Idee per il cambiamento
Sono trascorsi diversi anni da quando la cultura, degli intellettuali onesti, ha sospeso le ideologie degli “ismi” causa perenne di grandi divisioni tra le nazioni. Sembra stiamo vivendo una stagione di aspettative e di possibili cambiamenti ove v’è una ricerca dell’altro non più considerato come avversario, o, peggio, come nemico, ma come possibilità di dono reciproco della ricchezza della propria diversità e alterità. In questo contesto,dovremmo autoconvocarci ed esprimere la volontà di contribuire ad una prima iniziativa, plurale e culturale, che vada al di là di ogni schematismo geometrico che segna il confine tra dx e sx. Si avverte la volontà che si vuole porre la persona al centro delle azioni umane, così come fece il samaritano nei confronti del pubblicano al quale non chiese, né chi fosse, né la sua appartenenza. Egli ebbe compassione di un uomo al quale volle continuare a dare , con la sua azione politica, un futuro di esistenza. Il loro incontro avvenne nella consapevolezza di una ricchezza “altra” dovuta alla diversità e all’alterità. Due dimensioni che fanno –io in comunione con l’altro-. In questa comunione nasce la politica per il bene dell’uomo che trova la sua genesi nel principio buddista: “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”, principio mutuato dal cristianesimo in “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Questo principio si estrinseca in un atto politico di futuro terreno e un atto di fede come futuro assoluto, questo investe le singole coscienze. Nell’intervallo tra il futuro terreno e il compimento dell’assoluto v’è il coinvolgimento della nostra esistenza nello scibile umano, tra cui la dimensione politica che deve essere necessariamente plurale, di conseguenza un continuo dialogo che, oltre alla sua dimensione esistenziale deve necessariamente essere anche spirituale. Qui la complessità di definire la politica e, di conseguenza, in che modo estrinsecare l’azione politica legata al concetto dell’uomo come animale politico,o, a quello di Karl Rahner che reputa l’uomo un essere politico. La maggior parte degli uomini sono animali politici perché limitati ad un ristretto orizzonte che ha confuso il patrimonio valoriali del proprio simile come oggetto da manipolare. Ciò ha reso la perversione una grande piaga sociale, compromettendo la relazione come momento di crescita collettiva. Diversamente l’essere politico impronta la sua azione come bene per l’altro mediante l’azione dell’esserci come momento escatologico di conversione al bene. Questo per i credenti, per i diversamente credenti l’azione politica si estrinseca attraverso l’antropologia del buon samaritano che non apparteneva al cristianesimo ma all’uomo fatto ad immagine e somiglianza di Dio. Tutto ciò è stato sempre ignorato dalla lunga teoria di improvvisati pseudo politici perché privi della dimensione culturale dell’alterità. Questa ignoranza ha permesso a tali individui di rimanere nell’animalità politica per non entrare mai nell’essere politico. In questo morire etico, l’intero popolo del paesone è stato considerato minorenne della storia politica, ciò perché i suoi rappresentanti disonesti sono stati incapaci di gestire la cosa pubblica. Conosciamo tutti la nostra tragica realtà inondata da tutto ciò che può definirsi malefico, come l’immoralità, la corruzione, la collusione tra camorra e istituzioni, il nepotismo mafioso. Ora credo tutti ci rendiamo conto ch’è tempo di riflettere circa il cambiamento verso un orizzonte di onestà e il modo come operare. Bisogna pensare alla parabola del chicco di grano che deve essere seminato nel solco del terreno fertile. Operazione molto difficile da comprendere, perché bisogna morire a se stessi per dare buoni frutti. Infatti se il chicco di grano muore nel terreno fertile darà grandi frutti, diversamente marcirà senza dare frutti. Sembra di aver smarrito i punti di riferimento che indicavano un cammino etico, capace di sposare la coscienza individuale con quella comunitaria. Il nostro invito al cambiamento si esprime attraverso la volontà di una lettura altra ad una emergenza politica che trova la sua genesi nel rifiuto dell’altro. Questa emergenza si evince dalla incapacità di compiere azioni per il bene comune. Ma chi è che compie l’azione politica se non l’uomo, quindi non dobbiamo ritenere la politica, né sporca ,né immorale, se la politica è frutto di immoralità questa è colpa dell’uomo il quale attraversa una spaventosa crisi etica, e quindi valoriale, ha fatto confondere il bene con l’utile, il progresso con civiltà, la legge con la giustizia, il relativo con assoluto. Tuttavia, continuo a credere che l’uomo può educarsi al punto di avere coscienza di compiere azioni politiche con il grembiule del servizio, come ci ricorda il vescovo dei poveri Don Tonino Bello. Noi rifiutiamo lo scioglimento del consiglio comunale che condanna tutti, per decreto presidenziale, ad essere considerati minorenni della politica. Bastava neutralizzare la ciurma degli imputati e continuare a dare alla politica il suo corso naturale con le persone oneste. Così l’agonizzante paesone ha subito il colpo mortale da una logica perversa, questa non ha tenuto conto del bene comune ma, ha agito solo per interesse di parte. E’ necessario una forte testimonianza di sacrificio, impegno, eticità, moralità per uscire dalla dimensione dell’essere nessuno, come ci ricorda, Vittorino Andreoli nel suo recente libro “Nessuno” per tornare ad essere ammessi nella comunità politica. Questo nostro appello suggerisce di porre mano all’aratro e riappropriarci di ciò che ci hanno rubato, prima di tutto la dignità collettiva, seppellita sotto le maceria di un territorio distrutto e inquinato con la complicità delle istituzioni e mafia. In questi lunghi anni v’è stata un’abbondante crescita nel bosco del nepotismo mafioso e pseudo politico senza che, né la chiesa ,né la parte onesta della politica cercassero un percorso educativo per la fomazione della coscienza civica. Solo in questi giorni v’è stato la lettera del clero del paesone che ha cercato, attraverso l’appello alla comunità, di ritrovare, tutti insieme, la forza per cambiare. La politica, così com’è oggi, va depoliticizzata perché inquinata dalle mille etiche fraudolenti le quali hanno cercato di distruggere le direttrici che partono dalla coscienza del bene. In questo tempo, la cui morale assiale è stata ferita, noi, nel nostro piccolo, dovremmo ricucire i lembi lacerati del nostro tessuto sociale per cercare di instaurare una comunità, la cui comunione è la consapevolezza di compiere un’azione che possa segnare il bene per l’altro. L’azione politica è ancora inedita, perché l’uomo è inedito. Abbiamo bisogno di nuovi linguaggi che siano strumenti di riflessioni e che escano dalle gabbie dell’egoismo e dell’illegalità e fondino la loro comunicazione sul coraggio di dire “io sono libero”. Papa Francesco ha rievocato la figura del prete di strada, cioè di un uomo che vive la sofferenza e sappia interpretare i bisogni del popolo. Il politico è quello che con la sua azione cerca di evitare queste sofferenze e soddisfare i bisogni. Nessuno di noi possiede la magia del cambiamento, esso può avvenire se ognuno compie piccole azioni a favore dell’altro. La conversione al bene è la migliore testimonianza non solo per l’educazione dei nostri figli ma per il divenire delle nuove generazioni.
Francesco saverio iacolare