Quando l’indignazione è necessaria.
Dovremmo considerare l’azione di Franco Carlea come un atto di indignazione necessario contro la omologazione dell’assolutismo etico? Questo è stato preludio a tutte le forme nefaste di totalitarismo, non tanto quelle disumane del 900 che si manifestavano con la violenza, quelle di oggi sono più sottili, vigliacche, perché impongono, con l’indifferenza e l’ignorare l’altro, il silenzio alla coscienza. Noi siamo sempre dalla parte dei “deboli”, quindi dei forti nella scala valoriale di coscienza. Bravo, coraggioso Carlea. Chi possiede una coscienza si ribella, chi no, continua nella prostrazione servile del suo non essere. Il nostro consiglio comunale è privo di grinta coscienziosa, una maggioranza di inutili yes man, pronata alla dittatura di oscuri interessi , dovuti al pensiero unico del “ grande vecchio” che, con arroganza, muove le marionette del teatrino giuglianese. Una minoranza virtuale che fa finta di esserci, non esiste opposizione perché non vi sono idee, solo slogan. L’istituzione ignora e disprezza il confronto culturale con la città, non avverte il “grido di dolore”che viene dal cuore degli onesti. Un silenzio assordante che fa orrore alla coscienza civile, quella coscienza che ha sputtanato l’ipocrisia del “dire” elettorale e del “fare” malefico di oggi. Un comportamento che esclude, volutamente, qualsiasi orizzonte comunitario, un misoneismo politico che prelude un frantumarsi della coscienza dei singoli, per confluire nello squallido contenitore del male. Non vogliamo offendere nessuno, vogliamo solo rivolgere un caloroso invito alla riflessione collettiva nella speranza che la coscienza possa ribellarsi ad un eventuale logos depravato al momento del fare. Tutti voi siete obbligati a realizzare l’etica del governo, ribellatevi alla schiavitù dell’etica del potere. La città soffre nel costatare: la perdita di dignità politica, l’arroganza del silenzio, l’incapacità di elaborare “documenti” per una migliore qualità della vita. Siamo la seconda città della campania, solo numericamente, ultima perché priva di dignità politica. Questa condizione è indice di incapacità di denunciare la propria insufficienza, caducità, di persone prive di orizzonti “oltre” il loro finito, gravemente malate della sindrome del delirio di onnipotenza. Se non siete capaci di esprimere una cultura politica, affidatevi con umiltà, al “ buon senso del padre di famiglia”, se siete impediti dal “grande vecchio” ribellatevi, se siete incapaci andatevene. Abbiamo saputo, dalla procura di Napoli, che il trenta per cento dei politici è colluso con la mafia. È carina la nostra procura nel raccontarci una realtà che noi pensiamo capovolta, forse perché non vuole spaventare i cittadini. Grazie procura della gentilezza. Purtroppo, sappiamo bene che la legge esprime tutta la sua violenza contro i “ladri di polli”, mentre celebra il “ricamo fiorentino del diritto” a favore dei potenti. Che tempi! Ieri uno dei più grandi folli dell’umanità, Socrate, credeva nella legge e metteva in evidenza il suo valore, che doveva rimanere intatto anche se una sentenza poteva essere sbagliata. Il “folle” accettò la condanna a morte pur essendo innocente per dimostrare ciò che credeva. Egli rifiutò l’aiuto del suo discepolo, Critone, di fuggire in un luogo sicuro. Oggi la legge non è più informata dalla certezza dell’assoluto, per questo è schiava delle mille ermeneutiche ideologizzate. Vi proponiamo una riflessione fantapolitica. Il sistema nervoso del nostro primo cittadino, in tutto questo caotico avvicendarsi, sta vivendo una condizione psicoanalitica che ci spinge a immaginare, un incrociarsi di vissuto retrospettivo che si sposa, in modo osmotico, con una maggiore maturità esistenziale del presente e che potrebbe meditare una clamorosa uscita da un palcoscenico di una politica che non gli permette di……..realizzare le sue propositive idee. Le sue condizioni attuali lo rendono sempre più estraneo ed indifferente, nel recitare un copione che non gli appartiene. Noi speriamo di non sbagliarci, nel caso contrario resti, dovrebbe mostrare in concreto di dare una svolta alla politica dando dignità plurale a tutte le etiche del pensiero libero, ma onesto. Dovrebbe cominciare a fare piazza pulita di tutti coloro che non sanno dire no, perché servili, dovrebbe imporre la critica costruttiva e instaurare il dialogo con la città, denudarsi e mostrare le proprie debolezze e offrirle in dono, stando con la mano tesa verso tutti. Noi staremo dalla sua parte. Una condizione di apostolo della politica. Che sogno….., potrebbe essere vero. Ti auguriamo di prendere la via di Damasco, devi solo avere coraggio. Diversamente, sindaco,sei condannato ad essere schiavo.
In fondo il nostro pensiero non è poi tanto di sapore fantapolitico.
Francesco Saverio Iacolare