Riflessioni circa l’arte.

Pubblicato il da Iacolare Francesco Saverio

 

L’arte può essere intesa come un viaggio anagogico attraverso l’interiorità personale dell’artista. La riflessione del reale invisibile diventa reale visibile, un reale offerto ai propri interlocutori i quali compiono un viaggio inverso, cioè dal visibile all’invisibile, ciò è possibile perché chi osserva l’opera d’arte, attraverso un proprio processo dialettico rende pensiero ciò ch’è reale concreto. Lo scopo dell’anagogia è quello di “convertire” il soggetto a migliorare se e gli altri ad una dimensione ultraterrena, questo nel caso di un’artista credente, diversamente ad una civiltà etica della convivenza. L’arte, come espressione visiva di un mondo interiore, dona all’uomo la chiave ermeneutica per una più comprensibile lettura del mondo estetico. L’artista è colui il quale, dotato del sentimento del bello, si adopera, con amore a rappresentarlo nei modi che più gli sono congeniali: quando a ciò si evince il sentimento religioso, l’artista diventa cercatore di verità. La sua figura, spesso, è quella del folle che, in pieno mezzogiorno, con la lanterna accesa tra la folla del mercato, cerca la verità. L’arte è una delle mille ipostasi, dei mille frammenti per cogliere l’estetica di Dio, ciò rende l’artista persona incapace di reagire con violenza perché egli vive la gratuità del bene e non l’arroganza dell’utile.

Se tutto ciò può essere ritenuto per vero, non si può non considerare che l’estetica è una teoria della conoscenza. L’artista è un puro, come tutti i puri vulnerabile nella dimensione materiale; ma una roccia nel percorso spirituale ove, costantemente, tra mille ostacoli cerca il proprio “nome” attraverso la testimonianza del sacrificio segreto.

L’arte può essere considerata catarsi della propria esistenza per meglio purificarsi e offrirsi al Vero. L’arte è il collettivo, ma, l’individuale rapporto con l’“Altro” che, secondo il filosofo Raimundo Panikkar è il vero io che si dona attraverso l’arte, mediante il dispiegarsi dell’essere che diventa esser-ci per il mondo. L’arte è preghiera, è ricerca continua della Verità che viene rappresentata dalla parola o dalla forma estetica. Il vero artista è colui che si denuda sempre di fronte alla verità, così come il poverello d’Assisi, Francesco, davanti al Vescovo Guidi. L’artista non ha la superbia di essere totalizzante ma, possedere l’umiltà dell’ascolto per poi testimoniare i propri sentimenti. Oggi, in un’epoca post moderna, post cristiana, l’arte ha subito un cambio di direzione rispetto alla religiosità di un tempo. Spesso è atea, se non offensiva alla dignità della persona. Dove non v’è amore non può esserci arte, solo arrivismo, corsa al successo, al denaro; elementi che concorrono a nascondere lo squallore dell’anima. L’artista è il vulnerabile bambino evangelico, per questo è ricco nella sua povertà spirituale che tende al discorso della montagna: “Beati di poveri di Spirito…”. Per questo i grandi artisti hanno segnato la loro esistenza con Sorella Povertà, unico passaporto per testimoniare il Vero.

Per questo, caro Carmine, ti auguro di compiere, insieme con tutti noi, il complesso viaggio anagogico.
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