Lettera al professore Bruno Amoroso Docente di Economia Internazionale e delle sviluppo presso l'università Roskilde in Danimarca

Pubblicato il da Iacolare Francesco Saverio

Carissimo Bruno ,

 

sono contento di averti “conosciuto” ad Assisi. La tua telefonata mi ha dato la cifra della tua umiltà,della tua ricchezza interiore,del tuo considerarti niente come la donna dalle mani rugose a Bombey davanti a Paolo VI. E qui la tua ricchezza che incarna la beatitudine del discorso della montagna.”Beati i poveri di spirito di loro sarà il regno dei cieli” Grazie mio caro fratello del respiro che mi offri,in questo tempo di asfissia spirituale nel quale sono una perenne nullità. Vivo da sempre ai margini  del ricco degrado della società epulonica, le cui leggi ignorano il senso della Giustizia e uccide la cultura del servizio. La stanza rossa è uno strumento della cultura del servizio.

Questo mio itinerario epistolario vuole essere una modestissima ipotesi circa la scomparsa del maestro Federico Caffè. Una ipotesi folle ma,certamente, dialetticamente carica di suggestioni,credo che la follia sia la molle del divenire.Parafrasando la storia di Panikkar si può pensare che, liberamente, lui sia andato incontro alla morte con serenità,una serenità da “sorella morte” che annullava il fardello della vita. La sua forte fragilità,delicatezza di sentimenti,il grande impegno per un normale stato sociale davano, paradossalmente ,un grande equilibrio,una pace sconosciuta alla maggior parte degli esseri viventi che occupano posti di potere.Questi non potevano avere la sua grande umanità filtrata dall’amore ,che era la sua ragion d’essere.Questi avevano solo da raggiungere “obiettivi da bottega”,non il bene comune.La sua idiosincrasia per il privilegio costituiva un grave pericolo per gli ambienti spregiudicati e ostili.Il suo sogno di un mondo d’amore,oltrepassava i confini stessi dell’amore.La sua esistenza voleva essere una poesia della vita…ma. Tutte codeste potentissime armi facevano paura agli “incappucciati della finanza….” che programmavano il suo isolamento.Lui faceva parte “del limbo degli economisti scomodi,un innominato” che voleva tagliare le “metastasi” ad un sistema corrotto e amorale.Tentativo nobile,quanto inutile e soccombente.La denuncia di Federico Caffè, di un potere corrotto in tutto il mondo,purtroppo, continua ancora oggi.Il suo pessimismo era dovuto all’impotenza di arginare il declino etico in campo economico.La sua scomparsa?  Una diversa missione rispetto alla vita ,nella quale si faceva strada una grande inciviltà del progresso che procurava il profitto degenere.Un ideale folle che appartiene ai giusti.Una deriva che gli rubò la tenacia rendendolo impotente. Federico Caffè,una mente lucidissima e normalmente normale che programma la sua scomparsa annunciandola con la saggezza della sua nudità nell’esser-ci, nulla poteva fare per modificare, un dipanarsi ontologicamente pre-destinato.Vedi Pasolini e Majorana i quali ,nulla potevano fare contro la cattiveria del potere.Non saprei se, Federico Caffè ,possa essere avvicinato ai grandi suicidi della storia come Socrate,che pur condannato a morte,prese nelle sue mani la coppa con la cicuta.Certamente non era sua intenzione prenderla,ma osservò lo spirito della legge.  Cristo,annientò se stesso pur di osservare alla lettera la volontà del Padre, immolandosi per la redenzione di noi tutti.Non vi fu reazione alla spietata violenza dei romani.Forse bisognerebbe decodificare il concetto di suicidio alla luce di una ermeneutica che lo consideri un percorso di libertà verso il bene.Non avendo l’uomo la possibilità di scegliere di non nascere ,almeno sceglie li modo di morire .Il libero arbitrio dovrebbe considerare questa possibilità come norma e non come condanna. Nell’antica Grecia era un atto di coraggio,nell’antico testamento Dio ha trasgredito sè stesso quando ha sospeso il giudizio del Suo comandamento “non uccidere”comandando ad Abramo di uccidere il figlio Isacco. L’angelo fermò la mano di Abramo dicendo” Dio ha provato la tua Fede”Il Cristianesimo, che non è il Vangelo, condanna il suicidio ma provocava la morte con l’inquisizione . Vittorino Andreoli ipotizzò il suicidio come una scorciatoia verso il Paradiso, per essere al fianco di Dio.Non ho mai capito perché l’uomo non ha sposato la sua umanità,è questo il tragico limite di un errore nell’atto della creazione?Davide Maria Turoldo ipotizzava questo sconcerto nel famoso libro “il Dramma è Dio” Oppure è la volontà di Dio per provare a sé stesso che attraverso la potenza del farsi uomo avrebbe dato la redenzione all’uomo? Cosa da verificare alla fine dei secoli dell’uomo.In codesto contesto,la incapacità di Federico ,di realizzare il Bene, non può essere un fallimento,solo la normale fine del Giusto che vive e muore per mandato e volontà del Padre. Bruno,non dirmi che sono folle il mio è un normale percorso speculativo alla luce di Cristo che era migliore di tutti, a Lui è stata riservata una sconvolgente e plateale fine. L’accettazione di una spietata violenza che dura all’infinito,senza alcuna ribellione ,è stato il più  nobile dei suicidi per amore del Padre,un suicidio che ha trovato il perdono per coloro che lo hanno suicidato.Attraverso questo atto che è stata possibile la redenzione per l’uomo.Circa il tema degli indiani che si lasciano morire,perché  credevano di non essere più utili alla comunità,credo che questo aspetto dell’antropologia indiana voglia testimoniare una coraggiosa e presa di coscienza di un’azione di naturale trapasso, di una saggezza che rimane e che,nella contingenza dei tempi,nulla poteva contro la barbarie dell’ignoranza.Credo sia nell’ordine delle cose il principio eracliteo del Panta-rei .Un normale ma strano economista Federico, sul filobus 47 cercava una comunicazione “altra”da offrire al mondo dell’economia,una comunicazione del volto che esprimevano il pensiero nomade,plurale,felice.Ho sempre creduto in questa nobiltà di pensiero. Una nobiltà attraverso la quale l’umanità dovrà dare un nome al suo esser-ci. Federico,nell’ontologia dell’essere è stato capace di esser-ci.Forse pensava a Socrate,a Cristo per questo,egli,pur non essendo ,é.Mi servo speculativamente della mia povera ragione,della mia infinita ignoranza che, mai potranno offuscare la luce della Fede. La visibilità della tua bellezza interiore si coglie attraverso la parola che diffondi ,con la tua scienza,, nelle università del mondo e che io ho avuto la gioia di ascoltarti alla cittadella di Assisi. Accogli codesta mia riflessione con la stessa semplicità ed umiltà con le quali mi hai accolto ad Assisi.

 

                                            Con affetto

                                           Tuo Francesco

Pubblicità

Con tag Educazione

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post