La Globalizzazione come "eutanasia economica"
La globalizzazione come “eutanasia economica”.
L’economia che uccide è frutto della globalizzazione senz’anima prodotta dall’opulenza occidentale.
Teoricamente la globalizzazione può essere considerata come la legge dei vasi comunicanti che , impropriamente, viene applicata all’economia. Tutto questo non può essere vero; ogni vaso ha una superficie diversa da riempire rispetto all’altezza. L’impossibilità di riempire le varie superficie comporta l’eliminazione di molti “vasi”.
Chi sono i vasi? Questi sono i paesi ricchi e poveri, le superficie vengono cancellate perché non potranno mai essere “riempite” per raggiungere le altezze minime di dignità economiche. La globalizzazione decide “ l’eutanasia” economica e distrugge la speranza di un’ altezza ove si evince come: la dignità, la memoria, il valore di interi popoli vengono sacrificati nel nome di una globalizzazione come strumento di eutanasia.
Vi sono diverse forme di eutanasia che vengono propagandate dalle meticce pseudo culture consumistiche che inducono verso un consumo di cose inutili e dannose. Il consumatore è schiavizzato da bisogni virtuali fino a credere che sia un bisogno reale. Ciò comporta un’economia scadente e assassina. I paesi poveri sono le prime vittime di un consumo di prodotti che fanno implodere le possibili economie locali, ciò comporta l’importazione di prodotti esteri quasi sempre, imitazioni e scadenti. Il capitale globalizzato ammazza i paesi poveri, fa diventare sempre più ricchi i paesi ricchi. Un metodo di “pianificazione” , che significa morte dei paesi poveri del terzo mondo, e la ghettizzazione delle famiglie povere dell’occidente.
Il mercato della follia del potere e dell’occidente, continua a produrre beni di consumo inutili e dannosi, questi sono resi utili da una massiccia propaganda che abbassa la soglia di riflessione psicologica delle persone rese masse e consumatrici dall’avidità dell’avere. Esseri viventi “dis-educati” al bisogno di cose inutili, il cui unico scopo è quello di possedere, guardare per avere. Questa la cattiva globalizzazione basata sull’egoismo e sul profitto sfrenato capace di produrre un’accelerazione della morte globalizzata. La spietata deriva del mercato sta imponendo una nuova identità basata sulla mercificazione della persona, dei suoi organi, del suo patrimonio genetico. Una pseudo cultura che impone un’unica ideologia globalizzata: l’ arricchimento spietato e senza scrupoli, la necessità di un’espansione di un’economia che col tempo uccide la stessa globalizzazione destinata ad implodere. La globalizzazione è una teoria delirante che deve essere convertita verso l’uomo e lasciare le sterminate praterie del consumismo inutile.
Questo “mostro” prestato all’economia di mercato non comprende che la realtà umana non ha prezzo e che tutti gli uomini devono vivere con uguale dignità e rispetto. Bisogna fondare una globalizzazione della comunità mondiale che abbia come fine l’uomo e che condivida tutti i beni dell’umanità. Per arrivare a ciò è necessaria la comprensione che una è l’umanità e che in essa vi sono religioni, credenti e non credenti, uomini di buona volontà, purtroppo anche ladri, assassini, stupratori di coscienze. Forse anche questi, se condotti sulla via di Damasco, possano dire qualcosa. E’ necessario per tutti gli uomini una riflessione collettiva per creare una dimensione di bellezza interiore, e generare una via spirituale globalizzata che possa rifondare una nuova umanità. Una umanità nuova capace di fondare il suo essere nella storia e, pone in primo piano quella che viene chiamata da S. Luca “Riserva Escatologica” che si annuncia con un progetto di liberazione , di giustizia e di pace. Il posto dei cristiani è nella compagnia degli uomini senza titoli che si confronteranno in un dialogo fatto di lealtà e franchezza capace di fondare tutti i principi sulla pedagogia di Gesù che, quando interrogato dalla folla, chiedeva : “cosa dunque dobbiamo fare”: Egli rispondeva loro “ chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, a chi ha alimenti faccia altrettanto.” Sembra banale una risposta del genere, una lettura politico-sociale del vangelo di Luca che, rende sempre più inquieti l’apparire di molti ipocriti cristiani. Un testamento evangelico- politico-sociale, le cui due risposte, dopo duemila anni, sono sempre più sconosciute all’universo s-cristiano e che viene volontariamente ignorato dalla coscienza mercantile della globalizzazione disumana. La chiesa deve assumersi un compito maggiore di globalizzazione evangelica come testimonianza e conquista di spazi spirituali se si vuole convertire l’economia che uccide in economia che sappia dare dignità esistenziale a miliardi di persone. La chiesa,tuttavia, non può da sola assolvere questo compito. La funzione dei laici, credenti e non credenti, uomini liberi e di buona volontà devono fare un patto di alleanza nel nome della dignità umana e del conseguimento del bene comune. Non ci vuole molto al compimento di una globalizzazione dal volto umano, basta un sguardo nell’infinito universo interiore e, spogliarlo dall’inutile parafernale incrostatosi sulle anime ferite dall’aridità del tempo.
francescosaverioiaco@libero.it