La Globalizzazione come "eutanasia economica"

Pubblicato il da Iacolare Francesco Saverio

La globalizzazione come “eutanasia economica”.

L’economia che uccide è frutto della globalizzazione senz’anima prodotta dall’opulenza occidentale.

Teoricamente la globalizzazione può essere considerata come la legge dei vasi comunicanti che , impropriamente, viene applicata all’economia. Tutto questo non può essere vero; ogni vaso ha una superficie diversa da riempire rispetto all’altezza. L’impossibilità di riempire le varie superficie comporta l’eliminazione di molti “vasi”.

Chi sono i vasi? Questi sono i paesi ricchi e poveri, le superficie vengono cancellate perché non potranno mai essere “riempite” per raggiungere le altezze minime di dignità economiche. La globalizzazione decide “ l’eutanasia” economica e distrugge la speranza di un’ altezza ove si evince come: la dignità, la memoria, il valore di interi popoli vengono sacrificati nel nome  di una globalizzazione come strumento di eutanasia.

Vi sono diverse forme di eutanasia che vengono propagandate dalle meticce pseudo culture consumistiche che inducono verso un consumo di cose inutili e dannose. Il consumatore è schiavizzato da bisogni virtuali fino a credere che sia un bisogno reale. Ciò comporta un’economia scadente e assassina. I paesi poveri sono le prime vittime di un consumo di prodotti che fanno implodere le possibili economie locali, ciò comporta l’importazione di prodotti esteri quasi sempre, imitazioni e scadenti. Il capitale globalizzato ammazza i paesi poveri, fa diventare  sempre più ricchi i paesi ricchi. Un metodo di “pianificazione” , che significa morte dei paesi poveri del terzo mondo, e la ghettizzazione delle famiglie povere dell’occidente.

Il mercato della follia  del potere e dell’occidente, continua a produrre beni di consumo inutili e dannosi, questi sono resi utili da una massiccia propaganda che abbassa la soglia di riflessione psicologica delle  persone rese masse e consumatrici dall’avidità dell’avere. Esseri viventi “dis-educati” al bisogno di cose inutili, il cui unico scopo è quello di possedere, guardare per avere. Questa la cattiva globalizzazione basata sull’egoismo e sul profitto sfrenato capace di produrre un’accelerazione della morte globalizzata. La spietata deriva  del mercato sta imponendo una nuova identità basata sulla mercificazione della persona, dei suoi organi, del suo patrimonio genetico. Una pseudo cultura che impone  un’unica ideologia globalizzata: l’ arricchimento spietato e senza scrupoli, la necessità di un’espansione di un’economia che col tempo uccide la stessa globalizzazione destinata ad implodere. La globalizzazione è una teoria delirante che deve essere convertita verso l’uomo e lasciare le sterminate praterie del consumismo inutile.

Questo “mostro” prestato all’economia di mercato non comprende che la realtà umana non ha prezzo e  che tutti gli  uomini devono vivere con uguale dignità e rispetto. Bisogna fondare una globalizzazione della comunità mondiale che abbia come fine l’uomo e che condivida tutti i beni dell’umanità. Per arrivare a  ciò è necessaria la comprensione che una è l’umanità e che in essa vi sono religioni, credenti e non credenti, uomini di buona volontà, purtroppo anche ladri, assassini, stupratori di coscienze. Forse anche questi, se condotti sulla via di Damasco, possano dire qualcosa. E’ necessario per tutti gli uomini una riflessione collettiva per creare una dimensione di bellezza interiore, e generare una via spirituale globalizzata che possa rifondare una nuova umanità. Una umanità nuova capace di fondare il suo essere nella storia e, pone in primo piano quella che viene chiamata da S. Luca “Riserva Escatologica” che si annuncia con un progetto di liberazione , di giustizia e di pace. Il posto dei cristiani è nella compagnia degli uomini senza titoli che si confronteranno in un dialogo fatto di lealtà e franchezza capace di fondare tutti i principi sulla pedagogia di Gesù che, quando interrogato dalla folla, chiedeva : “cosa dunque dobbiamo  fare”: Egli rispondeva loro “ chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, a chi ha alimenti faccia altrettanto.” Sembra banale una risposta del genere, una lettura politico-sociale del vangelo di Luca che, rende sempre più inquieti l’apparire di molti ipocriti cristiani. Un testamento evangelico- politico-sociale, le cui due risposte, dopo duemila anni, sono sempre più sconosciute all’universo  s-cristiano e che viene volontariamente ignorato dalla coscienza mercantile della globalizzazione disumana. La chiesa deve assumersi un compito maggiore di globalizzazione evangelica come testimonianza e conquista di spazi spirituali se si vuole convertire l’economia che uccide in economia che sappia dare dignità esistenziale a miliardi di persone. La chiesa,tuttavia, non può da sola assolvere questo compito. La funzione dei laici, credenti e non credenti, uomini liberi e di buona volontà devono fare un patto di alleanza nel nome della dignità umana e del conseguimento del bene comune. Non ci vuole molto al compimento di una globalizzazione dal volto umano, basta un sguardo nell’infinito universo interiore e, spogliarlo dall’inutile parafernale incrostatosi sulle anime ferite dall’aridità del tempo.

