AMICO DELL'ETERNO
Presentazione del libro di Antonio Castaldo “AMICO DELL’ETERNO”, Iedidia
Domenica 11 novembre presso la biblioteca comunale di Giugliano è stato presentato davanti ad un folto pubblico riscuotendo un meritato successo.
Premessa
Pochissime volte negli incontri culturali che si sono tenuti nel nostro territorio si è parlato di spiritualità, forse perché il nostro è un cristianesimo della domenica, un cristianesimo d’apparato, o, peggio ci si vergogna fuori dal tempo di domenica o dell’apparato collettivo. A noi manca il momento dell’ascolto, poche volte interroghiamo la nostra coscienza, scendiamo nella nostra interiorità. Questa sera, grazie ad Antonio abbiamo la possibilità di farlo, spogliarci delle nostre riserve nella condivisione del suo messaggio, altrimenti perché siamo qui? Definirei il messaggio di Antonio una splendita follia, così come elogiava Erasmo da Rotterdam, una follia come quella del poverello di Assisi che ha segnato un’epoca. La vera grande follia è stata quella del Golgota ove il sacrificio di Cristo ha posto la rivoluzione nel cuore degli uomini. Una rivoluzione che dona il giubileo dell’anima, cioè uno stato di grazia e ci fa diventare tutti Iedidia, cioè amici dell’eterno, quindi amati da Dio. Antonio ha preso come modello Salomone a cui il profeta Natan, mandato da Dio, lo chiamò IEDIDIA per mettere in rilievo la sua continua conversione e donazione di Sé. Mi auguro che possiamo essere sorpresi dalla follia della Croce.
La lettura dell’autobiografia dello spirito di Antonio, ci impone un continuo interrogarci di fronte alle riflessioni che si presentano ai crocicchi delle mille storie personali che spesso, o quasi sempre, le lasciamo scorrere senza dare ascolto al dramma che vogliono comunicarci. La mancanza dell’educazione alla relazione, circa il nostro esser-ci spirituale, non ci fa interrogare sulla nostra esistenza e farci chiedere: chi siamo? Dove andiamo? Da dove veniamo? Qual è la ragione del nostro esistere? Questa mancata riflessione è dovuta alla superbia della cattiva ragione che veste spesso l’abito del delirio di onnipotenza che, in mancanza di umiltà, si arroga il diritto di voler essere dio. In questo limitato orizzonte l’uomo si rende materia animata, priva della memoria coscienziale, o, peggio, opera la rimozione di essere fatto ad immagine e somiglianza di Dio. Un Dio Padre e Madre dell’uomo, come ci dice il profeta Isaia, ma non Padre delle religioni. Le mille religioni sono causa della separazione tra gli uomini perchè tutte vogliono essere la religione, diversamente l’amore unisce tutti gli uomini. Antonio ha compreso e vive questa grande verità estrinsecandola attraverso l’alterità che comprende una continua riflessione ermeneutica circa l’umanità. La via maestra sulla quale si dipana l’amicizia con l’Eterno. Un’amicizia che nasce fin dall’adolescenza che, con l’età adulta, si fa dono di sé ai piccoli pazienti che cura con il suo amore e le cure mediche. Cure mediche che tu, Antonio, pratichi secondo l’etica e la deontologia del padre della medicina, Ippocrate, attraverso il suo giuramento. Tu, non ti sei fermato solamente a Ippocrate, e questo è uno dei motivi della tua riflessione, ma, hai voluto seguire l’altro grande giuramento, quello dell’insigne scienziato portoghese, Amato Lusitano, noto come giuramento lusitano, che, da credente, ha cercato di lenire la sofferenza e comprendere l’origine del male. Chiederci quale sia l’origine del male è impresa impossibile esso ha una sua connotazione ontologica, forse nel peccato originale, questo ci dice S. Agostino ma rimane solo un’ipotesi. Oggi con l’avvento del post-moderno esso va ricercato e identificato nella finitudine del mondo, anche questa è un’ipotesi. Certamente esso è fuori dal tempo e dallo spazio dell’uomo, questo è entrato nel mondo attraverso la sofferenza che è ipostasi del male ma non è il male. Paradossalmente la sofferenza – per coloro i quali credono e sono animati dall’amore per l’altro- rappresenta la condizione di privilegio per quelli che vivono la propria esistenza interiore nella certezza che il loro è un costante dono che fanno al grande patrimonio spirituale della chiesa, che ha avuto inizio con la venuta di Cristo, il Quale ha recuperato le sofferenze dell’umanità precedente dando a tutti, credenti e non credenti, la dimensione “del già dato ma non ancora”, come ci ricorda il teologo brasiliano, Leonard Boff. Il male potrebbe essere considerato come la degenerazione delle nostre relazioni e la mancata formazione umana, di conseguenza quanto più ci fortifichiamo nella formazione umana più togliamo potere al male. L’accettazione e la consapevolezza, la serenità e la mitezza di Antonio della propria esistenza ferita sta continuando a rendere il proprio percorso spirituale una ipostasi della luce dell’Eterno, ciò gli è possibile per la