FAMIGLIA

Pubblicato il da Iacolare Francesco Saverio

Complessità circa la famiglia

 

 

 

 

Il tentativo di definire la famiglia ci risulta molto difficile, se non impossibile; dovremmo prima privilegiare un codice di comprensione e poi chiederci, quale famiglia, in quale cultura?

Noi pecchiamo di ovvietà, diamo tutto per scontato. Proviamo a dare la definizione del tempo, sarebbe un’impresa ardua, anzi impossibile. Infatti, nelle Confessioni, Agostino, alla domanda che cosa è il tempo egli risponde: << Se nessuno me lo chiede io lo  so,  se  qualcuno  me  lo  chiedo  io   non  lo

so >>.  La stessa cosa  vale per la famiglia infatti tutti sappiamo riconoscerla ed identificarla nella realtà quotidiana. Se cerchiamo di definirla essa sfugge a tutte le gabbie di pensiero ed ogni tentativo di definizione risulta parziale, insufficiente, relativa. Questa impossibilità di definizione è dovuta al fatto che la famiglia è una complessità multidimensionale i cui confini risultano elastici a tutti gli osservatori culturali. La sua difficoltà di definizione risulta dalla constatazione che la nostra società da sempre si presenta differenziata dai mille gruppi umani che pur essendo eterogenei condividono il nome “famiglia” il cui concetto viene espresso dalle mille culture rispettose delle proprie identità.

Il percorso socio-antropologico della famiglia va da quella priva di nucleo a quella di più nuclei che ricorda la mitica famiglia patriarcale. La sua complessità ha creato difficoltà ed incapacità da parte  delle istituzioni per affrontare una seria pedagogia politica. La  sordità di una non cultura della famiglia è stata interrotta , fortunatamente, dal dibattito politico, mediante la creazione del ministero della famiglia anche se dai contorni evanescenti, deboli.

Nello scenario collettivo, la tipologia della famiglia  mette in evidenza una dimensione spesso anagrafica, inesistente ma visibile come: focolare domestico, luogo sacro, piccola chiesa, luogo d’interesse comune, di attrazione sessuale, affermazione sociale, riproduzione genetica, luogo di drammi  e  frustrazioni, di morte e di vita.

La famiglia ha perso molte funzioni pedagogiche delegando all’esterno la cura di esse. Un esterno fatto dalla società aperta, una società sottoposta alla tirannia della comunicazione difficile. Per società aperta vogliamo intendere una società nella quale v’è una corretta e forte dimensione critica che viene tollerata e stimolata;  vogliamo intendere una società nella quale l’utopia cammina sui sentieri della storia - purtroppo - anche con la violenza, dove le istituzioni  consentono ad una maggioranza di diventare minoranza e quindi governo senza traumi cruenti.

In un simile contesto fenomenologico - fortemente dialettico - la tirannia dei mass media si affida alla confusione di una utenza incredula dove messaggi di schiavitù vengono fatti passare come panacea liberatoria. Dove la violenza e la morte vengono comunicate dai media elettronici a milioni di bambini i quali vivono nell’assuefazione,senza provare disgusto e avversione ma accettando il tutto come comportamento di un normale vissuto morale. Quale famiglia in una società dove l’uomo e posseduto da un sogno impossibile-quello di essere Dio - . Lo dimostra l’accanimento terapeutico e i mille tentativi di manipolazione genetica. Non si rende conto che egli è limitato, impotente. Per questo la comunicazione ha assunto la lingua di Babele che esprime il frammento. Ciò avviene perchè ogni uomo , abitato dal sogno di potenza esprime la miseria reale attraverso il dominio dell’altro. La famiglia è vittima di modelli economici perversi, di culture che predicano la morte dei valori, di mentalità culturalmente mafiose. In questi agglomerati di conviventi non abita l’idea di famiglia ma solo egoismo,  cattiveria, paura. Qui la complessità tematica ci impedisce di definire la famiglia , non solo , ma ci spinge verso alterità sociale , culturale, religiosa. La famiglia per sua natura rifiuta di essere ingabbiata nel soffocante respiro delle istituzioni. Essa ha una propria fenomenologia le cui radici non derivano dallo Stato ma si sono sviluppate attraverso processi millenari prima di esso. Le leggi  e le istituzioni la regolamentano e la supportano, essa rimane per sua intima natura non universalmente definita, ovvero definita nella mente e nel cuore degli uomini. Per cercare di capire questo universo  “ altro “ dovremmo fissare dei punti fermi quali: la cultura , la religione, la tradizione; una volta  compreso ciò dovremo comparare modelli culturali e religiosi nel contesto delle rispettive tradizioni occidentali e orientali, spesso millenarie. Noi non siamo in grado di fare ciò perchè non godiamo dell’universo  culturale e religioso  necessario ma ciò non significa  chiudere la finestra su di un orizzonte  “ altro “.  Il salto dalla antropologia e dalla psicologia verso un assoluto transculturale permette di meglio definire la famiglia.

Noi intanto prendiamo come punto di riferimento il mondo cristiano e quindi la famiglia  cristiana basata sull’amore oblativo  dei coniugi,  sulla sacralità del matrimonio, sull’ amore estremo per i figli, cosi come Cristo ha sacrificato la vita in nome di tutti gli uomini sulla  santità di tutti i suoi membri che vocazionalmente devono conquistare una santità difficile da raggiungere  in una realtà sociale, violenta in continua rivoluzione.

