La Passione incarnatasi sotto le macerie d’Abruzzo.
La tragedia del terremoto ha dimostrato, ancora una volta e paradossalmente, che la sofferenza è catarsi collettiva, verità, amore per l’altro. Sulla via del calvario, Marco ci racconta che le guardie romane “costrinsero un passante, Simone di Cirene che veniva dalla campagna, a portare la sua Croce”. Da quel giorno il cireneo è stato purificato al punto tale che l’amore che abita in lui, lo spinge fuori dalla sua normalità per andare incontro, alla sofferenza. Il Vangelo, nonostante l’ostacolo nichilista, è stato recepito, ieri il Cireneo fu costretto a portare la Croce, dopo di lui, in ogni tragedia umana nessuno viene costretto a prendere la croce altrui , ma spinti dall’amore si lasciano abitare dal Cireneo. In questa dimensione esistenziale, l’immediatezza del bisogno realizza un processo spirituale fatto di soccorso e accoglienza. Una rottura, uno scacco al mondo delle comodità, per correre, con amore e solidarietà, nel mondo della tragedia. L’uomo spesso si trova nell’incapacità di tradurre l’esperienza della sofferenza in percorso di Fede. Nella tragedia l’uomo dimostra di essere buono, ci si chiede allora perché? Ma è giusto porsi questa domanda? Noi crediamo che l’UOMO è buono, sono le circostanze, le debolezze, le miserie umane a rendere gli uomini diversi dall’Uomo. In questa diversità abita l’azione corrotta degli uomini, figlia del male. L’incarnazione della Pasqua nella terra d’Abruzzo può considerarsi , forse, una via per “conoscere “ Dio attraverso l’umanità di Cristo. Tutte le macerie rimosse dalle migliaia di cirenei non sono la dimostrazione di un’affannosa ricerca di senso attraverso il volto dell’altro? Una ricerca che spezza le catene della stanzialità egoistica, ipocrita e superba del proprio io. Una spinta che denuda gli uomini dalle complessità mondane e lo trascina verso l’esodo del tu. Questo esodo verso la terra d’Abruzzo è stato l’incontro con il Tu di Dio incarnatosi nella sofferenza. L’incarnazione rappresenta l’evento fuori dal quale non può esserci forma di esistenza, se non condivisa dalla ricchezza del dono di se. Una esistenza, la cui reciprocità del dono di se mostra la verità, non come possesso, ma consapevolezza di essere accolti nella Fede. Forse nel pensiero di molti v’è stata una domanda di perdono per se e per altri per “l’abbandono “ sotto la croce di macerie. Una certezza di pensiero, o meglio di preghiera, che preannunciava la rivoluzione della Resurrezione. Moltissimi invece si sono chiesti. Dov’è Dio? A che serve la Fede? Non è bastato a Dio la morte di Suo figlio? Una sequela drammatica di interrogativi paralizzanti per qualsiasi logica. Dio non è logica. Noi pensiamo che Dio è lì , nel cuore di coloro che lo invocano, di chi vuole dare dignità e senso alla sofferenza. La Fede è l’amore come dono che si traduce in coraggio, altruismo. La Fede è quella delle migliaia di cirenei di oggi e del tempo,quelli che non chiedono nulla in cambio della loro opera, quelli che sono felici del loro dare, perché questa la ricchezza dell’avere. La Fede non può dare risposte al dolore dell’uomo, non sarebbe Fede. Cristo non scese dalla croce perché avrebbe celebrato il successo, la vittoria di una sfida,” perché non scendi dalla croce se sei veramente il figlio di Dio”? La venuta di Cristo non era quella di accettare le banalità dell’uomo e le sue sfide, è stata quella di salvare l’Uomo dalla morte eterna. Il preludio della Resurrezione è la promessa che Cristo fa a Gesta, il buon ladrone, che dopo la conversione chiede :“ ricordati di me quando sarai alla destra del Padre.” Gesù risponde.: “ Oggi, sarai con me in Paradiso.”. Intanto sul volto Dima, il cattivo ladrone, v’è il rifiuto alla conversione . Noi cerchiamo un futuro da Cireneo, non quello di un Dima ladrone. L’Abruzzo, con la sua dignità, è terra di Cireneo e accoglienza. Un luogo epocale per il terzo millennio, v’è stato l’incontro della solidarietà ove gli egoismi dell’io sono miseramente caduti davanti alla potenza dell’amore. Un luogo che ha segnato la domanda di un’etica dell’edilizia, della consapevolezza, della responsabilità, dell’impegno. Un incontro tra diversi con le singole “ricchezze” al servizio di tutti. Perché non cominciare da questo evento per una rifondazione catartica?