“Solo per giustizia”, di Raffaele Cantone
Siamo sempre stati consapevoli della grande difficoltà dialettica di voler definire la Giustizia.Essa nei secoli ha assunto diversi significati che si articolano da quello di utilità dei sofisti, a quello di felicità di Aristotele.Da quello di identificazione del bene comune con le beatitudine in S.Tommaso,fino a quello di libertà in Kant, a questi si aggiunge quello che riguarda l’ordinamento giuridico che assicuri la pace mediante la conformità alla norma.Noi aggiungiamo un altro significato ,quello di Giustizia come Assoluto,quindi fuori dalla portata razionale. Forse per questo nelle aule dei tribunali c’è scritto ,“le legge è uguale per tutti”.Non si poteva scrivere la Giustizia è uguale per tutti perché impossibile cogliere l’Assoluto.Tuttavia il mondo giuridico vive la tensione dell’assoluto perché conosce i propri limiti.Questa coscienza del limite conduce l’uomo di legge a perfezionarla , tenendo presente le ipostasi che l’uomo coglie con la sua scala valoriale. Raffaele Cantone, nello scrivere giustizia con la -g- minuscola ,pensiamo abbia voluto evidenziare la grande difficoltà dell’intellettuale giuridico , che incontra nello svolgere il suo lavoro tra le mille difficoltà che si presentano, giorno per giorno. Difficoltà che ha evidenziato,secondo noi,attraverso la sua visione idealistica quando dice : “Quanto sia difficile fare il difensore tecnico in una realtà con un altissimo tasso di criminalità”, qui faceva l’avvocato.Forse un motivo per fare il magistrato? Noi abbiamo colto , attraverso la lettura del libro , uno sforzo recondito ,un moto dell’animo ,con il quale il suo impegno possa evitare che la legge sia invadente nei confronti della Giustizia.Un sogno coltivato all’ombra della sua discrezione e timidezza ,un sogno ferito dalla consapevolezza che la legge , come frutto dell’uomo, è sempre carente rispetto alla Giustizia. Qualche tempo fa , in un incontro internazionale di studi cristiani alla cittadella di Assisi ,parlando con Gherardo Colombo gli chiedemmo se la causa delle sue dimissioni dalla magistratura fosse stato il dramma da lui vissuto, circa l’incapacità della legge di rappresentare la Giustizia. Lui disse sì “io ho sempre creduto nella Giustizia con la G maiuscola e la legge deve ispirarsi ad essa ,purtroppo volevano farmi identificare la legge con la giustizia senza differenze.” Una condizione sofferta per coloro che hanno una grande concezione della deontologia dell’etica del simile ,anche se questi è un assassino.Una nota ci lascia perplessi nel libro,quando dice “come cattolico non ho mai attribuito alla giustizia un valore e una funzione assoluti.” Sulla funzione siamo d’accordo,sulla giustizia no.Noi continuiamo a considerare la giustizia di cui parla con la g minuscola .Noi consideriamo questa affermazione non rigida ma ,in divenire .Ciò lo cogliamo quando dice di ammettere i propri errori e ripensamenti di giudizi.Affermazioni che sono la solarità delle persone, la cui luce evidenzia la qualità etica di uno sforzo costante della ricerca di un equilibrio lontano dalla concezione di un ruolo dal quale trarre vantaggi.Dopo la lettura del libro ci è venuta spontanea l’idea di ribattezzare Raffaele Cantone , il giudice con il grembiule in riferimento alla sua umiltà di servizio e all’impegno di considerare la legge, noi pensiamo,come ipostasi della Giustizia. Un’ultima osservazione;vorremmo dissuadere Raffaele che il suo era solo un pessimismo momentaneo quando dice di non essere all’altezza del compito che si era assunto.Giudice con il grembiule ,sei stato all’altezza. Tu non appartieni alla storia del diritto ,né quella della letteratura giuridica,appartieni alla storia di tutti coloro che non hanno esitato a rappresentare ,con il proprio stile di vita, una chiesa col grembiule, come Tonino Bello,una politica con il grembiule , come Aldo Moro , perché no, Raffaele Cantone , il giudice con il Grembiule.
Francesco Saverio Iacolare