sua ricca formazione umana. Una dimensione esistenziale che non avrebbe potuto aver luogo senza l’amore di Maria, dei figli, della famiglia di origine, di Carmela, la gemella donatrice del rene come hanno dimostrato le indagini mediche per la tipizzazione genetica del donatore, e di tutti coloro che ti amano. Un processo di osmosi che si svolge alla luce dell’amore universale, nella quale tu, Antonio, cerchi di vivere l’armonia di cui parla il grande gesuita ispano-indiano, Raimon Panikkar, quella che chiama armonia cosmoteandrica, cioè la comunione tra il cosmo la natura e Dio, la grande intuizione circa l’alterità, ti ha dato, e continua a darti l’equilibrio necessario per relazionarti con il tutto. La tua più grande relazione, dopo la famiglia, è stata quella del servizio come missione dell’alterità, che sacrificando in parte il lavoro, hai voluto fare l’esperienza nell’agone politico per testimoniare al popolo, che ti ama, la tua disponibilità, indossando il grembiule dell’umiltà, come ci ricorda il grande vescovo di Molfetta, Don Tonino Bello. Questo perché, contrariamente a ciò che si dice, circa il detto la “politica è sporca”, tu volevi dimostrare che, la politica è il più grande atto di Carità, come diceva Paolo VI. Purtroppo i tuoi ideali di vita si sono scontrati, con quelli di morte di individui dediti al solo interesse personale, privi di orizzonti spirituali, incapaci di instaurare relazione di gratuità fatte di dono di sé. Ti sei trovato insieme a sinistri personaggi affetti da egolatria materiale che li ha resi ciechi e incapaci di guardarsi nella propria interiorità. Lo smottamento etico ha causato una pioggia di ruggine rendendo il loro animo inaridito dall’indifferenza per l’altro, nel nome del proprio egoismo,un contenitore pieno di niente, nonostante ciò sappiamo bene che la tua ricchezza interiore non esclude costoro dalla funzione catartica della tua sofferenza. Volendo riflettere circa la loro esistenza, tu stai offrendo la possibilità di una metànoia da individuo a persona, cioè una conversione dall’orizzontalità piatta dell’esistenza limitata del proprio essere, alla verticalità dell’esser-ci trascendente. Per questo caro Antonio ti diciamo grazie per averci donato la tua limpida e solare esperienza nella quale non abbiamo incontrato pensieri ostili nei confronti dei tuoi detrattori che non hanno la necessaria cifra di sensibilità per gustare la tua altezza spirituale. Mi riferisco a quelli che con la loro assenza di etica della responsabilità, circa il bene comune di cui parla Habermas, hanno causato gravi mutamenti antropologici e il degrado delle istituzioni. Questa sconvolgente realtà è dovuta al fatto che costoro continuano, con la loro cupidigia, a vegetare nella dimensione dell’avere, una dimensione che rappresenta l’offesa più grave che l’individuo possa fare alla persona. Credo che poche anime grandi hanno pregato come fai tu a pag 213 quando rivolgendoti a Dio dici: ”Ti supplico, se i miei disegni si discostano dai Tuoi, non consentirmi di portare a termine il mio mandato per scopi personali ma fa che tutto rovini miseramente”. La tua riflessione profetica ha segnato un tempo divenente della ricca esistenza interiore di persona il cui sguardo è teso verso la trascendenza. Uno sguardo che si interiorizza quando dici in altra tua riflessione,” nulla mi portava a pensare che da una vita ormai destinata a finire potessero spuntare le radici per una vita vera che dal buio della morte sarei giunto alla conquista della luce e della verità assoluta”. Questa nuova riflessione mi da consapevolezza che tutti abbiamo una ricchezza interiore che dobbiamo coltivare. Questo comporta una conversione verso l’alterità che, nel nome dell’amore, ci permette di partecipare alla convocazione del discorso della montagna alla visione di Cristo. Antonio, tu sei uomo che hai fame e sete di Giustizia, quello che nel vangelo di Matteo viene definito un povero di spirito, un puro di cuore. Durante il tuo mandato sei stato contrastato per la diversità spirituale perché dedito al bene comune, luogo sconosciuto per lo squallore intellettuale dei tuoi detrattori. Costoro hanno perso una grande occasione, quella di poter dare una svolta politica al nostro paesone ch’è diventato terra di nessuno. A te il buon Dio ha regalato l’alfabeto necessario per leggere il tuo genoma spirituale, questo perché la sofferenza ti ha schiuso vasti orizzonti escatologici, loro, diversamente, continuano a negarsi come persone preferendo costruire ali di cera. Noi, abbiamo accettato la tua convocazione, di questa splendita serata, nella quale sentiamo di volerci più bene e che uscendo da questo luogo non possiamo non riconoscere che hai donato a noi una nuova dimensione dell’alterità, quella abitata dall’amore e non dall’egoismo. Grazie carissimo amico Antonio.
Francescosaverioiaco@libero.it