EMERGENZA EDUCATIVA

Pubblicato il da Iacolare Francesco Saverio

Emergenza educativa

Considerando l’attuale situazione fallimentare di tutte le istituzioni, pensiamo sia normale chiedersi : Esiste ancora quella che una volta si chiamava scuola? Negli anni settanta il più grande descolarizzatore, Ivan Illich, affermava: “ La scuola è morta”  perché essa è un’istituzione inefficiente in una società tecnologica sempre più efficiente”. Giudizio riportato da altro grande pedagogista, Everett Reimer, nel libro dal titolo “La scuola è morta”. Oggi ci chiediamo: che cosa è quella che continuiamo a chiamare scuola? In una società distante anni luce da questa brontosaura istituzione nella quale non si individua nulla che possa essere al passo con il terzo millennio scientifico, tecnologico, interculturale, multiculturale, perennemente critico, globalizzato, ecc.. ecc.. Una scuola dove le giovani risorse umane vengono sottoposte a vessazioni da parte di una classe docente, spesso plurireddito ,che non testimonia il sapere che non ha, rispetto ad una classe docente monoreddito che sa testimoniare con sacrificio il sapere che ha. Molti docenti impongono di imparare a memoria, difetto atavico di coloro che sono privi di pensiero logico, uccidendo nell’alunno il senso critico e logico. I dirigenti scolastici conducono un lavoro “aziendale “ e si illudono di essere menager. Purtroppo sono solo schiavi del pensiero unico e globalizzato. V’è sempre più distanza tra il luogo che ancora continua ad essere, naturalmente, sede di formazione di soggetti pensanti, e l’ideologia dominante del mercato che vuole considerare gli alunni “oggetti finiti”. Questo metodo di fare scuola, ha trasformato gli alunni in sudditi di un mondo ove la tecnologia e l’informatica regnano  sovrane. Noi, volendo formulare un paradosso, potremmo dire che quando la tecnica, le istituzioni, le ideologie erano primitive, l’umanità viveva una dimensione di libertà più ampia perché i mezzi di controllo e di privilegi non erano  oppressivi. Oggi la scuola non ha più senso  così come continua ad essere organizzata. Vi sono molti docenti ignoranti che tirano a campare, oppure non avendo la capacità di gestire intelligenze multiple, di moltissimi alunni “avanzati” e temendoli, fanno uso del potere obsoleto del voto o, peggio, della bocciatura, questo fanno coloro che vogliono “calmare  il ribelle”. Altri, quelli che hanno l’autorevolezza del sapere, e non fanno uso delle “miserie” volgari della repressione, ottengono ottimi rapporti di simbiosi umana e poi culturale. Lo scrittore spagnolo, Juan Arias, ci ricorda nel suo capolavoro- “Preghiera Nuda”- che una bambina di dodici anni interrogata dal prof. le chiese di recitare l’infinito di Leopardi, la ragazzina  recita la poesia ma il prof. la rimprovera e le dice:”Questa non è la poesia di Leopardi”. La ragazzina rispose “Lo so è mia e piace di più”, aggiunse “Se Leopardi avesse imparato solo le poesie degli altri non avrebbe mai scritte le sue”. La scuola continua a fabbricare oggetti non a formare soggetti. Gli alunni che si sottraggono all’ignoranza dei più, con autorevolezza, sono la speranza per il futuro della società. La scuola non è preparata alla cultura dell’alterità, né all’etica dell’accoglienza, essa deve rispettare ogni singola originalità e non essere un rullo compressore volendo rendere “uguale” chi è “diseuguale”; ma uguale rispetto a che?, a chi?. Una scuola che vuole avere il privilegio della formazione, deve mettere in discussione tutta se stessa in modo critico e aprendo tutti i canali saperiali all’altro, rispettandolo come portatore di cultura con pari dignità.  L’avvento della scuola di massa ha considerato l’alunno un “oggetto” da finire, non una persona da formare. Un disegno, questo, voluto dall’ipocrisia di una politica becera e vetero marxista che, facendo del populismo, ha rovinato intere generazioni portando il loro cervello all’ammasso. E’ necessaria una compensazione  con gli studi umanistici se si vuole ridare alla società delle sembianze umane. La dittatura delle scienze informatiche sta riducendo l’umanità schiava degli strumenti tecnologici. Questa dittatura ha oscurato la  cultura del pensiero pensante, facendo apparire coloro che tengono aperta una finestra sulla cultura umanistica come dei nemici da difendersi. La nostra è una società che deve decodificare il  suo vocabolario, tutto formulato all’insegna del potere repressivo che fa uso della psicologia della tirannide, di squallida memoria. La seconda guerra mondiale ha provocato 50 milioni di morti, l’olocausto degli ebrei sei milioni di morti. Oggi, l’opulenta società occidentale uccide, ufficialmente, 100 milioni di esseri umani tra fame e malattie ogni anno. A questi vanno aggiunti altre centinaia di milioni di persone perseguitati dalla ingiustizia, dai governi dittatoriali, perseguitati politici ecc.. ecc.. Una scuola che non insegna queste cose non è una scuola, ma complice del potere. Occorrono cervelli che sappiano leggere la società nelle sue pieghe perverse, smascherare i disegni di oppressione psicologica che ci presenta come realtà immutabile. Una svolta potrebbe essere l’abolizione legale del titolo di studio che eliminerebbe molti diplomifici e università fasulle. I ragazzi desiderosi di apprendere sarebbero invogliati verso il sapere mediante il confronto e la ricerca. Per questi ragazzi l’obiettivo del pezzo di carta si sposterebbe verso una solida preparazione. Gli altri? E’ compito della politica occuparsi di coloro che non possono essere costretti a conseguire un titolo di studio perché l’istituzione vuole il pezzo di carta. Questi devono essere messi in condizioni di svolgere un lavoro che sentono con passione. Sogno? Utopia? L’uomo vive anche di questo, la storia è fatta di sogni e utopie che sono diventate realtà. Oggi v’è necessità di uomini onesti, preparati, coraggiosi che sappiano dire no a tutte le forme di mafie presenti  nelle istituzioni. La scuola ha bisogno di queste testimonianze se si vuole una società pedagogicamente  educante, questa potrebbe essere una grande alternativa educativa per un diverso futuro. 

                                     francescosaverioiaco@libero.it

Pubblicità

Con tag Educazione

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post