Si è spenta una stella nel firmamento della cultura Europea
Si è spenta una stella nel firmamento della cultura Europea
Zizola il più grande testimone attento e fedele del Concilio Vaticano II
Alla madre cultura è stato strappato uno dei suoi figli più cari, infatti il 14 Settembre moriva a Monaco di Baviera, ove aveva partecipato ad un convegno sulle religioni mondiali il vaticanista, Giancarlo Zizola, forse il più illustre intellettuale del ‘900 e di questo inizio di terzo millennio. Docente di Etica della comunicazione all’Università di Padova e grande esperto delle teologie occidentali e della liberazione. E’ stato testimone del Concilio Vaticano II e “amico” del Papa Buono e di Papa Montini.
Il suo rammarico per la mancata attuazione del Concilio Vaticano II lo ha condotto a denunciare un cristianesimo al tramonto che cerca di sfuggire al messaggio evangelico.
Denunciò la pretesa del capitalismo cristiano di un riconoscimento etico
E’ stato testimone della dura battaglia della corrente del capitalismo cristiano di origine americana che cercava un riconoscimento etico di un sistema neoliberista ormai in dissolvimento.
Zizola riteneva che i promotori della teologia del capitalismo cristiano cercavano di evitare i contenuti dell’Enciclica “caritas in veritate”, in modo particolare: il dono, il principio di gratuità, i quali non sono semplicemente formule umanitarie che dovrebbero evitare l’indisciplina sociale, ma queste dimensioni dello spirito, sono parte integrante del processo economico. La solitudine di Benedetto XVI viene evidenziata, in modo particolare, quando parla di problemi sociali. Purtroppo Egli avverte “impotente” ad una chiesa che viene confinata sempre di più nella gestione del privato e zittita dal potere politico quando la conferenza episcopale si pone dalla parte degli immigrati e dei lavoratori, in modo particolare dei poveri.
Una chiesa che sembra aver tradito l’opzione di Cristo per i poveri e gli oppressi.
Il potere civile costringe la chiesa a commettere questa eresia tipica delle dittature latino-americane ove coprono d’oro i “principi della chiesa” in cambio di un imborghesimento che, silenziosamente sta trasformando il cristianesimo in mera cristianità. Questo degrado è dovuto alla complicità di un giornalismo “decorativamente cristiano”, mentre il buon Giancarlo, praticava un giornalismo “vitalmente cristiano”. Spesso ricordava questa espressione cara a Jacques Maritain. Questa caduta non viene avvertita da tutti i presbiteri, essi sono abituati nel benessere e avvolti dalla dimensione materialistica della secolarizzazione. Si sono convinti di essere “dei funzionari di Dio”, come avvertiva il teologo tedesco Eugen Drewermann alcuni decenni fa.
La chiesa come Comunione e non strumento di potere con ambizioni “neo costantiniane”.
Il messaggio evangelico fa della chiesa una Comunione, molti invece si servono della chiesa come strumento di potere. Zizola mette in risalto il coraggio di Benedetto XVI di aver demolito la dimensione omertosa e di aver dato più trasparenza ai comportamenti privati, che hanno posto grandi ombre sulla chiesa del Popolo di Dio e confondendola con quella delle curie politicizzate. L’aver istituito la consulenza psicologica nei seminari, la valorizzazione positiva della sessualità, l’aver denunciato “la sporcizia nella chiesa” e raccomandato ai preti di essere distanti dalla ricchezza, sono segnali di una chiesa che vuole purificarsi e liberarsi. Tuttavia, una chiesa che continua a logorarsi al suo interno per occupare spazi e presenze di stampo “neo costantiniane”, rappresenta ancora una chiesa che vuole essere un soggetto di potere, allo stesso modo di altri soggetti politici.
Benedetto XVI opera un forte interventismo nel ribadire la separazione tra “Cesare e Dio”. L’ultimo suo articolo è stato pubblicato il giorno dopo la sua morte cioè il 15/09 del 2011 sul sito – fai notizia. it. In questa ultima sua riflessione mette in risalto la profonda crisi di un cristianesimo morente dovuto all’imperversare della peste del potere che ha invaso la chiesa. A prova di ciò riporta una frase di un cardinale che dice “basta con la profezia, ora dobbiamo preoccuparci della politica”. Così durante una riunione episcopale in cui si parlava di scuola di formazione politica. Infine ci racconta del nefasto colpo di pistola nel tempio elevato da Don Verzè, “al Dio che guarisce”, da Mario Cal che tronca la sua vita dietro la scrivania del suo ufficio del San Raffaele di Milano. Un gesto che getta una sinistra luce sulle oscure finanze vaticane che occupano potere in tutta la sanità milanese tramite il braccio secolare di Comunione e Liberazione.
La cultura privata della fede genera un tenebroso relativismo.
Zizola riteneva superata la contrapposizione apologetica tra chiesa e società moderna.
Egli ha sempre saputo trarre dalla sua mitezza umana la grande capacità di sposare la cultura e la fede ritenendo che: la cultura senza la Fede rischia il relativismo. La sua profonda convinzione era che, la dicotomia fra chiesa e mondo poteva essere superata solamente attuando il Concilio Vaticano II di cui era grande conoscitore. Un sogno rincorso in tutte le sue opere, purtroppo, è rimasto un sogno. Oggi, nella mia povertà culturale, mi sento ancora più povero per la mancanza del suo sapere a cui mi abbeveravo da anni durante le lunghe frequentazioni dei convegni internazionali di studi cristiani ad Assisi. Giancarlo, Tu continuerai ad essere un punto di riferimento, attraverso le tue opere, per tutti coloro che credono nel cristianesimo di Gesù e non nella cristianità politica finanziaria del Vaticano. Suggerirei a molti amici laici e presbiteri “di conoscere”, Giancarlo Zizola – Ernesto Balducci e Raimon Panikkar, giganti che hanno cambiato un modo di pensare di come essere chiesa per l’uomo e non l’uomo per la chiesa.