Il Nulla come luogo politico

Pubblicato il da Iacolare Francesco Saverio

                                                                 Il  Nulla  come  luogo  politico

 

La  cultura  della globalizzazione  impone modelli virtuali, così come il suo significato  -di azione a distanza -ci ricorda. Il concetto di distanza, inteso come differenza ,è stato ucciso ,fuori dalla globalizzazione non  v’è più  spazio , luogo.

Ma cosa vogliamo intendere  per luogo ? Antropologicamente lo possiamo definire  come il patrimonio di appartenenza , l’ambiente fisico nel quale ci legano le radici, la memoria,gli eventi,la tradizione,tutto un vissuto particolare , individuale che fa del “luogo” l’appartenenza,la vera ed unica unità di sopravvivenza lontana dalla quale non siamo più “sicuri”.

La politica era la continuazione  e il miglioramento di questo luogo. L’identità culturale, intesa come differenza, era ecumenicamente corretta nel vasto panorama politico dove ogni soggetto aveva il suo luogo,la sua appartenenza.

Il tentativo della globalizzazione di omologare il tutto ,creando il deserto, può essere considerato il nuovo crimine contro l’umanità; diversamente,se viene culturatizzata come apertura e dignità delle differenze, essa è una grande ricchezza.Il concetto di globalizzazione in sé è asettico,anzi, esso offre delle aperture positive,tutto dipende dall’uso,  se  distorto,distrugge le radici,la tradizione ,l’appartenenza e quindi il luogo.

Il suo uso politico, come servizio, esprime il “comprendere” come il  cogliere il  posto occupato da un’idea  in un più vasto luogo di conoscenza.

La globalizzazione può essere considerata come la nuova dimensione operativa della  Geo-Politica,

cioè la politica che scaturisce dall’interesse per il controllo dello spazio geografico.

Non siamo di fronte a idee nuove ,anzi, sono antiche; tuttavia siamo di fronte a realtà di cui mai ci siamo preparati come divenire concreto dell’idea.

Oggi ci troviamo in un contesto culturale preistorico rispetto a ciò che ,circa vent’anni  fa il filosofo fiorentino, Ernesto Balducci  ha lasciato  come eredità  la complessità dell’”Uomo Planetario”.

L’idea del  filosofo da ragione all’incalzare delle  differenze come il centro della crisi della modernità intesa come paradigma di unificazione  culturale  dell’umanità.

Ritorna in  codesto contesto l’idea madre della diversità come ricchezza, una diversità propria dell’uomo planetario,unico nella sua individualità ,diverso nella sua cultura e personalità

La globalizzazione positiva è quella che mette in luce la planetarietà dell’uomo riconvertendo

la superbia dell’eurocentrismo nei normali rivoli della diversità.

La modernità era solo sinonimo di eurocentrismo politico,scientifico,culturale con tutto il patrimonio di violenza, usato per secoli,nei confronti della diversità.

Oggi la dimensione antropologica planetaria impone il luogo della diversità come appartenenza,identità ,recupero delle radici.

Una globalizzazione che deve farsi frammento per mantenere l’unità, l’anima di tutto ciò

è la “Persona” intesa come universo interiore.

Questa nostra riflessione ci riporta alla riconsiderazione del concetto di politica come luogo di appartenenza nel quale vi sono le radici del credere,dell’operare, del fare, il tutto nel nome del valore della persona.

Diversamente ,se ciò non esiste come valore  politico,allora v’è il nulla.

                                                             

                                                                                                  Francesco Saverio Iacolare                            

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