L'uno Negato,il ritorno all'Altro,per un'Etica Planetaria
Premessa
La società del benessere occidentale vive una dimensione
schizofrenica, nevrotica, bifronte.
Da un lato il nostro occidente vive l'illusione di essere l'incarnazione della verità, il depositario del senso dell'esser-ci. Questa viene supportata dai grandi risultati della ricerca scientifica, il grande sviluppo tecnologico, il livello teoretico di democrazia, benessere generalizzato. Dall'altro lato si oppone a questa valutazione, apparentemente positiva, una profonda crisi circa il modo di autopercepirsi.
Viviamo una profonda crisi che si manifesta nel difficile malessere esistenziale sottoforma di nevrosi, depressione. La cosa più preoccupante è che l'uomo si è smarrito, non è più capace di incantarsi,meravigliarsi.Sembra che abbia perso il senso dell'umano, sempre più offuscato dal virtuale, continuamente aggredito da un sistema che spinge alla competizione selvaggia. Una profonda crisi ha minato la debole, ma resistente e secolare, struttura della famiglia, oggi più che mai coinvolta nello sconvolgente mondo della comunicazione sia di massa che informatica; raramente comunicazione sociale.
L' 11 settembre ha dato una luttuosa svolta a tutte le riflessioni autoreferenziali dell'occidente con moltaviolenza. L'Altro, ha firmato la sua presenza spezzando il sogno di onnipotenza e di sicurezza.
Breve considerazione
Per molti secoli la filosofia e la teologia, la scienza in genere, hanno avuto una grammatica al maschile nellalettura del mondo, in modo particolare Dio è stato vissuto e predicato solo come Padre.
Solamente nel 1978 Papa Luciani scandalizzò molti settori fondamentalisti, quando affermò che Dio è Padre e Madre.
La nostra ipotesi di percorso è quella di una rivisitazione di convinzioni cristallizzatesi nel tempo, affinché, si possa giungere ad una comprensione dei nostri mille dubbi.
La ragione di un titolo:
L'Uno Negato, il ritorno all'Altro.
Nel nostro contesto, l'Uno, da un punto di vista teologico è il Sommo bene, Dio, l'Assoluto, l'Inconoscibile.
L'Altro è la possibilità dataci dall'Uno,attraverso l'incarnazione come Alterità, di riconoscere l'Uno come il modello di tutte le alterità legate all'universalità dell'amore di Cristo.
Facciamo un passo indietro, nella lunga notte dei tempi, cercando di capire quando e in che modo l'Uno è stato
negato.
Leggiamo dal secondo cap. della Genesi:
“Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l'uomo che aveva plasmato. Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l'albero della vita nel mezzo del giardino, altrove l'albero della conoscenza del bene e del male”.
Da sempre nell'ingenuità collettiva, la trasgressione, cioè il mangiare all'albero della conoscenza è stata vista come peccato originale.
Il peccato originale non è la trasgressione, il disobbedire all'ordine di Dio che suona:
"Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma non all'albero della conoscenza, quando ne mangerai, certamente moriresti di morte."
Qui l'idea di morte non è intesa come senso comune, come disgregazione del composto fisico, qui si nasconde cosa molto più grave. Qui morte è intesa come negazione dell'Uno, come distruzione di ogni comunione con la vita, come opposizione all'essere, come atto di superbia dell'uomo contro Dio.
La comunicazione tra Dio e l'uomo è stata sconvolta dall'intervento del serpente che separa Dio dalla Sua creatura, nell'illusione che mangiando all'albero della conoscenza, sarebbe diventato simile a Dio.
L'uomo ha negato la vita e quindi ha negato l'Uno, ha preferito la conoscenza intesa come distinzione dall'Essere. Dio volle recuperare il rapporto comunicativo con l'uomo attraverso il proprio esser-ci nel mondo, EGLI si fece UOMO, si fece frutto, si fece vita, a differenza del frutto proibito che doveva per sempre essere morte, Dio si diede
in dono come frutto di vita. Questa l'Ermeneutica biblica,
quella canonica cioè riconosciuta.
V’ è una diversa ipotesi circa il peccato originale, questa ci viene suggerita da una rivelazione Apocrifa.
Lucifero avendo appreso da Dio di voler creare un altro essere si ribellò, si opponeva e non condivideva l'espandersi di una intelligenza nell'universo sotto forma di coscienza e razionalità. Ecco la ragione per cui Lucifero si fece serpente e sedusse l'uomo, per creare il conflitto tra Dio e l'uomo.
