Il tribunale? Forse un “regalo” ai casalesi.
Abbiamo avuto da sempre individui, appartenenti ad una dimensione esistenziale, antropologicamente incapaci di agire con responsabilità ed onestà. Il cannibalismo pseudo politico è stato sempre la grande direttrice “culturale” che ha guidato le opposte fazioni nella spartizione del territorio, le quali, nel tempo, pur rimanendo nella sostanza uguali si sono involuti in una forma di bestialità il cui risultato lo abbiamo sotto gli occhi. Il paesone è stato ridotto ad una distesa deserta, priva di qualsiasi riferimento istituzionale. Nessuno dei rappresentanti che cercava di farsi sentire in parlamento è stato considerato degno di attenzione, questo perché la loro provenienza era quella da una terra di camorra ,la quale, a sua volta, non ha alcun valore al tavolo delle camorre. Lo stato ha premiato “l’intelligenza” dei casalesi “donando” loro il tribunale, perché più in grado di “gestirlo” rispetto ai mallardo e ai nuvoletta? Lo sterminio della Giustizia viene compiuto dalla legge fino ad uccidere , sotto una valanga di falsità, uomini innocenti come Enzo Tortora. Il caso più emblematico di come la camorra ammazza la Giustizia con la complicità della legge distruggendo, e, uccidendo innocenti e le loro famiglie. Nel disegno politico di quindici anni fa, di istituire per legge il tribunale nel nostro paesone, vi era un potenziale di crescita culturale circa la Giustizia e la legge, che avrebbe invogliato le condizioni etiche e morali di una popolazione, che ha perso la sua identità di popolo, verso obiettivi educativi e sociali capaci di influire sulle nuove generazioni. Grazie a queste due cattiverie, la rapina del tribunale e lo scioglimento del consiglio comunale, il paesone, da che non era niente, oggi è diventato una massa amorfa priva di qualsiasi spiraglio futuro, né riferimenti istituzionale. Ora i cani sciolti hanno più potere sul territorio. Gli “intrallazzieri” romani hanno creduto opportuno di criminalizzare centoventimila abitanti, su centotrenta, abolendo una legge dello stato facendo del paesone una carta straccia. Questo significa esercitare la violenza del potere e dimenticare che esiste un popolo da governare con Giustizia e, non dei sudditi da punire con leggi, schifosamente di parte. Si evince in questa decisione una cattiveria da parte di individui che, non essendo in grado di risolvere alcun problema, perché privi di cultura politica, usano il metodo dell’isolamento. Chiedere le motivazioni di tali decisioni e come chiedere il rispetto e la dignità della Giustizia, favorendo la legge quando ostacola la Giustizia. Tutti sanno che a livello europeo contiamo meno di niente. Roma, per adombrare la sua incapacità di governo, rimescola le carte ad ogni avvicendamento politico, volendo dimostrare la propria superiorità al governo precedente. Il risultato di quest’atto di superbia è stato quello di diventare una nullità politica, di conseguenza il paese si è smembrato tra scioglimenti di consigli comunali, trattative tra stato e mafia, corruzione, illegalità diffusa, devastazione delle istituzioni da parte di mafia e camorra. In tutto questo nichilismo razionale v’è la mancata responsabilità, l’ignoranza, l’impreparazione, l’arroganza di tanti poveri schiavi che sono stati al servizio dei clan, facendo delle istituzioni un luogo di rapina e non un baluardo dello stato. Nella nostra realtà non v’è stata una riflessione circa la cultura di una pedagogia politica capace di creare un processo osmotico tra chiesa, istituzioni e cittadini, né si prospetta al momento, al nostro orizzonte, una tale possibilità. Dobbiamo liberarci di questa oscura regia che da anni conduce il gioco scegliendosi, a piacimento, gli utili idioti di turno che , come schiavi senza dignità, fanno ossequio al potere. Purtroppo questa è stata la “politica” esercitata da sempre senza che nessuno dei “guardiani” della democrazia si sia mai accorto dello sfascio che distruggeva il tessuto sociale del paesone. All’interno di questo lacerato tessuto sociale, da anni, si è formata la convinzione di una superiorità della cultura del banale, esercitata dalla camorra, che ha imposto “l’assassinio” della genitorialità come guida spirituale. Abbiamo una grande sofferenza morale provocata da sinistri individui senza scrupoli al servizio dell’illegalità. Tutto questo dovuto al fatto che nel “sistema arterioso” della “puttana” italia non v’è più neanche sangue marcio ma, solo marcia corruzione. Vogliamo ribadire che il silenzio con cui è stato accolto lo scioglimento del consiglio comunale è la prova di una totale indifferenza circa la “comunione “ tra le istituzioni e cittadini, un lungo silenzio appena interrotto dalla lettera del clero che, comunque, ha suscitato, e continua a farlo, un certo interesse verso obiettivi di una rifondazione politica che deve tener conto di ciò che diceva il grande uomo prete, Don Lorenzo Milani, ai suoi ragazzi di Barbiana autori della più sconvolgente “rivoluzione pedagogica” del 900, tracciata nella “Lettera ad una professoressa” che tanto fastidio ha dato al potere degli ottusi. Egli diceva, a proposito della politica “ Essa è l’azione con la quale si cerca di risolvere i problemi della gente cominciando dagli ultimi”. L’essenza di questo concetto è stato ripetuto più volte da Papa Francesco nelle Sue affollate udienze. Il nostro paesone non ha mai avuto una classe politica con intelligenza socio-esistenziale. Esso ha subito la devastazione dell’estetica del bello che va, dall’arredo urbano- vedi il mostro di piazza Gramsci- alla coscienza etica. La grande solitudine delle idee, di tante risorse umane, restano relegate, con la loro sofferenza, nella tenebrosa periferia del dolore. Le nostre inutili istituzioni sono state incapaci di leggere che la grande resistenza alla sofferenza e alla sopportazione genera, nelle persone sensibili, grande dimensioni etiche e morali capace di offrire perdono agli assassini della libertà. In codesta ottica gli uomini di buona volontà, che si apprestano al cambiamento, dovrebbero cominciare a tracciare solchi che guardano orizzonti altri. Dobbiamo avere la cultura e il coraggio di uscire fuori dal nostro gretto provincialismo, questo ci tiene prigionieri di un egoismo che ormai ha fatto il suo squallido tempo. Spazzare via i tromboni stonati di orchestre privi di “maestri” è il primo passo per far emergere uomini e risorse capaci di diffondere la gioia della cultura del dare, solo nel dare v’è il più grande dono dell’avere. Una dimensione spirituale questa che appartiene a tutti coloro che hanno amore per l’altro, specie se sconosciuto.
Francesco saverio iacolare