I burattini nelle istituzioni

Pubblicato il da Iacolare Francesco Saverio

I BURATTINI NELLE ISTITUZIONI

 

Uno spettro di esercito di “nulli” si aggira nei luoghi delle istituzioni, è lo spettro dei “numerocratici” che esercitano la non-politica. Questi sono mossi dal burattinaio.

E’ uno squallore assistere allo sfascio giornaliero di una coscienza che non esiste più come luogo fondante di valori. Rubare, mentire, imbrogliare, calunniare, sono i valori della coscienza “liquida” di certi ambienti ove vi sono sagome umane, portatori di consensi, cioè di voti e quindi diventano numerocratici, ciò è dovuto ad un gioco di coalizioni, vengono eletti burattini nei consigli comunali.

Questi sono condannati alla schiavitù del padrone a cui hanno prestato il nome in cambio di “trenta denari”. Montagne di ricchezze vengono rubate dai numerocratici che giacciono nel potere, gente con le “pezze nel culo” si vantano di possedere, conti in banca cospicui, ville sparse a mare e in montagna, tenore di vita puramente consumistico in spregio alla miseria altrui. Questi sono privi di etica, morale,  pupazzi condannati all’ipocrisia perenne solo per vigliaccheria in quanto per scelta sono degli “Yes-men”, “balordi” che vegetano con i propri “compagni di merenda” perché incapaci di vivere come persone semplici e oneste.

Queste sagome pseudo-umane si illudono di far parte del mondo della politica, quello vero dove vi sono persone oneste, perbene, ove la politica viene intesa come “servizio per l’altro”, ove il sacrificio dell’impegno non viene riconosciuto.

La morte della politica ha causato incapacità progettuale, mancanza di idea per migliorare l’ambiente. La morte della politica ha distrutto l’ecologia della coscienza, le relazioni umane, gli affetti, la concordia. Si vive costantemente nella menzogna, nel sospetto perché v’è l’illusione di prendere per i fondelli le persone. V’è una illegalità diffusa dove l’interesse della camorra è quello di strumentalizzare il vizio, la debolezza, la vigliaccheria; in modo particolare l’ignoranza, il vero tumore di parte della società ove v’è accozzaglia di corpi che si agitano a comando del mafioso di turno.

La parte della società vera, quella formata da persone che pensano, si adoperano nel testimoniare eticità, moralità, sacrificio. Queste persone sono la “foresta che cresce”, questa non fa rumore, educa l’ambiente, dona ossigeno cioè vita, salute. La parte strumentalizzata, quella dei poveri vigliacchi, egoisti, numerocratici fanno molto rumore perché sono alberi che vengono abbattuti. Questi generano domande inquietanti nei loro figli i quali chiedono alle loro madri, Mamma, perché “l’albero” viene abbattuto? Cosa risponderanno queste madri? Se v’è una riflessione positiva abbiamo speranza per il futuro, diversamente, se seminano odio, vendetta, sarà una lotta continua.

Dovremmo riflettere sul grado di civiltà delle nostre azioni, tutti, indistintamente, dovremmo testimoniare la civiltà dell’amore intesa come oblazione, dono. Tu, camorrista, scava nella tua coscienza, non vendere il meglio di te per farti schiavo perché rischi di esserlo per tutta la vita. Abbi il coraggio di guardare negli occhi i tuoi figli e dire loro – VI VOGLIO BENE. Un atto di amore dove v’è l’assunzione di una conversione, di un momento catartico, di responsabilità, questo è ciò che appartiene all’uomo.

Questa è una delle mille testimonianze dell’educazione dell’uomo-padre, se si riesce a dire no alla schiavitù l’uomo sarà grande nella sua ricca povertà. Diversamente si rimane schiavi della paura, della mancanza di coraggio e si diventerà poveri della propria ricchezza. Una sfida questa che appartiene all’uomo che vuole costruire un futuro vivibile e condiviso. Evitiamo che un branco di Yes-men possa pereclitare una società di persone, come? Testimoniando che ogni azione deve essere fatta sempre per il bene altrui, ciò significa che tutti riceviamo il bene. Se ciò è possibile i nostri consigli comunali saranno abitati da persone vere. Diversamente vi saranno burattini agitati e burattinai depressi.              

 

     

                                                                                                 Francesco Saverio Iacolare

 

 

                                                                         

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