La filosofia come dialettica planetaria

Pubblicato il da Iacolare Francesco Saverio

La filosofia come dialettica planetaria

dall’essere, all’esser-ci

 

 

Fra le tante presunzioni dell’occidente v’è quella di aver dato i natali alla filosofia ieri, oggi presume la necessità di una educazione europea, americana, mercantile, consumistica ecc.. , ci chiediamo a quando si potrà parlare di una educazione per l’uomo?

Fino ad oggi la società sta addestrando ma non educando in quanto coloro i quali sono addestrati devono rispondere a delle leggi e non a dei sentimenti, l’uomo educato agisce, per sua natura, liberamente, spinto da emozioni e sentimenti. Ci chiediamo ancora a quando la messa al bando della geografia della divisione e la riscoperta della distinzione come ricchezza.

Gli ultimi decenni hanno segnato la crisi della modernità come paradigma di unificazione culturale, tuttavia sulla mappa planetaria sta emergendo una pluralità di soggetti non più riconducibili a sintesi monistica; questa pluralità di uomini viene interpellata da una coscienza planetaria ciò perché sono stati superati i presupposti preumani dell’antagonismo perciò chiamata a sfide epocali che minacciano la specie, qui la necessità di dare vita ad un nuovo patto sociale che abbia una dimensione ecumenica che fondi una diversa comunità mondiale, quella che il filosofo Balducci chiamava cosmopoli.

Ora facendo ricorso alla maniera maieutica- così come si pone il libro dell’amico D’Alterio – ma come intento ermeneutico ci chiediamo quando, dove, come nasce la filosofia? Sappiamo tutti che essa nel suo significato semantico significa amore  per il sapere. Se quindi la filosofia è amore per il sapere si deduce che è anche amore per la vita, ciò significa che può essere la chiave di una esistenza alla ricerca cosciente del suo esser-ci nel mondo. Essa è un modo diverso di entrare in contatto con l’esperienza; potremmo ipotizzare che la filosofia è l’oltre della contingenza per cogliere ciò che oltrepassa l’immediato.

Credo si possa dire che la meraviglia, l’incantamento, abbiano spinto l’uomo verso l’amore per il sapere, quindi per la conoscenza: allora mi chiedo e vi chiedo è possibile ipotizzare Adamo ed Eva come il primo cominciamento verso la conoscenza? Un tentativo di conoscenza costato una cifra di dolore per conquistare la verità e la libertà? Ma mi chiedo anche se tutto ciò è vero, forse ciò potrebbe essere vero per la libertà perché essa è un divenire, un processo di conoscenza, certamente non è vero per la verità perché non è un processo di conoscenza ma un atto di fede.

Ma allora dovremmo ignorare quello che molti manuali di storia della filosofia affermano quando si legge”La filosofia è nata in Grecia”,ma perché ignorare?

Se diciamo che la filosofia è amore per il sapere, se il soggetto che esprime amore è l’uomo, se amore è meraviglia e incantamento si deduce che la filosofia è nata nel cuore dell’uomo.

Da quanto detto, bisogna dedurre che il contesto didattico nel quale avviene l’apprendimento è l’universo uomo dal quale nasce la verità profetica la cui funzione non è solo di aprire gli orizzonti della terra promessa a coloro che vivono nella schiavitù del presente,ma di tener in serbo le risorse conoscitive e morali per i momenti in cui la “città”perde le sue sicurezze,ciò perché è iniziato un processo di secolarizzazione.

Se vogliamo ipotizzare una data di questo processo la sua genesi è quella illuministica, però nulla osta l’ipotesi dell’epoca sofistica.

La Rivoluzione francese è il luogo in cui la dimensione spirituale, nella quale l’Europa si era formata nei secoli precedenti, viene rifiutata dalla filosofia illuministica segnando una netta dicotomia tra fondazione sacrale della storia e necessità secolare della storia.Cioè la storia non più intesa come un farsi della volontà di Dio nel mondo ma come formarsi di eventi che derivano dalla razionalità e dal volere dei cittadini.

Questo vale per la dimensione di una laicità laica e non per quella informata dai principi cristiani o meglio evangelici. Personalmente,credo che il mio limite,la mia caducità,la mia finitezza mi spingono a dire- L’uomo è nella verità quando da solo non riesce e non è in grado di riconoscere o trovare un senso nella vita,quando scopre la sua dipendenza,quando si affida,ed è in questo atto di affido che l’uomo transita dalla disperazione alla salvezza,dalla dimensione della contingenza a quella escatologica.

Qui la necessità di porci un altro interrogativo

A che serve la filosofia?

La visione pessimistica di un mondo come il nostro dove non vi sono certezze,speranze,non v’è e non si è dato un senso alla nostra esistenza, dove vi sono milioni di morti all’anno ad opera dell’egoismo umano è facile in questo contesto dire che la filosofia non serve perché essa non è intesa come attività spirituale ma è altro.la filosofia è altro quando diventa strumento dialettico per ottenete i primi posti nell’ attività utilitaristica del potere, essa non è un metodo di pensiero, essa è cultura, è libertà e qui si giustifica la nascita della filosofia nel cuore dell’uomo.