Nel negare l'Uno, l'uomo ha negato il suo “giardino” inconsapevolmente, provocando la grande frattura con la natura, il cosmo.
Forse Adamo non era cosciente del male che aveva compiuto, ciò è dimostrato dal fatto che Dio lo assolve nel momento in cui lo chiama e chiede "Adamo, chi ti ha fatto sapere che eri nudo?". In questa notte di un non tempo, l'uomo, Adamo ed Eva, dà inizio all'irrompere del tempo e quindi della storia del cammino drammatico dell'umanità nel mondo. Un cammino che insegna all'uomo a comprendere che l'Uno è diventato il culmine della
distinzione, dell'alterità, il volto, del proprio esserci, ciò ha
dato luogo alla separazione, all'esperienza, quindi alla conoscenza.
Questa esperienza, dovuta alla distinzione e alla separazione, è la convocazione etica nei confronti dell’altro come responsabilità nell'esistenza, un altro dal quale non posso sottrarmi, un altro che nella reciprocità del nostro esserci chiede di amare e essere amato.
Per realizzare ciò l'uomo deve agire nella sua azione profetica per dissodare il giardino e assicurandogli un futuro. Il nostro giardino è fasciato da lunghe teorie di dolori, violenze, sofferenze, spazi questi che attendono il tempo dello Spirito.
Se noi non comprendiamo che il profumo dei fiori non è proprietà dei fiori, ma dono fatto ai fiori affinché si espande nell'aria per renderla piacevole, l'uomo non potrà mai comprendere che il più bel dono è quello di dare, perché questo è il suo avere.
Il giardino è l'immagine escatologica di una condizione perduta, la metafora della fratture dell'uomo con l'Assoluto. Il giardino è il grande luogo dello Spirito che l'Uno ha posto dentro la coscienza della Sua creatura, è il luogo da coltivare dopo aver seminato amore per l'umanità. Il motivo per cui l'uomo è stato posto al vertice della creazione è che a lui è stata affidata la conservazione del giardino in comunione con l'Uno.
L'uomo dopo aver preso coscienza della negazione dell'Uno, ha sentito la necessità di avere un riferimento nel Padre, questo ha significato accettare il proprio limite creaturale ed ha frantumato il sogno di essere Dio. Il limite si fa storia dell'umanità, si fa tempo e spazio, diventa comunità, divenire verso il già dato ma, negato. Tutto questo ha dato luogo alla diversità, alla differenza, l'uomo deve convertirsi a ciò se vuole essere "felice". Questo convertirsi pone l'uomo nella condizione dei re magi come metafora di colui che ricerca la verità, i sapienti che sono presenti in ogni popolo che si pone in cammino verso la terra promessa. Chi cerca attesta l'evento della verità, che per noi si identifica in Dio che, calandosi nella storia, si fa uomo; Cristo il compagno di viaggio, si fa progetto nel mondo. Un mondo nel quale l'uomo va alla ricerca dell'Assoluto attraverso i mille sentieri offerti dal tempo, quando questi sono percorsi con umiltà si incontra Dio; diversamente, quando si impone un dio, v'è la morte di Dio e quella della storia. La storia scritta e ufficializzata dal potere del vincitore provoca la morte della storia, della verità.
V’è un’altra storia, quella dei vinti,dei muti, dei senza voce, dei perseguitati,dei negati, dove è presente la forza viva dell'etica della storia dell'uomo.
Uomo al quale riconoscere la cultura altra come necessità delle differenze, come diversità naturale. L'uomo potrà mai conoscere la vera storia di tutte le nefandezze commesse in tanti secoli contro il proprio simile? La storia che si perpetua nella millenaria negazione dell'Uno.
Vi sono luoghi splendenti di luce offesi dal buio del potere ottuso di uomini dediti all'esercizio egoistico della ragione; ma vi sono uomini che seminano la speranza. Infatti quello che prima poteva sembrare il silenzio di Dio sta diventando ascolto di Dio e quindi ascolto della storia.
Per comprendere in che modo l'uomo, nei secoli, ha cercato di riconquistare il giardino perduto dovremmo conoscere i mille percorsi storici, non abbiamo questa superbia, con umiltà vogliamo proporre delle riflessioni. Da molto tempo intelligenti intellettuali hanno distinto il processo forzato di unificazione di cristianesimo = cristianità.
