La possibilità di un’estetica del territorio.

Pubblicato il da Iacolare Francesco Saverio

Il concetto di estetica racchiude il significato di esprimere la difesa di diritti di un ampio territorio, sia della fantasia che delle molteplici esperienze umane. Osservando il nostro ambiente non troviamo traccia di codesto significato. Il valore dell’estetica non si esprime solo attraverso una realtà concreta, anzi bisogna sottolineare che se non v’è un’estetica interiore non può esserci quella visibile. La bellezza dell’arte, della poesia, della musica ecc.. ecc.. è frutto della ricchezza della riflessione interiore del sentimento, questa genera l’estetica concreta come ipostasi dell’estetica come categoria dello spirito. L’abbrutimento della secolarizzazione malata ha santificato il cemento fino a creare dei mostri edilizi, togliendo ad essi il ruolo di casa che accoglie. Le nostre coste non hanno più il mare, solo cloache a cielo aperto le quali sono state rapinate da individui carichi di ingordigia e di cattiveria, vietando l’ingresso ai cittadini nella proprietà lasciata loro dal nonno. Questo è stato possibile per la continua connivenza tra illegalità e istituzione, di cui il nostro paesone è candidato al premio Nobel  per la mafia. Negli anni abbiamo subito una omologazione della scala valoriale che ha condotto alla  istituzionalizzazione delle coscienze. Questa dimensione negativa dell’esistenza ha provocato la morte della riflessione dell’estetica della coscienza. Questa degenerazione ha provocato la morte della politica e, quindi, dell’estetica della bellezza come vestizione del territorio , ovvero come luogo deputato ad accogliere la vita. Tutto ciò è la premessa di una pedagogia del sentimento che si esplicita attraverso un’opera educativa di cui si sono perse le tracce da lungo tempo. L’omologazione dei sentimenti, sottoposti alla dittatura del consumismo, ha distrutto il patrimonio dei sentimenti figli della civiltà, dell’impegno, del coraggio, dell’onestà, dell’amore. L’unico significato comprensibile oggi è l’estetica dell’apparire, la cui onnipotenza dell’ignoranza diventa parametro valoriale di codesto infelice tempo. Siamo nel mezzo di uno squallore epocale la cui globalizzazione ha messo a nudo l’insignificanza della vita umana. Oggi gli unici valori sono il denaro, il mercato, il successo , la cui economia uccide milioni di persone nel silenzio. L’uomo nella sua dimensione planetaria, del maestro Ernesto Balducci, deve imporsi , oggi più che mai, una riflessione dell’estetica interiore se vuole ritrovare la bellezza del dare senso alla sua esistenza. Questo è possibile se si pone l’uomo al centro delle attività umane con tutto il corredo della sua dignità di persona. Diversamente , qualsiasi  priorità non è altro che un sofisticato arsenale per l’assassinio collettivo dell’umanità. Noi siamo lontani con la nostra cultura, poco dedita alla riflessione, in modo particolare oggi, a comprendere che la persona non può essere barattata per nessun motivo al mondo. La superbia del pensiero eurocentrico paga un prezzo non sostenibile per aver omesso il sentimento dell’ascolto dell’altro, un altro che è stato il pensiero orientale, volutamente ignorato. Abbiamo trascurato l’ascetismo come momento di crescita, e, quindi, come ricchezza estetica interiore mostrando un grado d’infantilismo nel rifiutare il dialogo. Purtroppo , tematiche del genere sono lontane anni luce dalla  politica locale, potrebbero aiutare molto a fondare un pensiero estetico dell’interiorità che possa riscoprire l’accoglienza e la condivisione , prima del sé e poi dell’altro. Un momento di riflessione che potrebbe arricchire, con  il confronto, lo scambio della singola ricchezza interiore. Uno sforzo collettivo per ritrovare nell’uomo la perduta umanità. Abbiamo bisogno di iniziare dal nostro devastato territorio, sia nella sua dimensione materiale sia in quella spirituale. Bisogna creare le condizioni culturali e ambientali per dare la possibilità alle giovani generazioni , oggi, di costruire attraverso il presente le premesse per il futuro. Il recupero di questa estetica interiore può darci la possibilità di prepararci a considerare , la realtà multietnica, come premessa alla comprensione di una Italia multiculturale che già da tempo irrompe nel nostro piccolo orizzonte monoculturale. Non abbiamo il coraggio di affrontare il confronto con le diversità? Non ci rendiamo conto che il futuro è già presente in mezzo a noi, mentre viviamo nel passato più tragico di un abominevole rifiuto di noi stessi attraverso l’altro? Quando prenderemo coscienza di ciò?

 

                                       Francesco Saverio Iacolare

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