E' tempo di riflessione

Pubblicato il da Iacolare Francesco Saverio

                                E’ tempo di riflessione.    
Il paesone deve alzarsi dalla sua prostrazione morale,diversamente è la fine.
Gli abitanti del nostro paesone, sempre più degradato, continuano a vegetare gli uni accanto agli altri perché nessuno, né la famiglia, né l’istituzione, né la chiesa  ha testimoniato loro che si vive gli uni per gli altri. La prima condizione indica l’indifferenza, l’egoismo, la chiusura, la morte della propria crescita morale, etica. La seconda condizione, il vivere gli uni per gli altri, indica la relazione, l’amicizia, la convivenza, la reciprocità. Condizioni necessarie per non sentirsi né lontano, né escluso, né privilegiato. Questa relazione presuppone che alla base del pensiero di coloro che vogliono “Vivere”v’è un orizzonte di fraternità che prescinde dal proprio credo e dalla propria cultura. Il piccolo Grande Gandhi diceva : “La religione naturale ha per organo la piccola, silenziosa,  voce della coscienza la quale è destinata ad accomunare non  solo gli uomini di tutte le religioni, ma anche i non credenti.” Questa pietra miliare del pensiero di Gandhi ci aiuta a pensare che l’esperienza religiosa non si esaurisce entro l’alveo dell’esperienza etica. Sappiamo bene che ogni uomo, pur essendo stato creato unico ed irripetibile, possiede un potenziale di possibilità che si realizzano,  razionalmente, nel processo della ricerca della sua identità, dal quale processo, tuttavia, scaturiscono in modo non definibile, orizzonti in divenire. Una continua ricchezza che scaturisce dalla comune radice ontologica della specie umana.
La parte peggiore del paesone rifiuta la riflessione che rende liberi.
Queste riflessioni non appartengono ai “vegetanti”del nostro paesone che sono una piccola minoranza. Purtroppo, un manipolo di sciacalli detiene il potere che si sono divisi i vari “clan” ritagliandosi un’area di benessere materiale con la ricchezza  rubata  al popolo. Ciò permette loro di condurre una vita di privilegi nell’illusione che tutto gli è permesso. Questa tenebrosa realtà è dovuta alla mancanza di cultura politica nella quale, volutamente, si è escluso “l’altro”. Abbiamo bisogno della fecondità del pensiero pensante se vogliamo combattere la decadenza del nostro paesone. Dobbiamo rimettere in discussione tutte le situazione di privilegio e parassitismo dei ladri di democrazia che si illudono di essere rappresentanti di qualcuno. Noi siamo sempre in prima linea- la paura non ci appartiene- per dire che il nostro impegno non è quello di condurre crociate. Queste implicano conflitti , avversioni, incomprensioni. Noi vogliamo compiere un viaggio “missionario” ove sono invitati tutti gli uomini di buona volontà. Per compiere questo viaggio c’è bisogno di uomini abitati da oblatività, impegno,  serietà,  preparazione, uomini in dialogo che sappiano rinunciare ai propri egoismi, alla loro pochezza mentale , alle proprie muraglie interiori, alla propria prosopopea.

Alla ricerca di strumenti per il dialogo con tutti.

 

Forse il nostro tempo non possiede ancora gli strumenti e le parole per comprendere la portata del dialogo tra onesti, poveri di spirito, capace di donarsi, di vivere per l’altro. Il dialogo insegna che solo vivendo per l’altro si da senso alla propria vita. Esso dimostra che l’attesa dell’avere si esaurisce nella gratuità del proprio dare. Abbiamo bisogno di schiudere  orizzonti altri se vogliamo avere uomini nuovi. Un pensiero va alle nuove generazioni che cercano, attraverso sentieri tortuosi, l’ esperienza necessaria che  dà senso ai loro orizzonti, diversamente da quei giovani che, fagocitati dall’illusione del facile benessere e dall’ignoranza di vivere per l’altro, corrono verso gli abissi di un’infelice esistenza. La politica non è mai esistita nelle contrade del disperso paesone che ormai ha rinunciato ad esistere, ha scelto la via del vegetare. Noi sappiamo che vi saranno, tra poco , uomini capaci di esprimere un decente pensiero politico. Questi che ancora resistono hanno rinunciato da tempo ad essere uomini perché hanno sposato lo squallore dell’arido individuo. Per essere persone bisogna avere ricche relazioni di umanità e spiritualità, patrimonio solo di persone in dialogo.