Per cristianità vogliamo intendere l'insieme della cultura derivante dalla Fede nel messaggio di Cristo ma, spesso usata a scopi temporali e in contrasto con il messaggio Evangelico.
Una cultura secolarizzata ove a tratti ha generato un cristianesimi ateo.
Il cristianesimo non va confuso con la cristianità in quanto è la testimonianza del messaggio evangelico ove ogni azione umana ha come riferimento Cristo che ci aiuta a riconoscere l'altro attraverso la diversità e le differenze come ricchezze. La comprensione di questo processo si esprime attraverso un sentire l'ipostasi della verità, un lampo di luce inspiegabile dalla mente umana perché la verità è fuori dall'uomo. Oggi, in modo particolare, v'è una profonda incomprensione nei confronti dei credenti, questa è dovuta ad una cultura che è abitata da un linguaggio che si è reso prigione della parola, questa deve essere liberata se vuole essere libertà. Ciò avviene in modo particolare in occidente, ove si esprime la fede nel divenire comecontingenza, progresso. Fino a qualche tempo fa chiamata secolarizzazione, oggi globalizzazione.
Tutto ciò ha escluso da tempo, specie nelle nuove generazioni, la ricerca nell'Assoluto. La causa di ciò va ricercata in Europa che ha espresso da sempre la sindrome del cannibalismo culturale.
Cannibalismo culturale rispetto alla diversità. L'Europa non ha espresso l'umanesimo dell'altro, ma un umanesimo dell'essere e del concetto, un volontario atto di ignorare l'altro fino a negarlo, senza comprendere che negava il proprio esserci. L'Europa dopo molti secoli di continuo rifiuto dell'alterità, finalmente sta movendosi nel riconoscimento della libertà dell'altro che ci convoca al tribunale della coscienza. Un tribunale nel quale v'è la trascendenza dell'altro, ciò mi dimostra che intanto ha senso il mio io solo quando v'è responsabilità verso, un verso che indica apertura al mondo, quindi una scelta etica che tenga conto dell'oltre le storie ferite dell'umanitàsofferente, una dimensione dell'oltre che implica il perdono.
L'eurocentrismo ha prodotto un cristianesimo chiuso in una dimensione di localismo culturale, spesso lontano dalla predicazione evangelica rivolta all'uomo. Cristo ha predicato all'uomo la libertà dalla schiavitù, il percorso evangelico per la riconquista del giardino perduto perché negato.
Diversamente la cristianità occidentale ha sconvolto molti continenti, schiavizzando ed annullando interi popoli.
La confusione tra cristianità e cristianesimo ha spinto da molto tempo gli ultimi Papi a continue richieste di perdono, per le ferite arrecate nei secoli scorsi a molti popoli, qui è la grandezza del messaggio evangelico. Noi ci saremmoaspettati un eventuale richiesta di perdono da parte di molti paesi dal passato violento che hanno generato milioni di morti , paradossalmente loro hanno il vangelo, forse lo rifiutano perciò non chiedono perdono.
La superbia eurocentrica iniziò con la convinzione che la filosofia fosse nata in Grecia; non v'è alcun dubbio che lafilosofia occidentale sia nata in Grecia, ma non lafilosofia. Chiediamoci con umiltà che significa filosofia, la risposta e amore per il sapere, quindi v 'è un soggetto che ama il sapere, ma questo è solamente l'uomo, ora se l'uomo ama il sapere questo non è esclusivo dell'occidente, per giunta ,europeo, ma del mondo intero. Noi ribadiamo laricchezza del pensiero nomade come possibilità didecodificare la superbia della superiorità eurocentrica. Diversamente, perché il Cristo itinerante? Ieri, mentre oggi gli ultimi Papi stanno perennemente a testimoniare la loro missione della ricerca della pace nel mondo. I1 cristianesimo non è cultura da salotto, esso è testimonianza di un credo senza condizioni. Un credo fragile in occidente fino a spingere, Giovanni Paolo II , all'auspicio che una nuova evangelizzazione possa venire dai fratelli africani. Questo dichiarava a Vittorio Messori nell'intervista libro, "Varcare le soglie della speranza".
Che forse aveva ragione Hamack quando parlava di de‑ ellenizzare il cristianesimo di Paolo e dei Padri della Chiesa , che fecero largo uso della Filosofia greca ? Oggi moltissimi missionari , provenienti da vari fronti geografici e aree culturali diverse, chiedono di de-europeizzare la fede dall'involucro dogmatico della cultura occidentale. Questo fardello ha spinto il Papa a parlare di una nuova evangelizzazione dell'occidente.
