A Giugliano DIO è morto
A GIUGLIANO DIO E' MORTO
La nostra è una città fagocitata dall'idea di modernità, una modernità che ha spinto gli empi a concedersi una autonomia assoluta. Gli empi sono coloro che, nel narcisismo mondano , occupando un ruolo nel "Palazzo", vogliono decidere le sorti della città, tenendo conto solo dei propri interessi. Una modernità farcita di nichilismo che impedisce di rendersi conto dell'esistenza dell'altro. Una Giugliano ove - nonostante un grande e silenzioso dissenso - esiste ancora una coscienza collettiva. Purtroppo, questa coscienza, è solo frammentata, manca l'anima comune che è quella della tradizione Cattolica, oggi, anche, diffusamente Cristiana.
Una divisione, una mancanza di dimensione Ecumenica che permette alla cattiva modernità di esprimersi nell'interesse più squallido qual è quello della divisione, della fazione, dell'odio, dell'egoismo.
Una modernità che non ha niente a che fare con la Sapienza come norma di vita.
A Giugliano si opera una politica senza principi, v'è una grande ricchezza senza lavoro, v'è il piacere senza coscienza, spesso un commercio senza moralità, ed infine, un culto senza sacrificio.
Ci chiediamoDov'è Dio?Ci sarà ancora qualche folle che lo cerca con la lampada accesa, in pieno giorno tra la folla?
Certamente Dio abita anche nello stesso luogo dove risiedono - gli empi del "Palazzo" , questi sono così moderni che non hanno il coraggio di guardarLo in faccia, si vergognano. La modernità ha escluso Dio dal loro universo; poveretti, sono onnipotenti nel loro essere nulla. Che faranno domani quando saranno ignorati anche dalla solitudine?
In loro non entra la sapienza di Dio perché operatori del proprio interesse, quindi, del male. I loro ragionamenti distorti li separano dalla sapienza di Dio, ecco il motivo per cui Dio a Giugliano è morto, ma é vivo. Oggi parlare di Dio di fronte alla onnipotenza dell'uomo empio é sinonimo di debolezza, di infantilismo. I momenti di aggregazione a Giugliano sono fortemente consumistici, pagani, un semplice bisogno di stare insieme e consumarli in pochi attimi per poi tornare nella desolazione della propria inquietudine.
Famiglie distrutte dall'incessante bisogno di apparire, non conoscendo la sapienza dell'essere. La pseudo-politica giuglianese è affetta da codesta grave malattia della modernità empia. Ingenui balordi, figli dell'ignoranza fagocitati dal burattino di turno si lasciano sedurre dal miraggio del domani, mentre essi pagano oggi. Nel Libro della Sapienza si legge: "Smettete di ricercare la morte con gli errori della vostra vita e attirarvi la rovina spirituale con le opere delle vostre mani".
Potrebbe essere sapiente colui che per curiosità andasse a leggere ciò, in questo caso la curiosità è saggezza, purtroppo, questi non sono saggi ma, solo talebani. Il Saggio è colui che agisce alla luce del sole, che si pone con il suo fare oblativo, che accetta e riconosce i propri limiti, che è consapevole che il suo tempo è finito. Il Saggio è il povero di spirito. Purtroppo questa dimensione antropologica è sconosciuta al Palazzo, lì, abita l'inferno. Il talebano è il violento,il vigliacco,colui che forte delle proprie “armi” sopprime senza pietà la voce della verità,è il distruttore di qualsiasi memoria storica. Sappiamo benissimo che tutto il nostro dire è inutile perché tale è l'empio. Diversamente è utile e lo cercano migliaia di persone perché fiduciose della speranza che possa cambiare una mentalità che "illegalmente legale" genera una forte domanda di Giustizia capace, con la sapienza dell'uomo umile e privo di superbia, di realizzare un tempo fatto di politica per l'altro. Noi sappiamo che la speranza è sapienza per questo essa deve essere sempre viva in un tempo di smarrimento spirituale. per vincere
Francesco Saverio Iacolare