Pronto Soccorso
Il pronto soccorso del S. Giuliano? Una struttura da rifondare.
Visitiamo spesso il pronto soccorso del nostro paesone, sia di giorno che di notte , purtroppo , per motivi di salute di una persona di famiglia. L’accoglienza è inesistente, se v’è qualcuno di buona volontà prende il paziente perché la macchina non può sostare, pur essendoci due aree riservate e chiuse, vai alla ricerca di un posto all’esterno, dove oltre il grattino devi pagare anche il guardia macchine. Questo di giorno. Di notte è più facile trovare posto. Entrato all’interno della struttura, indegna per un pronto soccorso, trovi due, o, forse, tre medici e quattro o cinque infermieri, tutti impegnati per il numeroso flusso di presenze di circa mille al giorno, di cui solo il sei o sette per cento da codice rosso. Quando capitiamo con tale presenza v’è un panico generalizzato tra i medici che, spesso, sono alla ricerca di un trasferimento in altra struttura più attrezzata, o con specializzazione che da noi non esistono . I tempi di attesa si allungano, quando arriva il turno ti accorgi con quale spirito i medici e gli infermieri svolgono la loro attività, molti hanno grande senso di deontologia professionale, nonostante il comportamento incivile di molti pazienti spalleggiati dai loro familiari che pretendono di dettare “l’agenda medica” .
Manca la relazione di accoglienza.
Bisogna pur dire che vi sono medici che da un punto di vista della relazione pedagogica dell’accoglienza sono paurosamente impreparati, difendono il loro disagio con comportamenti di superbia e distanza. Sappiamo bene che la superbia è indice di ignoranza, vi sono anche medici timidi e insicuri i quali, non sapendo gestire la loro timidezza , inciampano nella condizione di trattare con distanza chi li interpella. Abbiamo chiesto a diversi medici se vi sono momenti di riflessione periodica, circa il loro lavoro per uno scambio di esperienza necessitanti per segnalare disfunzioni e innovazioni. Ci siamo interessati a chiedere a più riprese, nei diversi turni, se sono previsti percorsi psicologici per l’approccio alla relazione con pazienti affetti da patologie come: l’emotività, caratterialità, depressione ecc.. ecc.. , siamo stati guardati come degli alieni. Forse la direzione sanitaria è impegnata a tal punto che codeste cose sfuggono. Suggeriamo di farsi carico presso le industrie farmaceutiche di sponzorizzare corsi di psicologia da pronto soccorso per dare ai medici , in modo particolare ai giovani ,una formazione capace di affrontare il paziente anche dal punto di vista della relazione d’emergenza. Umanizzare l’ospedale significa uscire fuori dalla logica perversa dell’ “azienda”. La depravazione della politica economica della globalizzazione ha considerato l’uomo un oggetto da riparare e non una persona da guarire. Purtroppo molti hanno sposato questa tesi.
Anarchia dei comportamenti
La banalizzazione della “democrazia”, del pronto soccorso, ha portato all’anarchia dei comportamenti e delle decisioni. Non v’è il coraggio di ripristinare le responsabilità, non in base alla legge scritta che tutti ignorano, ma secondo quella dell’etica della responsabilità della propria coscienza. Abbiamo incontrato pochi uomini, medici ed infermieri, con senso di responsabilità, purtroppo, molti medici ed infermieri con finzioni di responsabilità, in compenso ricchi di prosopopea. Lo stabilire il codice bianco è una delle tante truffe all’italiana, un canale finanziario per ripristinare le rapine alla sanità. Ci auguriamo che nessun medico lo applichi, significherebbe rendersi complici di una legge che permette ai potenti di rubare, ai poveri di essere derubati . A differenza di altri nosocomi, il nostro pronto soccorso non rilascia alcuna documentazione, tutto viene rimandato al medico di base che si deve inventare una terapia. Ti dicono: se vuole la documentazione passi fra qualche giorno all’ufficio dell’asl, chiaramente a pagamento, un’altra truffa per riparare le rapine altrui. Perché la disparità di comportamenti? Impreparazione, approssimazione, ignoranza, arroganza, superbia; queste le “virtù” dei nostri “nominati” in posti di responsabilità. La conseguenza? Lo sfacelo di tutto, non solo nella sanità ma in tutti i luoghi ove “regnano” tali “virtù”.
Il medico deve essere un missionario, non un aziendalista.
Il pronto soccorso provoca un impatto dolorosissimo con la sofferenza, i medici sono i protagonisti di un servizio missionario deputato a lenire la sofferenza. Considerare il pronto soccorso parte di un’azienda significa annientare la persona fino a renderla oggetto. Un processo di oggettivazione che con il tempo ha cancellato i giuramenti, sia di Ippocrate che, quello Lusitano. Il medico non è un tecnico, non un professionista del denaro, non è un superbo, né ampolloso, né tanto meno uno sciacallo che sfrutta la sofferenza. Il medico è colui che prima di essere tale è un uomo che si pone con umiltà all’ascolto della sofferenza. L’educazione all’ascolto è il primo passo verso una sanità a misura d’uomo e non a misura d’azienda. Purtroppo, nei nostri ambienti, esiste ancora una melma ideologica che continua l’equazione mafia=politica. Il risultato e che la medicina risulta essere arretrata, e paurosamente disumanizzata. Sarebbe ora che il popolo prendesse coscienza delle forzate vessazioni, fatte passare per necessità, cacciando tutti costoro per indegnità etica con condanne perenni. Speriamo qualcuno si accorga di avere una coscienza che rappresenti il luogo delle responsabilità , possa cominciare a fare un esame della sua esistenza e delle sue mancate azioni morali. Potrebbe questo essere un inizio di un cammino diverso per far sì che gli uomini che hanno scelto la medicina guardino più a Giuseppe Moscati che al conto in banca, considerando che devono occuparsi di uomini e non di oggetti.
Francescosaverioiaco@libero.it
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