Ci sorge un atroce dubbio, che forse la filosofia e la teologia occidentale avranno commesso un grave peccato di superbia dal momento in cui hanno escluso filosofie e teologie altre?
Il 900 è stato un secolo ove si è consumato il dramma di un umanesimo ateo ,un tentativo di liberare il mondo da Dio, pur considerando gli uomini tutti fratelli. Noi però ci chiediamo: come si possono considerare gli uomini tutti fratelli se si nega l'esistenza del Padre?
L'ateismo marxista accusava di oscurantismo chi credeva nell'esistenza di Dio,oggi quasi più nessuno crede nel marxismo. Diversamente ,miliardi di persone credono nell'esistenza di Dio.
H. Marcuse negli anni sessanta celebrava nei campus americani la Morte di Dio. Questi eventi ci portano a riflettere che :se la storia dell'etica coincide con la storia dell'uomo,questa è un'Etica ferita nella notte dei tempi,da quando vi fu la frattura della relazione tra l'uomo e Dio; se invece è un 'ipostasi,una epifania ,che dall'eternità si sposa con il Vangelo allora è un dono da conservare e alimentare per la riscoperta del sé e quindi dell' "Altro" che si è fatto tempo, storia. Interroghiamo l'Etica come fa Osteribus: "qual è il tuo nome? " Così recita il titolo di un suo libro. Nella considerazione che l'etica è informata dall'Assoluto, avremmo una Etica planetaria, diversamente vi saranno mille etiche che già sono un patrimonio dell'uomo e ci danno la possibilità di leggere, serenamente, l'irrompere delle diversità che ci interpellano ogni giorno della nostra esistenza. Il novecento è l'esempio più vistoso, pur essendo denominato il secolo breve , di un irrompere nella storia delle profonde contraddizioni umane causando immani ferite nell'etica planetaria.
Noi non siamo in grado di rispondere; l'uomo si interroga da sempre senza darsi una risposta. Facciamo delle ipotesi, che forse la prima ferita fu quella inflitta nella notte dei tempi quando fu negato l'UNO. Quella nella quale l'armonia fra l'uomo e DIO fu spezzata contro la volontà sia di DIO che dell'uomo? Un mistero insondabile dal quale parte , tuttavia, una coscienza che inizia il suo cammino nella storia e nel tempo, alla ricerca dell'unità perduta. Unità come PADRE e MADRE nella quale il figlio, nel luogo della storia la cerca come verità che coincide con la libertà , la quale è la condizione, il fondamento dell'etica planetaria. Questo cammino fatto di esperienze, ha insegnato ai saggi la consapevolezza del limite, diversamente chi rifiuta il proprio limite è affetto dal delirio di potenza come luogo della superbia. Una riflessione è doverosa come all'inizio della breve considerazione, l'etica è stata coniugata da sempre al maschile, forse in questo consiste la causa di tanti mali, il più ingenuo è stato quello di considerare l'uomo sempre separato dalla donna, la separazione non ha mai dato umanità, ma insieme siamo umanità. Oggi la dimensione multietnica e multireligiosa è fortemente in conflitto con il mondo che esprime forme estreme di fondamentalismo culturale. In ciò dovremmo individuare la causa della decadenza valoriale della vita nella quale non v'è spazio per l'ASSOLUTO. Che forse la grande sfida dell'etica è quella di frantumarsi nei mille volti dell'uomo sparsi in ogni dove attraverso le molteplici diversità che si fanno etiche, dopo averle riconosciute si fanno uomo nel proprio esserci, l' etiche si comprenderanno come l'ETICA, come ipostasi dell'ASSOLUTO. Questo complicato processo dialettico presuppone una continua attenzione di ascolto dell'altro da me, ciò , significa riconoscere l'altro in tutte le sue presenze, da quella culturale a quella religiosa, a quella della tradizione ecc. ecc. . Un percorrere insieme un difficile viaggio ove la convergenza etica passa attraverso le singole relatività , senza negare le proprie radici ; radici che trovano il proprio terreno in un'antropologia planetaria la necessità di un pensiero universale.
