il livello di sensibilità culturale circa la comprensione dell’alterità. La politica è stata spogliata dalla sua funzione di servizio, costretta in un ambito utilitaristico ha cancellato dal suo vocabolario il concetto di bene comune. La sua degenerazione viene da lontano, essa è dovuta alla perdita di quelle fonti culturali e di solidarietà che permisero all’Italia, in dieci anni, dal 1950 al 1960 di realizzare il famoso miracolo economico. Altri uomini, altra cultura , grande serietà e responsabilità. Con gli inizi degli anni 70, la degenerazione politica ha avuto un mostruoso percorso fino al 1978, con il rapimento di Moro e l’assassinio degli uomini di scorta; Dopo 55 giorni restituirono il cadavere dello statista barbaramente assassinato. Le correnti di pensiero sono sparite nel contesto della degenerazione politica, al loro posto sono nati gli imbonitori della numerocrazia che, con i loro “affari”, sono diventati mercenari di democrazia. La democrazia è stata oscurata dai falsi potenti e dai galoppini del potere privi di cultura politica. Noi non abbiamo né maggioranza, né opposizione, solo squallide cosche affaristiche. In questo perverso quadro si è diffusa una sensazione di mancanza di fiducia per i prossimi anni. E’ necessario l’impegno delle nuove generazioni che dovrebbero ripensare alle radici del grande albero sociale dal quale culturalmente tutti deriviamo. Ritrovare in un’etica condivisa e interculturale, la fonte da cui trarre le linee guida per una programmazione futura dal volto umano. Dobbiamo imparare a non scegliere di essere ottimisti o pessimisti, ma comprendere le ragioni che ci portano a dire si,o,no alla realtà nella quale viviamo. Bisogna fermare il processo di degenerazione genetica delle istituzioni, esse sono state spogliate della loro sovranità e trasferita ai mercati. La politica deve riappropriarsi del suo compito primario, cioè quello di compiere il bene di tutti. Questo principio fondamentale, di qualsiasi società civile, è stato ignorato da una società perversamente consumistica piegata agli egoismi utilitaristici. La folle corsa dell’illegalità ha frantumato tutti i legami sociali, provocando una profonda crisi delle identità comunitarie. Ci troviamo a considerare la precarietà come la nuova stabilità, la insicurezza si è imposta come sicurezza. V’è una grande urgenza di costruire il futuro, partendo dal presente. Occorre una generosità di etica interculturale espressa da uomini onesti che, trovino tutti insieme la via maestra per il bene comune. Eliminare le ingiustizie sociali, assicurare a tutti una casa e un lavoro, “educare”i disonesti, che percepiscono pensioni e stipendi d’oro, a rendersi conto che il loro reddito è pari a quello di cinquanta operai, con la differenza che l’operaio fa la fame e loro sprecano ricchezza. Qualcosa si sta muovendo, occorre più coraggio di fronte ai residui di democrazia che, nel nome di essa, continuano a far proliferare corrotti, ladri, mestieranti, insieme al corredo di sguatteri che da sempre vegetano da parassiti. Questi hanno codificato da anni, nell’illegalità, la categoria del nepotismo come titolo di merito. Le nostre periferie pseudo politiche sono allo sbando, il nostro paesone è assediato dall’illegalità, dalla micro e macro delinquenza, dall’ignoranza e di conseguenze dall’arroganza , dall’usura e dalla disonestà di molti che vivono da parassita facendo finta di lavorare. Un territorio devastato dall’incuria, l’inferno ecologico brucia e mette a dura prova coloro i quali dovrebbero risolvere almeno il quotidiano. Qui non esiste né futuro, né quotidiano, solo un misero tirare a campare .
Francescosaverioiaco@libero.it
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