Alla ricerca della memoria smarrita

Pubblicato il da Iacolare Francesco Saverio

                                   Alla ricerca della memoria smarrita.

 

 

Ci chiediamo se la nostra “città” è l’ insieme di agglomerati di corpi, che vegetano all’interno di un’area che la si considera il mondo, oppure una città abitata da persone pensanti capaci di evolversi dalla prostrazione di un provincialismo becero che impedisce di produrre un’idea di cultura? La nostra è la condizione di coloro che sono dannati all’inferno dell’ignoranza della politica, luogo manipolato nel tempo dai poveri furbastri di turno. Un luogo di tortura capace di stritolare qualsiasi capacità di talenti. Un luogo dove la ricchezza celebra i suoi discepoli in una “marmaglia oziosa”, impedendo loro di pensare e di amare. La cultura di costoro esprime sentimenti negativi come: egoismo, possesso, omertà. Una comunità, la nostra, priva di comunione che continua a confondere, il piano dell’utile con quello del bene collettivo. La nostra “forma” culturale, se v’è una forma, è quella del caos. Al divenire si preferisce la stasi, la palude, il pantano, ove le rane possono essere padrone dell’ambiente puzzolente, nessuno deve avvicinarsi. Un luogo immobile, tutti devono essere “polli”, nessuno deve osare di essere “aquila”, pena l’isolamento. Antony De Mello è stato tradito. Tuttavia,  molti coraggiosi lottano contro la dittatura dell’ignoranza donando a Giugliano il suo posto d’onore nella scala di una cultura di  ampio respiro. L’accezione sociologica del nostro vasto territorio è quello di un “recinto”, con tentativi di democrazia compatta, che si compone di una “mandria autonoma”, la cui dimensione decadente è quella di consentire, giorno per giorno, alla massa dei mediocri di trionfare e predicare l’uguaglianza, la loro. La mancanza di cultura non permette di comprendere che esiste l’uguaglianza della diversità, cioè non è possibile fare parti uguali tra disuguali. L’uomo, nella sua dimensione divenente, non è uguale mai a se stesso, Eraclito insegna. Questo il motivo per cui non si potrà mai rendere il disuguale uguale. Noi siamo per l’altra Giugliano, quella delle persone che pensano, quelle che per scelta etica ci siamo posti fuori dal recinto ove vegeta la mandria. Nonostante i mille impedimenti vi sono coraggiosi tentativi di fare cultura, non quella fatta di semplici segmenti fini a se stessi, frutto di elemosina pubblica, ma quella che lascia il segno perché offre riflessioni e possibilità educative “altre”; condizioni necessarie allo schiudersi di orizzonti totalizzanti . I segmenti di cultura sono di colore grigio-opaco, hanno come scopo e fine il narcisismo e il vetrina-r-si su di un palcoscenico solitario. Quello che resta della politica, quel poco di stampa scritta ed orale, le quasi inesistenti agenzie culturali sul territorio, la piccola finestra televisiva: perché non rinunciano al loro egoistico “IO SONO” e ci si converte alla necessità del “NOI SIAMO”, L’agonia dell’ ISE rientra nella logica del recinto di coloro che, nel tempo, ne hanno fatto uno strumento personale, escludendolo, nonostante tutto,  dalla sua missione di agorà. Oggi, che v’è più consapevolezza culturale, chiudere l’istituto è un attentato al divenire della coscienza della città. Perché queste flebili voci non cercano di essere unica voce, nel rispetto delle diversità in un progetto che guarda la formazione etica su di un unico principio, “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te.” Partire da un progetto di crescita della persona che riguarda la conoscenza dell’altro, attraverso il percorso “del nome e del volto”. La politica se non recepisce tali necessità, non avrà la dignità di essere politica, sarà solo comitati d’affari. La nostra “cultura” politica è lontana dalla valutazione di una mediocrità decente. La cultura, quella fatta di sacrificio, che si produce da noi è fatta di una luce che cerca di espandersi il più possibile. Togliamo queste “fiaccole  sotto il moggio”, alziamole in modo che tutti possano essere fiduciosi della speranza, specialmente coltivare quei talenti che sentono l’impegno e il sacrificio per il proprio futuro. Giugliano non ha figure di intellettuali ieratici, vi sono persone colte con grande sensibilità che si prodigano per il bene della città. Molti giuglianesi sono convinti che il proprio desiderio sia la misura del bene e del male. Questo è peccato di superbia. Una semplice proposta . Perchè il comune non stipula una convenzione con la TV locale, di un certo numero di ore al mese da far gestire agli operatori della cultura e della politica? Potrebbe essere un luogo di confronto civile,onesto, fuori dai recinti. Parafrasando il grande Karol oserei dire, non abbiate paura, aprite le porte alla cultura dell’animo. Se non v’è risposta, ad una semplice proposta, anche negativa , avete il terrore del confronto con la città.

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