C'era una volta la politica

Pubblicato il da Iacolare Francesco Saverio

C’era una volta la politica.

 

La decadenza politica degli ultimi decenni è iniziata con l’ingresso nelle istituzioni di personaggi che hanno scambiato la politica come “luogo” da depredare. Mafiosi, prestanomi, disperati,cani sciolti,utili idioti,ecc..ecc..sono la nuova fauna del mondo politico. Questi, schiavi dell’avere,continuano a riempire come ladri di notte i loro sacchi dello “sterco” del diavolo. La mancanza di cultura politica ha prodotto il populismo più becero,cioè la mancanza di ogni regola, l’arroganza del potere, la depravazione  della democrazia, l’inesistenza delle  responsabilità. Qualsiasi imbecille, “nominato” in cariche istituzionali, si sente autorizzato a rubare perché protetto dal mafioso locale, regionale  o nazionale. Per giustificare il ladrocinio dicono “purtroppo è il sistema”. Tutti vogliono combatterlo e cambiarlo in teoria, tutti si adeguano al momento opportuno. Lo si combatte e lo si cambia se si è uomini, gli qua qua ra qua non sono uomini,dunque non saranno mai dei politici.   Chi ruba in politica non è un grande uomo, né un uomo, è uno schiavo che accumula ricchezze.  Un essere vegetale privo di emozioni, di affetto, un essere che può comprare tutto, mai, però, l’affetto di una donna, solo il corpo di una femmina. Recentemente il Papa ha detto “ Il cattolico che ruba non è cattolico, né può rappresentare la Fede.” Ecco chi è il “politico”nel nostro ambiente. Uno che non vive l’autenticità di un rapporto, né la stima di un amico che non ha, vive la solitudine del suo squallore privo di una relazione etica del suo esser-ci nel mondo. Purtroppo, vi sono meccanismi burocratici malati che “sposano” esseri immondi che operano ai danni del popolo. V’è una grave frattura fra popolo e  istituzioni, una frattura etica che denunzia il malcostume, la corruzione, il desiderio di pace sociale, la sicurezza, un futuro per i giovani. Un popolo che subisce la violenza di un’etica che non esiste nelle istituzioni che ha avuto l’arroganza di abolire le responsabilità individuali, per permettere di rubare impunemente.

La sensibilità del popolo è stata sempre guidata dall’intelligenza del cuore, è stato sempre contento di abitare  la periferia della sua vita perché là ha incontrato il povero, il derelitto, l’onesto, il dignitoso.

Lo pseudo politico non potrà mai essere compagno di viaggio dell’etica, della morale, perché schiavo del dettato machiavellico

“il fine giustifica i mezzi” V’è necessità di bonificare la storia da questo dettato infausto, insito nella logica infraumana. Solo da un “terreno bonificato” si può sperare in una classe politica che sappia dare frutti edificanti  e possa spazzar via le nefandezze commesse dagli attuali burattini al servizio del male.

La nostra è una legislatura senza anima, né politica, né partitica.

Un’accozzaglia di gente che ruba , giorno per giorno, l’ingenuità degli umili, degli onesti, utilizzandola per fini personali.

Nel nostro sottobosco, intrallaziero, depravato , corrotto v’è un grande rumore di “spade”, una lotta senza limiti alla decenza e al pudore, un odio reciproco che ha frantumato coalizioni e famiglie nel nome dello sterco del diavolo. Per la nostra dimensione locale diciamo, purtroppo, che squallore ragazzi, le vostre “visioni” politiche hanno il respiro di qualche chilometro quadrato che si esprimono da piazza municipio a via Roma,da piazza Gramsci e parte di via A. Palumbo; in cambio molte  proprietà sono fuori dal territorio. La pseudo-sinistra giuglianese  non ha prodotto, né  idee né programmi. Il popolo della sinistra e della destra e di tutte le possibili geometrie, è nauseato da elementi privi di etica comunitaria, saranno cancellati dalla memoria storica di tutto il popolo che oggi si vergogna di averli eletti.

Noi insisteremo sempre sulla necessità, nel nostro paesone, di una svolta culturale che  sappia presentare la differenza che passa tra le diverse anime della sinistra, del cattolicesimo, delle destre ecc..

Per dimostrare che alla fine le differenze sono delle sovrastrutture create a tavolino per confondere babelicamente gli uomini. Le differenze devono esistere senza la presunzione strumentale ove si vuole dimostrare la superiorità di una cultura rispetto alle altre. Noi cattolici abbiamo fondato da sempre la cultura nella prospettiva escatologica del Vangelo. Le altre, avendo un’unica dimensione orizzontale, sono prive  della fede che offre il modo evangelico di conoscere l’uomo. Le differenze sono dovute alla pochezza mentale di coloro che sono privi di libertà, di umiltà, del senso di accoglienza, ecc..  diversamente, ricchi di disonestà, di egoismo, di arroganza. Quando al centro di ogni progetto si pone il bene comune, il servizio, la disponibilità, la possibilità di un’autonomia culturale per il bene dell’altro, tutte le differenze cadono. Noi come cattolici fondiamo la nostra laicità sul dettato evangelico “Date a Dio quello ch’è di Dio a Cesare quello ch’è di Cesare”. A differenza di coloro che fondano la loro laicità sul fallimento del marxismo e dell’illuminismo, cioè   attraverso Marx  e Voltaire.  Queste le nostre proposte culturali per una riflessione collettiva.

                                                  francescosaverioiaco@libero.it

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