Emarginazione come ricchezza.
Una discreta “formazione culturale” dovrebbe servire a far comprendere che ormai è giunta al capolinea quel tipo di società nella quale l’uomo vale per quello che ha, non per quello che è. Un percorso culturale che non appartiene al mondo accademico, né in quello perverso della ricchezza, del potere, della mafia politica, né in quella camorristica. Un principio ch’è stato volutamente lasciato tale , per il terrore da parte dei manovratori del potere che la sua comprensione potesse diventare valore e produrre progetti di vita. Qualunque tipo di potere illegale è un’industria del morire e dell’emarginazione, è la massima espressione dell’ignoranza che genera egolatria. Oggi, molti hanno preso coscienza che “l’emarginazione” è un grande valore da riconsiderare nella giusta dimensione del vivere sociale. Il mondo degli emarginati è quello degli onesti, di coloro che nel silenzio delle istituzioni riescono a elaborare progetti di vita “altra”. Sono quelli che credono fermamente in una “Presenza” che guida i pensieri e le azioni di coloro che fanno della povertà la loro unica ricchezza. Questa dovrebbe essere la trama, da costruire tutti insieme, con la quale traghettare il paesone dal morire sociale a progetti di vita. Noi dovremmo avere nelle nostre istituzioni uomini con codesta formazione culturale e non individui vestiti da uomini. Soffocati dalla squallida ignoranza del potere che erge barriere con gli ultimi. Tra le mille declinazioni del verbo emarginare v’è l’emarginazione dalla società civile, cioè della società che appartiene al cittadino, in pratica non gli appartiene perché essa è stata rubata dai ricchi, dai furbi, dai violenti, dai mafiosi, dai politici schiavi del potere corrotto ecc..ecc..in effetti è diventata un’orgia di inciviltà, perdendo la dimensione di società e di civiltà. Costoro, a loro volta, sono emarginati dall’ignoranza che ha eretto in loro un delirio di potenza che li esclude dall’autocomprensione umana. Questi sono emarginati nella loro dimensione materialistica che li rende ciechi e schiavi. Vorremmo consigliare a costoro di trascorrere le loro ferie nei luoghi del dolore, della sofferenza, vivere un periodo della loro misera esistenza con gli ultimi, quelli che hanno una ricchezza interiore che permette loro di condividere le loro miserie con altri ultimi, perché si sentono ancora penultimi. Una simile “educazione” , appresa all’accademia della sofferenza, potrebbe insegnare la “nudità” come unica vera ricchezza che veste d’umiltà. Questa ricchezza aiuterebbe a comprendere che la vita delle istituzioni non è esercizio di potere, ma comunione di esperienze comunitarie ove tutti , partendo dagli ultimi, abbiamo qualcosa da offrire e da imparare. Vorremmo che gli individui delle istituzione diventassero uomini delle istituzioni. Uomini liberi nelle loro azioni e nei loro pensieri, capaci di comprendere che solo una esistenza vissuta nella libertà può generare percorsi di vita. L’attuale condizione è nei sentieri del morire. Il nostro paesone è ricco di persone che abitano la casa interiore, quelli che vivono la loro esistenza nel silenzio e nell’umiltà, gli altri, quelli che appaiono, quelli che emergono, sono quelli che abitano la “stalla” esteriore. Indite un’agorà partendo dagli ultimi, imparerete una diversa dimensione dell’esistenza. Se credete a queste cose avete il germe dell’umano, diversamente continuerete a “vegetare” da individui schiavi del potere e privi della cultura di assunzione di responsabilità verso l’altro. Il nostro paesone dovrebbe uscire fuori dall’aridità culturale delle istituzioni, incapaci di pensiero autonomo, che genera l’elefantiasi politica e decisionale , vivere la stagione della speranza, dell’impegno, del dialogo. Noi continueremo ad insistere nell’invitare le istituzioni ad avere un rapporto corretto con i cittadini perché solo con il dialogo, e tutti insieme, si costruisce la città. Se ciò non vi è possibile, perché schiavi dell’altrui volontà, perché non avete coraggio, abbiate il pudore di iniziare un esodo di conversione interiore, vi farà bene. Dimettetevi è iniziate un nuovo cammino che vi conduca alla libertà. Noi siamo fiduciosi del precetto evangelico “Chiedete e vi sarà dato,bussate vi sarà aperto”
Vi ringraziamo per qualunque vostro pensiero nei nostri confronti, significherebbe che avete iniziato un pensare.
Francesco Saverio Iacolare