E' tempo di riflessione
Alla ricerca di strumenti per il dialogo con tutti.
Forse il nostro tempo non possiede ancora gli strumenti e le parole per comprendere la portata del dialogo tra onesti, poveri di spirito, capace di donarsi, di vivere per l’altro. Il dialogo insegna che solo vivendo per l’altro si da senso alla propria vita. Esso dimostra che l’attesa dell’avere si esaurisce nella gratuità del proprio dare. Abbiamo bisogno di schiudere orizzonti altri se vogliamo avere uomini nuovi. Un pensiero va alle nuove generazioni che cercano, attraverso sentieri tortuosi, l’ esperienza necessaria che dà senso ai loro orizzonti, diversamente da quei giovani che, fagocitati dall’illusione del facile benessere e dall’ignoranza di vivere per l’altro, corrono verso gli abissi di un’infelice esistenza. La politica non è mai esistita nelle contrade del disperso paesone che ormai ha rinunciato ad esistere, ha scelto la via del vegetare. Noi sappiamo che vi saranno, tra poco , uomini capaci di esprimere un decente pensiero politico. Questi che ancora resistono hanno rinunciato da tempo ad essere uomini perché hanno sposato lo squallore dell’arido individuo. Per essere persone bisogna avere ricche relazioni di umanità e spiritualità, patrimonio solo di persone in dialogo.
Bisogna ripensare ad un modello di comunità che sappia donarsi in comunione.
Un cammino faticoso, difficile, se non si ha il coraggio di aprirsi totalmente e reciprocamente all’altro. Ciò sarà possibile se siamo in grado di comprendere che la singola persona deve realizzare la propria comunione tra il suo essere esistenziale e il suo essere spirituale, dopo aprirsi totalmente alla comunità di comunione. Alla base di questo progetto di vita vi deve essere la convinzione che il pluralismo è solo l’ipostasi dell’unità ontologica dalla quale tutti deriviamo, questa la famosa condizione del “già dato ma non ancora “ Una condizione che implica un “Sapere” il cui orizzonte viene ad essere capovolto, dal suo essere orizzontale a quello verticale. Se non abbiamo la capacità di realizzare questa rivoluzione, non avremo mai la gioia di partecipare al dialogo tra i saperi. Il nostro paesone, nel tempo, ha avuto la sfortuna di essere lapidato e sgovernato, mai nessuno- anzi qualcuno fu sfiduciato perché onesto- ha avuto la sensibilità di uno sguardo oltre la sua miseria morale e intellettuale. Noi diciamo a costoro, abbiate il coraggio di confrontarvi, non nascondetevi all’altro, perché chiunque esso sia ha sempre qualcosa da insegnare. Inaugurare la stagione del dialogo nel nostro paesone sarebbe una dimensione educativa –sconosciuta ma antica- che potrebbe segnare l’inizio del passaggio da individuo a persona e sognare di diventare città. Noi crediamo che la lealtà, l’impegno, l’onestà, possano cambiare la nostra condizione esistenziale. Ma esistono ancora queste categorie dello spirito? Nel libro di Ezechiele si legge -33,8- “Se tu non parli al malvagio, perché desista dalla sua condotta, della sua morte domanderò conto a te.” Questo è il cristianesimo sconosciuto, ma da scoprire. Una grande ipocrisia veste lo squallore del paesone le cui vestali, al servizio del male , presto si accorgeranno di essere state usate dai “malvagi” di turno. Quando accadrà chiederanno di far parte della società degli onesti, allora sorgerà un primo dialogo, forse, forse. A presto dovrà soffiare una portentosa tempesta di onestà, che dovrà spazzare via i malvagi nelle tenebre dell’oblio ove nessuno più si ricorderà di loro. I figli si vergogneranno di loro- come già accaduto per qualcuno- per una ricchezza accomunata in modo disonesto e rubando, rubando, facendone del ladrocinio la professione per eccellenza. Povera gente, non si rendono conto che :“ chi di spada ferisce di spada perisce”
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