Quale società domani?
Viviamo la crisi delle sorgenti della moralità.Sorgenti come l’arte,la letteratura,la filosofia,la legalità,la religione,l’impegno,il dovere,ecc.. ecc..Il sapere è stato banalizzato,reso inutile perché non paga.La Chiesa sembra essere più votata al sociologismo del politichese che alla sorgente del messaggio evangelico.Il disordine grammaticale della morale sessuale,dell’etica comunitaria,sono esempi devastanti del come sono state essiccate le sorgenti della morale e,quindi,del Bene. I comportamenti delle Istituzione,per fortuna poche, sono di tragedia morale per l’intera coscienza nazionale. L’essere onesti, perbeni, sobri, educati, altruisti,ecc.. ecc..rappresenta la dimensione della persona votata al morire sociale.Il mondo nel quale “vegetiamo” non permette più di “vivere” alle persone che osano pensare. Oggi, se non sei allineato,coperto, disonesto. immorale,incline alla illegalità,al compromesso,all’essere prosseneta,non sei adatto in questa società malata per occupare ruoli sociali; tutto è misurato in termini di avere e non di essere.Una società nelle quale l’apparire è l’unico motivo per essere valido.Tutto ciò alla luce della più squallida ignoranza degli utili idioti, che vegetano la loro dimensione alla maniera di un volgare sacchetto a perdere,una dimensione solo di riempirsi. Individui alienati dal potere di sfruttamento del proprio simile, perchè beati da una coorte di schiavi prigionieri del bisogno.Recentemente lo storico, Giuseppe Galasso, si lamentava giustamente,dicendo:”Mai così in basso le istituzioni”. Aggiungeremo,”spesso si annida un sistema criminale consolidato da sempre”.Una frase detta, per altre circostanze, dal GIP Ciampa, ma che noi facciamo volentieri nostra. V’è una sistematica distruzione dell’etica comunitaria e della morale pubblica,attraverso comportamenti di disonestà eclatanti, individuati come eccellenze sociali con espressioni:”quello è uno buono perché si è fatto i soldi”.Siamo verso l’ultimo stadio di una delle malattie più devastanti del corpo sociale,l’ignoranza verso una riflessione etica.Abbiamo bisogno ,tutti, di prendere coscienza della cattiva coscienza dell’apparire ipocrita della peggiore parte della nostra città.Il nostro tempo è caratterizzato da assenze di verità assolute nella scala valoriale della dimensione esistenziale,non v’è verità morale che ispira i comportamenti individuali,non v’è il coraggio della libertà, perché schiavi dell’avere.Un tempo il nostro ove tutto è diventato miserabilmente “liquido”.Un tempo che denuncia la perdita della nostra identità.Un tempo il nostro ove l’uomo è sempre più solo,abbandonato anche dalla sua pensata solitudine.Questa la sintesi del sociologo polacco ,Zygmunt Bauman.Un invito urgente al ripensamento del nostro modo di esistere.Saremo capaci di dirigere la rotta ,della coscienza infelice, della cattiva Giugliano,verso i lidi di una etica comunitaria capace di operare il bene della città.Questo il compito arduo della nuova assise,ne saranno capaci?
Francesco Saverio Iacolare