Complessità circa il testamento vita

Pubblicato il da Iacolare Francesco Saverio

Complessità circa il testamento vita

 

L’obbligo morale di curarsi ,e di farsi curare, deve misurarsi con la situazione concreta con la quale valutare se i mezzi terapeutici a disposizione siano proporzionati alle prospettive di miglioramento. La rinuncia a mezzi straordinari o sproporzionati, non significa suicidio o eutanasia, solo accettazione umana della propria caducità di una realtà biofisica irreversibile. Il rapporto paternalistico, medico paziente, instaura una condizione di sudditanza a danno della relazione.E’ necessario una priorità della relazione per liberare il paziente dalla sudditanza psicologica. Lo sterminato orizzonte offertoci dalle conquiste biotecnologiche ha generato nell’uomo un senso di onnipotenza, che diventa frustrazione di fronte all’esperienza naturale della morte. Nel corpo sofferente si rende visibile, attraverso la Persona, il disagio ontologico dovuto alla precarietà dell’esistenza umana. Davanti al senso di onnipotenza, e al disagio ontologico, dovremmo ricercare una terza via capace di dare senso alla vita nel contesto della precarietà dell’esistenza. Essa non deve essere riduttiva alla sfera biologica ma, attiene alla dignità della persona, come tale non può essre sottoposta ad accanimento terapeutico. Muovendoci nell’ambito dell’antropologia cristiana, vorremmo offrire qualche ipotesi di riflessione, senza alcuna presunzione, circa la comprensione della dignità della persona. Volendo rimanere nella dimensione teoretica, la possibilità di scissione dell’individuo, come realtà biofisica, e persona come realtà ontologica è possibile.Quando siamo davanti all’uomo sofferente, questa distinzione non è più possibile perché v’è la comunione ontologica con Dio che provoca il dramma nella persona se accettare o meno la sua biofisicità. La persona è il punto di arrivo della Fede, questa non è strumento di conoscenza, né di saperi. Lo strumento umano della conoscenza, il logos, è in perenne conflitto con il Verbo increato che si fa , giorno per giorno, tempo, linguaggio, amore, gioia, sofferenza, attraverso il Verbo incarnato. Noi pensiamo che la  sofferenza della biofisicità di Cristo, offesa dalla crudeltà della ragione, non abbia minimamente intaccato la dignità della Persona perché situata, per vocazione, su di un piano superiore. La caducità biofisica ha il suo percorso naturale nella morte, questo percorso deve essere rispettato dalla scienza, senza presunzione di rimuovere , né la malattia né la morte. L’ostentazione voluta da Karol Wojtyla della sua immane sofferenza, la richiesta di lasciarlo tornare alla Casa del Padre, è un messaggio forte dato a coloro che contro la Giustizia della coscienza, antepongono la legge della ragione. Noi reputiamo la Persona l’immagine e somiglianza di Dio, come tale tiene una dignità inattaccabile dalla miseria umana. La dignità della Persona è un “già dato ma non ancora”. Noi pensiamo che le mille considerazioni dell’uomo, di fronte al dramma della sofferenza, possano considerarsi le variabili umane che invadono , con una dubbia punteggiatura, la grammatica di Dio. L’immagine di un Dio “padrone” della vita e della morte, esclude l’uomo, chiamato dallo stesso Dio, Suo collaboratore nella creazione, in modo particolare dal ruolo genitoriale. Attraverso la coocreazione l’uomo conquista la sua libertà e responsabilità. Il Dio padrone è in stridente contrasto con il Dio Madre di Isaia e il Dio  Padre misericordioso. Noi non possiamo credere in codesto dio, il nostro Dio è solo Amore. L’amore non può uccidere. Per quanto ci riguarda siamo nell’elenco dei donatori d’organi in Francia, a Lourdes, da circa trent’anni. Il ddl testamento vita, di Calabrò, è attraversato da una concezione meccanicistica-scientifica-sperimentale, nonché provinciale in quanto, come tale, si trincera dietro la “dignità della persona” senza conoscere , attraverso le mille etiche plurali dell’umanità, cosa possa significare dignità della Persona nella cultura buddista, induista, nei molteplici cristianesimi, nei non credenti, ecc..  ecc.. in modo particolare nei nostri percorsi dell’antropologia cattolica. L’uomo deve dimenticare la superbia di essere “misura di tutte le cose”, il nostro compito è portare a termine il “già dato ma non ancora”. La “morte” è l’unico luogo deputato ad ESSERE in comunione ontologica con la Croce. La pietà, l’amicizia, la compassione sono le grandi ipostasi della dignità della Persona, non sono la Persona. Dio è la Persona per eccellenza. Lasciamo alla ragione il compito di riflettere sulla biofisicità. All’ontologia il compito della dignità della Persona.

 

 

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