L’uomo si lascia fagocitare dalla visione pessimistica di tipo utilitaristico, però lo stesso uomo ritiene che la filosofia è utile in quanto è la via maestra verso l’esercizio del ragionamento, quindi del pensiero.

Un pensiero che si esprime attraverso l’educazione della persona, la cui formazione è detta paídèia. Qui nella complessa formazione della persona nel lungo esercizio del pensiero nasce il filosofo, questi non è il professore di filosofia, ma il filosofo è colui che per lunga educazione sa testimoniare e garantire prudenza e saggezza. Qui il filosofo diventa la guida del corpo sociale, guida in quanto è capace di innalzarsi sopra le passioni, gli interessi individuali per pervenire al bene generale.

Crediamo che a questo serve la filosofia, è forse chiedere troppo?

Questa riflessione ci impone di decodificare le nostre convinzioni occidentali per cercare di essere planetari. Oggi il mondo occidentale è profondamente malato, la sua malattia si chiama filosofia mercantile,una malattia che ha disidratato di ogni goccia di spiritualità la coscienza morale, rendendo aride le nostre anime.

Abbiamo smarrito le ragioni della convivenza mondiale (forse non le abbiamo mai avute) tra i popoli, nonostante il mondo diventi sempre più piccolo del villaggio globale di M. LUAN rischiando l’implosione delle coscienze. A questo punto mi sovviene un dubbio circa il pensiero occidentale. Ricordate Procuste il famoso ladrone dell’ Attica, la zona della Grecia centrale. Questo ladrone attirava i viaggiatori con degli stratagemmi e dopo averli depredati dei loro averi li stendeva su di un letto di ferro, se il letto era lungo allungava le membra delle vittime, se corto tagliava le membra.

Secondo la leggenda fu ucciso da Teseo, il famoso re atienese che secondo alcuni è stato un personaggio reale, promotore di pace e di giustizia.

Qualcuno si chiederà qual è il dubbio? Forse che Occidente è sinonimo di Procuste. Infatti l’occidente ha espresso un pensiero unico attraverso il quale pur di affermare se stesso ha rifiutato l’Altro negando la sua inestimabile ricchezza intesa come dono che arricchisce la vita.

Purtroppo nel nostro oggi a dimensione presentocratica, l’altro è solo chi è risorsa economica, diversamente è soggetto da eliminare mediante la fame, l’ aids, la povertà, categorie di guerra a bassa tensione come sostiene Emanuele Severino. Noi abbiamo sempre concepito l’ universalità come una parte che si dilata fino a diventare il tutto. Una parte che con la propria logica vuole globalizzare fino a diventare la totalità.

Diversamente l’ uomo planetario che da luogo all’ universale nasce dall’incontro, esso non è dato a priori, senza o contro l’ altro, ma deve passare sempre attraverso l’incontro con l’altro. Credo che la più grande conversione dal punto di vista umano sia esso laico o antropologico non sia necessariamente una fede religiosa, ma è l’ esposizione all’ altro al dialogo alla convivenza accettata e scelta. Il compito della filosofia in questo contesto è quello di convocare le coscienze di tutte le differenze e di tutte le identità, non deve muovere né da Oriente né da Occidente né dalla ragione laica né dalla religione. Credo che tutti siamo d’ accordo nel credere che la verità laica è quella dell’uomo nel suo cammino di pace, benessere,giustizia; mentre le “verità” religiose sono differenti rispetto alla dimensione escatologica che viene identificata nel Paradiso che significa giardino dell’ Eden. Si può ipotizzare che la crisi dell’ attuale civiltà sia la necessità di nuovi intendi ? Ecco il compito della filosofia come riflessione planetaria. Un compito arduo che consiste nello spogliarsi dal pregiudizio maschilista per cui il soggetto umano si autoconcepisce del tutto autonomo, si è fatto da se. Una dimensione questa che esclude il dono della gratuità come il darsi per l’ altro e ciò provoca una mancata comprensione planetaria. Tutto ciò ci rimanda all’idea dell’ ermeneutica come cammino educativo, come conoscenza di sé. Una dimensione educativa fatta passare per comunicazione e invece è sempre stata una sterile trasmissione di dati e mai di sentimenti. In cio’ l’ animo umano sensibile all’ essere maschio e femmina avverte la nostalgia dell’ assente che può rappresentare una nuova frontiera speculativa. Ecco la sfida della ricerca filosofica, quella di riflettere sull’ uomo in quanto essere e in quanto esser-ci.

Credo che filosofia possa significare: la speranza avrà il suo nome

                                                                                                                

                                                                                                         FRANCESCO SAVERIO IACOLARE

                                                             

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