Ci rendiamo conto che questa esperienza dirompente, frantumi tutti i tradizionali paradigmi che ci danno sicurezza e ci spingono verso la logica del deserto, una logica necessaria per capire, riflettere che proprio facendo silenzio, il deserto può farci scoprire le tracce dell'Assoluto, una traccia che possa rappresentare la possibilità di partenza dal luogo del me per incontrare l'altro da me. Un altro al quale riconoscere la sua sofferenza, la sua dignità, il suo diritto di vivere, diversamente da me e secondo la sua coscienza. Ha ragione il teologo Carlo Molari quando dice che, “l'esperienza di fede cristiana ora sta muovendo i primi passi verso la comprensione di un'etica planetaria". Proprio in questa direzione il parlamento delle religioni mondiali, nato oltre un secolo fa, cerca di realizzare l'etica planetaria teorizzata dal compianto Ernesto Balducci con lo sforzo di
decodificare la superbia eurocentrica con una cultura "altra". Chiediamoci che cos'è la cultura "altra". Noi ipotizziamo che sia quella dei poveri, quella scomoda al potere, quella che si oppone alla ipocrita ufficialità che, alimentata dalla menzogna dell'informazione crea squallide omologazione umane di pasoliniana memoria, pianificando le coscienze. La cultura "altra" è quella che rifiuta il compromesso, quella che "grida la verità dai tetti", quella che rende liberi e fa grande l'animo umano. La cultura "altra" è quella che offre il cammino scomodo, quella degli esclusi, dei vinti. In questo universo altro abita l'uomo altro. Poniamoci anche qui la domanda: Chi è l'uomo "altro". E' quello continuamente negato dallo stato etico che ha generato negli anni milioni di morti, l'uomo "altro" è quello che ancora oggi viene negato in nome della ragion di stato. Questa grettezza di pensiero ha causato ieri, immani olocausti, oggi milioni di morti di fame. La ricchezza della cultura "altra" è stata assassinata diverse volte interrompendo il cammino sui sentieri della storia che mai conosceremo. La superbia di certi settori intellettuali europei, ha contribuito alla logica di Babele, ignorando l'esistenza per tutti gli uomini di una terra promessa e negando, volutamente, nell'altro, oltre che a se stesso, la vocazione di un pensiero capace di affermarsi come esigenza universale di convivenza multietnica,
interculturale, ecumenica.
La superbia eurocentrica ha parafrasato la risposta di Dio a Mosè sul Sinai quando disse : Io Sono colui che Sono. Questa superbia non ha tenuto conto dell' altro che nel tempo attende di essere ciò che sarà, cioè non più una speranza per il futuro ma una certezza per il presente.
La presunta egemonia culturale, intesa come imposizione di modelli di pensiero in vasti territori non occidentali seminano , nel nome del dio denaro, economie di morte, oggi. Ieri la stessa superbia ha ridotto la dimensione universale dell'uomo a dimensione privatistica di potenti stati che consideravano nulla l'esistenza dell'altro, fino alla eliminazione fisica. Il cristianesimo è stato imposto ai popoli colonizzati con la spada.
Quando l'ammiraglio Colombo, il 6 dicembre del 1492, approdò ad Haiti vi erano 7 milioni di indigeni, qualche anno dopo ne rimasero 15.000, l'aver confuso la Fede nel Vangelo , per cultura di potenza ha generato la morte di Dio con tutte le brutture che costellano la storia della cristianità. Questo ammoniva il vescovo dei poveri ,Tonino Bello.
La negazione dell'altro è avvenuto quando l'uomo, per esercitare il suo potere, ha disconosciuto la propria interiorità nella paura di sé.
La grande confusione del passato, tra concezione dominante di una chiesa a dimensione temporale, e una, quella vera , a dimensione spirituale ha offuscato secoli di
storia nella negazione dell'altro. Questa, negazione, doveva
essere suffragata dall'autorevolezza di grandi intellettuali quali: Voltaire, Hume, i quali per spiegare l'inferiorità di alcune razze ripresero e sostennero l'idea ereticale di qualche secolo precedente, la quale predicava che solo la razza bianca fosse derivata dal progenitore Adamo. Hume diceva: "Non c'è mai stata nessuna nazione civile che non fosse di razza bianca". Quei signori non potevano sapere che la civiltà è nata nell'Africa nera. Il nostro famoso Benedetto Croce alla richiesta come trattare il negro rispondeva con una distinzione: "Vi sono uomini che appartengono alla storia e quelli che appartengono alla natura, i primi sono i capaci, i secondi gli incapaci". La storia che veste la ragione di pelle bianca non ha negato solamente il negro nella sua accezione sociologica, ma ha negato il nero come diverso da me bianco, certo erano altri tempi però lasciano delle tracce profonde nella mente di molti, che ancora generano il razzismo a 360°. Geneticamente le razze non esistono, esse sono un triste gioco ideologico, a dircelo è uno dei più grandi del secolo breve, Albert Einstein, infatti: quando un nazista gli chiese “di che razza sei rispose”: “della tua stessa razza, quella umana, non vi sono altre”. Quel nazista aveva una scritta sulla divisa che recitava " Dio è con noi".
