La prostituzione della Democrazia
La Democrazia è la grande prostituta che tutti gli uomini di potere fanno prostituire, essa, purtroppo non sa di essere una prostituta. Una forma di governo che prevede la partecipazione popolare, vista l’impossibilità fu istituito l’istituto della rappresentanza. Ottimo principio, come tutti i buoni principi anche questo fu depravato dai disonesti. Il popolo elegge, anzi, ieri vi era un popolo che eleggeva, oggi non è più il popolo che elegge, la mafia lo manovra. La mafia, il più nefasto carcinoma le cui metastasi mortali sono diffuse in un corpo ove, giorno per giorno, si somministrano gettoni linguistici di democrazia creando l’alone di normalità. Abbiamo appreso che a Giugliano esiste la mafia, ad affermarlo è stato il procuratore della repubblica di Napoli Giandomenico Lepore. Può sembrare un’affermazione scontata, no, è un messaggio alla città degli onesti, forse un’accusa alla diffusa omertà, o, meglio ancora, un invito a decodificare il concetto tradizionale di mafia non più inteso come colui che imbraccia il fucile e spara da dietro la siepe, ieri. Oggi la mafia è il luogo della illegalità, legalizzata dalle istituzioni. E’ il luogo ove la numerocrazia mafiosa si nasconde dietro il concetto di democrazia diventando politica. Un modello mafioso assurto a politica dove intorno ad un tavolo, non istituzionale, seggono i mafiosi numerocratici e si spartiscono il potere. La mafia da tempo è inserita nel tessuto sociale perché ha investito sui figli, nipoti, affiliati, facendoli studiare e diventare anche discreti professionisti. Un modo legale per partecipare alla grande abbuffata offerta dalla cattiva politica. La mafia, dunque, perde quella visione tenebrosa del passato acquisendo la “dignità” di “ O sistema” come definita da Matteo Scanni e Ruben H. Oliva. I nostri adolescenti scorazzano sui loro cellulari dalle immagini violente del camorrista alle colonne sonore di esaltazione musicale. Il capo della Direzione Nazionale Antimafia , Piero Grasso, ha detto che l’emergenza rifiuti della Campania è stata “elevata a sistema, creata e mantenuta ad arte”. Nella relazione annuale della DNA si legge: “ i politicanti avrebbero architettato una perversa strategia politico-economico-criminale.” Ma che bravi questi mafiosi che continuano ad ospitare sulle nostre terre e e sui nostri mari il marciume del mondo. La parmalat ebbe dai casalesi la garanzia della distribuzione del latte in Campania.Il grande numero di sportelli bancari sono molteplici accessi alla grande lavatrice di denaro mafioso depositato nella nostra Giugliano. La splendita produzione agricola è stata distrutta per far posto alla peste dei rifiuti con la complicità di molti pseudo-disonesti-politici della nostra città. Il nostro territorio è stato svenduto alle multinazionali perché i suoi mille amministratori sono diseducati e ignoranti, non conoscono la cultura del bene collettivo. Giugliano è stata posta fuori dai flussi turistici per l’incapacità della mafia di avere progetti degni di una città civile. Ciò non potrebbe mai avvenire perché la mafia è incivile, per questo siamo la cloaca di tutti. Il riferimento alla mafia è voluto perché essa è diventata politica da anni. Gentaglia che ha guadagnato milioni di euro con eserciti di leccaculi, complici del degrado collettivo, sono chiusi nella loro tristezza non avendo il coraggio di amare. Vigliacchi che sanno e non denunciano. Forse è questo il messaggio di Lepore? Questa la nostra democrazia? La forma di governo più bella del mondo è stata ridotta ad uno squallido sistema di criminalità che la regola dei numeri, detta maggioranza, ti fa assistere impotente allo spettacolo immondo di una maggioranza numerocratica che trasformato il bisogno del popolo in ricatto mafioso. Una cupola che saccheggia il denaro pubblico presente in ogni luogo ove v’è l’istituzione corrotta. Il sistema è dilagante in ogni mente perversa di coloro che hanno venduto la propria dignità al potere della ricchezza. E’ necessario una sommossa popolare contro il fare dei disonesti mediante la istituzione e il controllo di comitati etici. Non andare a votare quando vi sono nelle liste individui sospetti di appartenere a famiglie indicate dalla legge come pregiudicati. Questi comportamenti potrebbero essere una risposta di civiltà. Ci aspettiamo una grande opera di pedagogia politica dalle istituzioni.