Nella nostra cultura l’avvento della rivoluzione della famiglia è avvenuta negli anni 50 - 60 quando si è sentito in modo netto il passaggio di un’ epoca valorialmente contadina a quella video - industriale dovuta, questa, ad una maggiore dialettica tra i popoli. Questa rivoluzione ha avuto effetti positivi e negativi .

Positivi sono quelli sulle famiglie aperte alle ecumenismo comunitario e tollerante che crescono all’insegna di una ricchezza etica espressa dai singoli appartenenti.

Negativi sono quelli di moltissime famiglie tentate da una dimensione consumistica spesso blasfema e violenta. A questi scenari molteplici dobbiamo la possibilità - altrimenti negata - di aver dato alla nostra cultura l’occasione di una lettura comprensiva e tollerante ad una trama generazionale da cui emerge la persona con tutti gli affanni che vanno dalle malattie, alle tossicodipendenze, dalle separazioni ai divorzi, dall’omosessualità alla sessualità perversa fino al tragico incesto. Purtroppo dobbiamo costatare che non tutti sono aperti ad una dimensione interculturale e multietnica. Questa mancata apertura semina odio e razzismo. Fra noi cristiani esistono intolleranza e ipocrisia nei confronti dei più deboli degli ” sfortunati “ degli abbandonati. I nostri pseudi  politici  del passato non si sono mai occupati del bene comune in modo serio e lungimirante, ciò è stato fatto solo per i propri interessi. L’incapacità di esprimere una cultura della solidarietà e una forte opzione verso i poveri hanno generato il crescere e alimentare di un prodotto esportato in tutto il mondo - La Mafia - . Questa ha dominato la famiglia  mediante un’antropologia affetta da monologismo cioè da una sola logica, quella dell’egoismo e della perfidia. Questa antropologia è la negazione della persona. A questa dissacrante e devastante, opponiamo l’antropologia  del Vangelo la quale e luogo di crescita , di amore di forte sacrificio e donazione spesso della vita. Alla luce di questo viaggio nell’alterità risulta sempre più difficile una definizione universalmente accettabile. Volendo rimanere nell’universo cristiano e accettarlo, noi proponiamo la Famiglia Teologica che ispira al modello di Cristo. La dimensione della famiglia teologica è quella che vive l’avvenire già realizzato ma non ancora compiuto. Il compiersi avviene attraverso il desiderio di essere altro mediante la profezia , ovvero in cambiamento. Ma cosa cambiare? Un aiuto possiamo trovarlo nella pastorale della famiglia la quale ci suggerisce che l’amore non è possesso, che la condotta dell’altro non viene vissuta con gelosia, che giorno per giorno i coniugi si conquistano attraverso la testimonianza del loro amore non abitudinario, ma vivo nelle sue manifestazioni affettive. La pastorale non fa uso come il vangelo del piano legale . Al giovane ricco non bastava la legge per meritare la vita eterna. La conversione non avviene con la legge ma con l’amore, solo così i coniugi saranno responsabili non perchè incalzati dal codice ma la loro responsabilità è data dalla fede in un compiuto che realizzano giorno per giorno con la testimonianza del  loro esserci nel mondo. In questo cammino ci viene incontro il Magistero della Chiesa . Ma anche qui bisogna chiederci: quale chiesa? Con molta onestà nella lettura con l’alterità abbiamo incontrato, bisogna dirlo, un cristianesimo, che facendo uso delle categoria della filosofia greca si è ellenizzato e intellettualizzato. Questo ieri, oggi, molti missionari provenienti da aree geografiche diverse si augurano di de - europeizzare la fede dall’involucro della cultura occidentale. Il Papa condivide il pensiero del Cardinale Ugo Echegaray  quando parla di nuova evangelizzazione proveniente dall’ Africa nera. In “Varcare le soglie della speranza” alla domanda provocatoria di Messori circa le divisioni delle chiese, il Papa fa appello alla lettera di Pietro che recita tra  l’altro “ dare ragione alla speranza “ e aggiunge come monito “quando in occidente si svolgevano processi e si accendevano roghi  agli eretici , l’ultimo Re della stirpe degli Jagelloni diceva ai suoi sudditi:   non  sono  il  Re delle vostre coscienze”. Forse questo Papa vuole ammonirci che noi cristiani siamo poco inclini alla solidarietà, all’ umiltà , di conseguenza se continuiamo di questo passo finiremo per convincerci che la famiglia e quella realizzata con le  tecnologie laser della pubblicità in proiezione virtuale che corre sul video. Questa nuova forma di violenza videocratica provoca paura , disgusto e distacco. Il suo terrorismo pubblicitario e fatto di comunicazioni corporee , raramente i nostri media parlano alla mente. Quando ciò che resta della famiglia siede nel salotto, il padre e la madre vengono identificati nel televisore e nella schizofrenica corsa allo zapping selvaggio, nella speranza di incontrare nuove, violente, effimere emozioni. I giovani in questo abbrutito esercizio si arricchiscono di frammenti negativi illudendosi di essere depositari del tutto. Quando viene meno l’incanto della falsa fruizione dei media, subentra l’oscuramento o l’esaltazione fino al suicidio o omicidio. Se poi v’è l’inno alla cultura del disprezzo  per il diverso si confezionano regali bomba formati bambini Ron . Tutti abbiamo famiglia, ritorna incessante la domanda quale famiglia ?  Con quale ermeneutica ? Vogliamo concludere con l’ auspicio che si coglie leggendo le ultime parole del Cantico dei Cantici . “ Corri, Corri amore veloce come una gazzella sui monti -“ noi aggiungiamo - Corri amore ad abitare le nostre famiglie. 

 

 

                              Francesco saverio iacolare

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