Vi sono molte degenerazioni dovute alla storiografia cristiana, da sempre asservita al potere dell'impero come dominio sull'altro, nella convinzione che solo i cristiani erano i prediletti e potevano "portare " la religione agli infedeli; attenzione non testimoniavano la Fede nel Vangelo, ma portavano la religione agli infedeli.
Anche Dante ha contribuito ad una cultura romanocentrica quando ha detto che Cristo era un patrimonio della chiesa di Roma. Cristo non ha predicato in nessuna esclusiva geografica, Egli ha predicato all'uomo del mondo intero. La dimensione romanocentrica prima, quella eurocentrica poi del cristianesimo, hanno contribuito a privatizzare l'universalità del messaggio evangelico, riducendo la Fede nella Parola di Dio a dispute ermeneutiche-dottrinali, cause di limitati orizzonti e profonde ferite nel credo cristiano. Per molti secoli la teologia è stata considerata uno strumento per dimostrare l'esistenza di Dio, un errore gravissimo , essa è una riflessione spirituale di preghiera nell'ascolto del silenzio di Dio. Dio non è una ricerca intellettuale , qualcosa di difficile , Dio è Amore che si dona a tutti , è la relazione per eccellenza per gli esclusi,per i negati. Crediamo porci una domanda : quale uomo in questo terzo millennio potrà rifondare il cristianesimo catartizzato dalle mille scorie del passato?
Il mondo in cui viviamo è quello della lotta,dei sistemi sociali che compiono azioni che continuano a generare lo schiavo e il padrone,oggi più che mai l'altro viene negato nel grande luogo della storia. Oggi continua ad essere soffocato chi "grida la verità dai tetti".
Alla domanda quale uomo nel terzo millennio, potremmo rispondere: l'uomo sempre più consapevole che l'occidente non é più il centro del mondo, ma che il centro è l'uomo planetario, l'uomo senza frontiere, quello che predica il pensiero planetario ove ha sede l'etica planetaria. Questo è l'uomo inedito. Aspettiamo che diventi edito, nudo nella sua realtà, vero nella sua relazione di esistenza comunitaria. In questo contesto, l'incontro con la cultura altra, e la possibilità offerta all' uomo di incontrare il proprio fratello in ogni dove.
Questo rappresenta il riconoscimento dell'altro da me, come ricchezza per me, il grande sogno in cui non v'è più la negazione dell'altro ma, la meta finale di un percorso nel quale l'Uno si è fatto riconoscere attraverso l'altro. Una ulteriore riflessione potrebbe aiutarci,quella di Ohèlet del terzo secolo A.C.. Nel suo libro si legge: Feci grandi lavori, costruii case, feci crescere vigne, giardini e parchi alla fine mi volsi a considerare tutte le mie opere e mi convinsi che tutto è vanità. Non c'è nulla di nuovo sotto il sole. Se noi fossimo dei veri credenti, potremmo demitizzare gli idoli di tutti i tempi, come il danaro, il successo, la ricchezza, potremmo realizzare il tentativo di utopia che è quello di elaborare tutti insieme una pedagogia dell'esistenza con un unico punto di riferimento, l'UOMO con i suoi bisogni, soprattutto la Persona con la sua dignità. Concludo con la bellissima metafora di Tonino Bello. "Diceva: Gli uomini vorrebbero essere come angeli, però hanno un'ala soltanto,possono volare solo rimanendo abbracciati. Vedi Signore , io nei momenti di confidenza con Te oso pensare che anche tu abbia un'ala soltanto, l'altra la tieni nascosta perché anche Tu non vuoi volare senza di noi , per questo ci hai donato la vita affinché tutti insieme possiamo volare verso il giardino dal quale Ti abbiamo negato".
francescosaverioiaco@libero.it