 

Bisogna ripensare ad un modello di comunità che sappia donarsi in comunione.

 

Un cammino faticoso, difficile, se non si ha il coraggio di aprirsi totalmente e reciprocamente all’altro. Ciò sarà possibile se siamo in grado di comprendere che la singola persona deve realizzare la propria comunione tra il suo essere esistenziale e il suo essere spirituale, dopo aprirsi totalmente alla comunità di comunione. Alla base di questo progetto di vita vi deve essere la convinzione che il pluralismo è solo l’ipostasi dell’unità ontologica dalla quale tutti deriviamo, questa la famosa condizione del “già dato ma non ancora “ Una condizione che implica un “Sapere” il cui orizzonte viene ad essere capovolto, dal suo essere orizzontale a quello verticale. Se non abbiamo la capacità di realizzare questa rivoluzione, non avremo mai la gioia di  partecipare al dialogo tra i saperi. Il nostro paesone, nel tempo, ha avuto la sfortuna di essere lapidato e sgovernato, mai nessuno- anzi qualcuno fu sfiduciato perché onesto- ha avuto la sensibilità di uno sguardo oltre la sua miseria morale e intellettuale. Noi diciamo a costoro, abbiate il coraggio di confrontarvi, non nascondetevi all’altro, perché chiunque esso sia ha sempre qualcosa da insegnare. Inaugurare la stagione del dialogo nel nostro paesone sarebbe una dimensione educativa –sconosciuta ma antica- che potrebbe segnare l’inizio del passaggio da individuo a persona e sognare di diventare città. Noi crediamo che la lealtà, l’impegno, l’onestà, possano cambiare la nostra condizione esistenziale. Ma esistono ancora queste categorie dello spirito? Nel libro di Ezechiele si legge -33,8- “Se tu non parli al malvagio, perché desista dalla sua condotta, della sua morte domanderò conto a te.” Questo è il cristianesimo sconosciuto, ma da scoprire. Una grande ipocrisia veste lo squallore del paesone le cui vestali, al servizio del male ,  presto si accorgeranno di essere state usate dai “malvagi” di turno. Quando accadrà chiederanno di far parte della società degli onesti, allora sorgerà un primo dialogo, forse, forse. A presto dovrà soffiare una portentosa tempesta di onestà, che dovrà spazzare via i malvagi nelle tenebre dell’oblio ove nessuno più si ricorderà di loro. I  figli si vergogneranno di loro- come già accaduto per qualcuno- per una ricchezza accomunata in modo disonesto e rubando, rubando, facendone del ladrocinio la professione per eccellenza. Povera gente, non si rendono conto che :“ chi di  spada ferisce di spada perisce”

                                         francescosaverioiaco@libero.it

                                                       

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<br /> Egregio Prof.,<br /> dopo circa due mesi, collegandomi al suo blog-aggregatore di pensieri, in effetti scorgo un nuovo intervento.Un intervento che mi da a pensare che Lei sia speranzoso verso una civiltà comunale<br /> fatta di onestà, ossequio politico-istituzionale, affezione morale ma altresì giudizio critico.Pur convenendo con Lei sull'avvento di , "una portentosa tempesta di onestà", sostengo che il "nostro"<br /> Paesone non è in grado di portare avantì né riflessioni, né confronto, né men che minimo dialogo;pertanto, sono persuaso quasi del tutto, del fatto che qui a Giugliano in Campania, la tanto<br /> agognata "rivoluzione culturale" sia molto difficile da concretizzarsi.In merito infatti al Paesone, son da sempre entrato in un'ottica pessimista e cinica, in quanto non vedo dinnanzi a me la<br /> minima ombra di una mutazione genetica del sistema cittadino, né di quello politico.In realtà però le volevo porre una domanda alla quale non so se ci sia una risposta ultima e perentoria da un<br /> punto di vista esistenzial-filosofico, e la pongo proprio a lei in quanto sotto il piano filosofico Lei di certo ne saprà più di me nella fattispecie, ossia:ma, a suo avviso, esiste una Verità con<br /> la "v" maiuscola che possa essere universalmente accettata, oppure occorre rinunciare, prendere congedo dalla stessa?<br /> Cordiali saluti,<br /> Antonio Cipolletta(figlio del ben più noto Salvatore)<br /> <br /> <br />
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