I figli della modernità liquida
I nostri ragazzi sono figli della modernità liquida, ovvero dell’indifferenza, dell’ignoranza, della povertà mentale, di una dimensione camorristica formata da cani sciolti senza capacità razionale. Per fortuna una minoranza. Le nuove generazioni hanno paura dell’impegno, del pensare, del progettare, del futuro.
Una dimensione esistenziale priva di riferimenti educativi capaci di far “crescere” i ragazzi. Tutti siamo adulti, compresi coloro i quali hanno comportamenti da “quà-qua-ra-qua”. Questi si confondono dietro la falsa immagine di costruzioni sociali artificiali ove il possesso della disponibilità economica costituisce l’unico vero obiettivo del loro cammino.
Siamo nel mezzo di una catastrofe etico-spirituale di proporzioni oceaniche. Non vi sono più ascolti di padri, madri, maestri, autorità, testimoni; non v’è più dimensione morale capace di una riflessione. La scuola, la famiglia, le istituzioni, le parrocchie non hanno più il ruolo di testimoniare educazione, altruismo, bene, disponibilità, ma tutto viene demandato ad altri senza sapere questi chi sono.
Esistono pochi violenti, ignoranti, schiavi i quali riescono a condizionare istituzioni locali, predatori di voti espressi fuori dalla Intelligenza individuale, comprati mediante il ricatto, la paura, la miseria, la promessa di un avvenire inesistente.
Nel tragico contesto di una discontinua scala di valori, al primo posto v’è l’avere, l’apparire, l’ostentare, la violenza, la disonestà, la sopraffazione.
La vita non occupa nessun posto perché non ha valore.
L’essere è un non valore, il sacrificio, la sofferenza, lo studio sono anacronismi del passato, reliquie che le moderne tecnologie informatiche stanno rendendo con la loro aridità sempre più umbratili.
La morte come percorso naturale del vivere, che giunge alla fine della vita, viene assassinata giorno per giorno, rendendo tutti meno sereni di un’accettazione normale.
La violenza, nelle sue varie forme di alta o bassa intensità, provoca in moltissimi strati della nostra società un morire agonico incapace di pensare, ribellarsi, progettare un futuro che sia vissuto come espressione di cammino del passato.
Oggi tutto viene imposto dalla società del potere, una società priva di anima, compassione.
Una società che ha costruito un sistema di Illegalità diffusa fino a smarrire il senso della vita come gioia di vivere.
Nella condizione di sfascio intellettuale, oggi v’è necessità di rifondare le categorie di: popolo, politica, etica, morale, dovere; forse siamo di fronte ad una rifondazione antropologica dove il cammino secolare dell’uomo è fagocitato dalla Tecnichè?
Uno stato di abbandono diffuso rende sempre più tristi le nostre città.
Città sempre più squallide nella loro dimensione disumanizzante da un punto di vista urbanistico.
Non v’è la cultura di spazi sociali da offrire alla città, il verde è solo un attributo il cui colore è smarrito nella memoria.
L’uomo è stato reso schiavo e disumano dalla sua macchina, tutto ciò perché il potere come violenza ha ucciso il governo come azione politica rivolta al bene collettivo, questo è stato anch’esso assassinato dall’egoismo dell’uomo.
Il paradosso è che l’uomo sta morendo, giorno per giorno, nello squallore di un’aridità esistenziale che gli impedisce di pensare.
Noi ci auguriamo che tutti possiamo avere un momento di riflessione sociale attraverso il quale sconfiggere il nostro morire e riappropiarci della nostra esistenza.