I mille colori del tempo dell'uomo
I MILLE COLORI DEL TEMPO DELL’UOMO
L’essere umano, in quanto figlio di Dio, è più grande del corredo che ha avuto in dote.
Ciò spinge a capire come gli occhi dell’uomo mite sono spesso inchiostrati dalla sofferenza e dal dolore. Una dimensione che può essere lenita dalla politica.
Ma qual è la via della politica? Noi riteniamo che essa è l’uomo, la scorciatoia per il potere è il voto di scambio, la via del buon governo è l’etica come patrimonio dell’azione morale. Un patrimonio che ha bisogno della Fede.
La Fede non estingue il pensare e non mette in epochè l’esperienza del nostro tempo. L’ipotizzare che la Fede, possa escludere la processualità del pensiero e, sospendere il giudizio sul nostro tempo è un grave errore in quanto è proprio la Fede che illumina il portale del pensiero, risignificando la ricchezza della esperienza.
Dovremmo ripensare alla scienza ermeneutica ,sottratta alla dittatura “teologica”, in forma laica e cercare di “comprendere” l’unità fra mistero e persona. Un mistero che non spiega la gioia di persone che vivono, combattono, soffrono, si impegnano per il bene dell’altro. In questo contesto, per raggiungere l’altro percorro la via Uomo. Se penso in questi termini, spogliato da tutte le barriere, allora è bello essere Uomo, è bello essere antropocristico, perché l’uomo mette la sua vita sotto il segno della Croce.
Ciò significa dare dignità alla sofferenza e al dolore, di conseguenza alla malattia e alla vecchiaia. Diversamente il culto dell’eterna giovinezza, dell’efficienza forzata adombra il percorso reale della vita umana. Un percorso fatto di crisi esistenziale, decadenza morale, confusione etica. Oggi la politica è lo specchio di grande arrivismo, egoismo, soprusi, ingiustizie. Sembra, tutto questo, un preannuncio più pericoloso di mille epidemie, di un conflitto nucleare. L’implosione della coscienza è la fine del mondo. La nostra società, quella telecratica, avvelena da anni i nostri ragazzi con l’esaltazione dell’innaturale spettacolo di una spazzatura morale diventata dittatura dell’ignoranza: tutto ciò ha reso un cattivo servizio pedagogico alla società, facendola precipitare nel banale. Il più grave peccato del terzo millennio possiamo considerare proprio la banalità come mancanza di riflessione circa le proprie responsabilità. L’impegno di “costruire” una personalità che sappia conquistarsi un futuro, avendo come riferimento una ecologia della ragione e del cuore, capace di convertire la propria esistenza banale in un cammino di impegno. Mi chiedo, spesso, se la follia della Croce rimarrà solo tale, cioè disattesa, incompresa, perché portatrice di un messaggio ottuso, impossibile, oppure già valutato con la lente dell’egoismo, dell’indifferenza, del distacco e messa da parte perché disturba il sogno del delirio di potenza di parte della nostra povera umanità? Mi piacerebbe illudermi che siamo in una fase ove l’umanità sta ripensando al suo “pane azzimo” cioè al pane dell’afflizione, del dolore. Un pane non ancora lievitato nella libertà della coscienza. Un’umanità che non osa il “passaggio” e quindi non ancora pronta a far lievitare il suo pane. Il “passaggio”, tuttavia, è obbligato. Sta a noi testimoniare la vita con la via anche della politica. Ogni essere vivente possiede i mille colori della Pasqua, della sua Pasqua e come tale viene interpellato dal tribunale della coscienza per rispondere della sua esistenza ,non solo individuale ma anche di quella affidata dal ruolo che occupa. Una grande responsabilità ,questa, banalizzata oggi da una volontà consumistica che diventa simbolo del nostro mondo occidentale. Vi sono uomini ricchissimi della loro povertà che vivono la follia della Croce. Vi sono uomini poverissimi della loro ricchezza e muoiono giorno per giorno nella incomprensione della follia della Croce.
Francesco Saverio Iacolare