                              francescosaverioiaco@libero.it

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A
<br /> Carissimo Professore,<br /> ho pocanzi letto il suo articolo in merito alla discussione sulla globalizzazione.<br /> Condivido appieno la sua tesi sul fatto che la globalizzazione, va intesa come "eutanasia economica", dacché nella maggior parte delle sue circostanze apporta unicamente degli svantaggi che vanno a<br /> gravare sul fragile equilibrio detenuto dalla popolazione globale.<br /> Oggidì, il principale problema che essa presenta è il consumismo "inutile", in quanto esso viene concepito dal nulla per persuadere sempre più le masse e spingerle all'acquisto di beni economici<br /> inutili.<br /> Inoltre, una consistente parte della popolazione terrestre, che ammonta a pressappoco 6.5 miliardi di individui, sono sempre più costretti ad un'inedia, ad essere relegati in quella condizione<br /> d'inferiorità in cui vivono da tempo, e soprattutto considerati come gli "intoccabili".<br /> Ma soprattutto, io credo che non vi sia consapevolezza che porti molti investitori stranieri, ad investire ingenti somme di capitali in Paesi in via di sviluppo, e in quelli facenti parte del<br /> cosiddetto"Terzo mondo".<br /> Il potere trasforma le persone in disonorevoli, turpi, ipocrite ed egoiste, e non permette loro di osservare in faccia la realtà, di essere dunque realisti.<br /> Altresì, vi è l'incremento del fenomeno dell'importazione, a cui lei accenava;ebbene, anch'essa è implicata in questo processo in ambito socio-economico.<br /> L'economia presenta anche codesto carattere negativo, ed oggi sempre più persone la guardano in modo negativo, poiché essa può sì apportare degli ingenti vantaggi da tutti i punti di visti ma anche<br /> apportare degli enormi svantaggi alle persone disagiate.<br /> Infine, concludo affermando che, nel mondo attuale l'opulenza occidentale non riesce, o non vuole, apportare lo sviluppo in quei paesi nei quali le economie sono caratterizzati da enormi disavanzi<br /> pubblici, con la gran parte delle uscite economiche, che non riescono ad affermarsi benché troppo ridotti o perché governati da tiranni senza scrupoli che non conferiscono la possibilità a milioni<br /> di individui di affermare la propria libertà economica.<br /> <br /> Distinti saluti,<br /> Antonio Cipolletta<br /> Distinti saluti<br /> <br /> <br />
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B
<br /> Carissimo Francesco,<br /> letto questo tuo articolo sulla globalizzazione come eutanasia economica.<br /> <br /> come sempre la tua riflessione è ricca di acume umano e culturale. affermi con estrema chiarezza che la globalizzazione come rincorsa alla ricchezza sfrenata in luogo di diventare una possibilità<br /> positiva per tutti diventa il trampolino di lancio SOLO dei più ricchi, mentre i poveri continuano a rimanere tale o peggio ancora si vedono aggravare la loro situazione.<br /> mi domando se la crisi economica globale, che di tanto in tanto mette in ginocchio interi stati, non sia un "segno dei tempi" che il buon Dio ci abbia posto sotto glio occhi, perchè qualcosa si<br /> inverta in questo sistema eccessivamente capitalistico che semina morte. Perchè quando un padre di famiglia sente di non poter portare avanti la sua casa, sente struggere dentro la vita...<br /> Gesù nel Vangelo ci invita come credenti, tutti insieme, a condividere il pane, facendoci pregare il Padre perchè ci dia il "pane quotidiano".<br /> L'eucaristia, che condividiamo la Domenica, se non diventa pane condiviso nella vita, rimane incompleta. cristiani svegliamoci e invertiamo insieme la rotta, come unico popolo di Dio nella<br /> diversità dei carismi e dei compiti siamo chiamati ad incidere nella storia, per scrivere pagine di fraternità e nuova umanità.<br /> Grazie, Francesco, perchè pensi e ci inviti a riflettere,<br /> ci provochi e ci aiuti a leggere la realtà con occhi meno disincantati e più lucidi.<br /> <br /> ti abbraccio con la stima di sempre.<br /> <br /> <br />
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