Ma tu con chi stai in questa Babele?
La presunzione di una nuova cultura politica che da più parti viene reclamata non esiste, né esisterà mai, se non si parte dall’educazione della persona tra le persone. Ogni persona ha bisogno dell’altra. Le comunità, i gruppi, sposati all’appartenenza
rendono la persone libere di liberare le loro spinte creative, in un mondo dove non v’è più , né una dimensione politica del servizio, né una dimensione sociale dal volto umano. Tutto è stato burocratizzato in un contesto disumano e miseramente meccanicistico. L’anonimato è la perversa via attraversata da mille numeri che ci etichettano come oggetti fiscali. Noi nuttadini, cioè la individuazione del cittadino attraverso il numero, siamo semplici esecutori di cattive norme, leggi, fatte ad uso e consumo dei potenti. Queste vengono regolamentate a secondo l’interpretazione del più forte, ciò preclude qualsiasi riflessione circa lo sguardo verso la giustizia. Purtroppo, nel nostro contesto, non si è capace di esprimere una dimensione politica che abbia il valore di “servizio”. La morte della idee ha spazzato via la cultura della democrazia partecipativa, della costituzione, del pensiero rivoluzionario, dell’analisi di classe, del grande respiro dell’antropologia conciliare che esprime la cultura della pace e la giustizia che guarda ai poveri. Questi ricchi segmenti culturali sono parti integrante di una cultura dismessa del nostro migliore 900. Un 900 che ha espresso grandi tragedie, un 900 che ha saputo liberarsi delle sue brutture ed esprimere , attraverso i migliori uomini, eccellenze culturali, etiche, morali. Oggi il mostro burocratico ha ucciso il pensiero pensante, sostituendolo con l’agire servile e utilitaristico. L’uomo è stato ridotto ad oggetto della legge del più forte. Vogliamo ricordare che l’uomo non è fatto per la legge; la legge è fatta per l’uomo. Coloro che detengono il potere s’illudono che ogni loro pensiero sia la verità. Povera gente, afflitta da una povertà culturale capace di fare arrossire un porcilaio. Individui privi del senso di appartenenza che possa esprimere la cultura dell’alterità come primo momento di accoglienza. Una dimensione etica sconosciuta ai numerocratici nostrani perché, l’altro, chiunque sia, quando va bene è un avversario, diversamente è sempre un nemico da isolare perché fa paura. Purtroppo a Giugliano , da sempre, si esprimono codesti parametri. Il nostro paesone soffre di una complessità burocratica, “costruita ad arte “ che ha prodotto uno squallido monumento di eccellenza…….. imbrogliologica. Sta per finire, come tutte le cose che hanno inizio. L’avvicendarsi di uomini all’amministrazione del paesone è solo un diverso indirizzo che si da agli interessi. L’INTERESSE è sempre uguale, questa è la mostruosa leva burocratica che il grande vecchio muove a suo piacimento, servendosi dei burattini di turno. La morte della politica evita il confronto con i cittadini, questo è un buco nero nella coscienza critica degli onesti. Ciò ha reso l’amministrazione del paesone una proprietà privata, un fuedo inaccessibile, dominato dalla complessità machiavellica di una burocrazia da processo Kafkiano. Si avverte nel paesone un clima di continuo controllo da parte delle forze dell’ordine, il loro compito è quello di decrittare il codice burocratico è dare visibilità agli atti. Una speranza per la buona politica futura è quella di poter “uccidere” il mostro burocratico che domina, incontrastato, da sempre nella nostra squallida contrada. Noi siamo per una città che possa esprimere il desiderio di sane relazioni, di appartenenze culturali condivise, di progetti di crescita della persona, desiderio di Giustizia, volontà di denuncia. Noi siamo dalla parte della città. Tu da che parte stai? Ancora nello squallido paesone o hai deciso di cambiare? Fai la scelta dell’onestà e del sacrificio, certo ci vuole coraggio…trovalo. Una domanda che interpella la tua coscienza, se hai un po’ di coraggio, ascoltala sarai un altro; pulito, onesto, con la libertà di pensare e di parlare, cosa impossibile per i disonesti. Ritornare alla città potrebbe rappresentare un momento propedeutico all’educazione della persona che vuole ripristinare la cultura dismessa. Una riflessione collettiva per chi vuole abitare la città. Ci chiediamo:perché non liberarsi dalla nuvolaglia nichilista che soffoca il respiro della vita? Il desiderio di città può essere il punto di partenza per nuovi orizzonti educativi. Un momento di crescita e confronto tra diverse generazioni, quelle giovani in particolare che potrebbero accettare il “testimone “di continuità. Un testimone capace di farci ritrovare tutti su di un unico terreno dove ognuno di noi possa fare spazio all’altro che non c’è. Ecco noi siamo da questa parte. Tu da che parte stai?