La decostruzione della coscienza escatologica.

Pubblicato il da Iacolare Francesco Saverio

La storia come scopo o come fine?

Se vogliamo individuare “l’assassino” della decostruzione della coscienza escatologica, certamente tra i maggiori indiziati troveremo Nietzsche. Però è lecito chiederci: è corretta la presunzione dell’accusa? Se vogliamo considerarlo tale, dobbiamo specificare che, nel nostro caso, l’escatologia è quella della risurrezione di Gesù il Cristo, e non quella ellenica. Nel primo caso, v’è la vita che ascende alla perfezione, nel secondo caso, vi sono le idee che, dall’Iperuranio platonico, discendono  nell’imperfezione. Per Nietzsche, e qui inizia la decostruzione, l’irrompere nella storia del Dio cristiano ha destabilizzato il vecchio equilibrio storico introducendo il sentimento della colpa come peccato. Una rivoluzione, assiale e storica, che ha comportato lo spostamento di tutti i parametri culturali, spazzando via la libertà dalla “colpa” e introducendo la “colpa” della libertà . Il farsi storico, ai crocicchi cardinali dell’umanità, ha condotto la cultura alla riflessione della scienza nell’illusione di “predicare” un proprio “messianesimo”, come nel caso dell’ieri illuministico. Da poco tempo è morto il messianesimo marxista, voleva instaurare l’escatologia paradisiaca della storia, ignorando che v’è solo quella della coscienza, volendo instaurare il regno di Dio sulla terra, escludendo Dio. Questa eredità è stata accolta dagli atei e razionalisti massonici che stanno destabilizzando l’Europa cercando di sradicare le radici giudaiche-elleniche-cristiane.  Abbiamo vissuto, e continuiamo a vivere, “l’inferno” della morte di Dio e il diffondersi del nichilismo, dando spazio all’ateismo che ha demolito molte deboli coscienze prive dell’abitare interiore. La mancanza dell’abitare interiore ha provocato  gravissimi danni nel tessuto sociale, derubricando le coscienze cristiane rivolte al bene, a coscienze cristiane atee rivolte all’utile. La storia  visibile è  un contenitore ove ogni arrogante versa la propria immondizia, spacciandola per bene comune, contribuendo alla destrutturazione della coscienza civile. La cultura è diventata  il nuovo “panda” del terzo millennio. La politica del potere è diventata un mostro, i suoi aderenti marionette, i  cui tentacoli del male decostruiscono la società. Il Vangelo? Nel regolamento ecclesiastico, di papa Giulio III, del 1553, si legge: “ Il cattolicesimo storico deve darsi da fare in tutti i modi, e con tutte le forze, affinchè a nessuno venga consentito,né oggi,né in futuro la lettura,anche parziale, del Vangelo”. Come credenti ci rifiutiamo di pensare che possa essere stato emanato un simile regolamento, purtroppo è la realtà. Pensiamo anche che la sua emanazione era una sorte di scudo protettivo per difendere i tanti cattivi cardinali e vescovi a continuare a schiavizzare i poveri sudditi della loro legge, nascondendo loro la libertà della buona novella. Intanto i cattivi cardinali e  vescovi, e furbi sacerdoti, continuavano, e continuano ancora oggi,ad accumulare lo “sterco del diavolo”, mostrando, attraverso di esso, la loro unica potenza, l’impotenza. Questi teorici della sterco del diavolo hanno, per secoli, relegato Cristo negli angusti cortili delle fredde sacrestie, facendolo prigioniero, insieme allo Spirito Santo,degli apparati della religione nascondendo la Sua umanità, il Suo vissuto, la Sua continua ricerca dell’uomo. Questi apparati hanno negato per secoli che Cristo è la Parola di Dio fatta carne. Il buon, ma inascoltato, Benedetto XVI a Brescia, nel ricordare la grande figura di Paolo VI ha detto :” I cristiani siano coraggiosi e coerenti con il Vangelo”,  ancora “ Il mondo ha bisogno di una chiesa povera e libera”. “ad avere coscienza di se stessa” ad “avere umiltà davanti alle scelte. “Nonostante ombre e macchie bisogna continuarla ad amare” Noi siamo convinti, come popolo di Dio, che amiamo, perché crediamo nella chiesa; ma siamo anche convinti che i suoi “epuloni”, si sono serviti e continuano a servirsi della chiesa perché la usano come potere. Speriamo nella scoperta vera del Vangelo, per fare ciò è necessario rimuovere tutte le immagini di Dio che ci siamo costruite a misura del nostro egoismo, secondo miseri orizzonti umani. Questo il pensiero dell’intellettuale spagnolo, già gesuita, Juan Arias nel suo bellissimo libro “ Il Dio in cui non credo “. Gli omuncoli del potere politico  e quello dei teorici dello sterco del diavolo, hanno, per secoli, costretta l’umanità del popolo di Dio a giacere sul letto di Procuste,  adattandola a proprio piacimento. V’è una nuova coscienza che si fa strada,  si sta levando dallo scomodo letto procustiano, sta ripensando alla morte di Dio non più nei vecchi termini nichilisti ma si sta chiedendo “ chi ha ucciso Dio e perché”? Certamente il potere. Ripensare la storia solo come scopo è il significato della venuta di Cristo, perché Egli è il Fine. Pensiamo che il grido della morte di Dio è un’angosciosa richiesta di dialogo valida in tutti i tempi. Essa non voleva essere una negazione dell’esistenza di Dio per i credenti, ma il filosofo si chiedeva perché uccidere Dio se credete nella Sua esistenza? Omuncoli epulonici, nani del potere, la vostra cattiva coscienza vi costringe a vivere,o meglio, vegetare con gli occhi chiusi, mentre l’umanità che si riconosce in Neda muore mostrando gli occhi aperti verso il cielo. Perché non riconoscere che la luce del Dio di Neda è l’unico Dio di tutti, pur con i Suoi cento nomi?

                               

 

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