La laicità: un grande valore sconosciuto.
LA LAICITA’ : UN GRANDE VALORE SCONOSCIUTO.
“DATE A CESARE QUEL CHE E’ DI CESARE E A DIO QUEL CHE E’ DI DIO”.
Sono trascorsi diversi secoli da quando il “laico” veniva considerato ignorante, rispetto al “chierico” perché persona colta. Un significato nato nel segno della inferiorità, oggi vissuto nella contrapposizione tra religione e politica. In molti ambienti atei e agnostici la laicità è stata considerata un’ideologia causando molte ferite alla cultura del dialogo. Molti che si dicono laici mantengono posizioni fondamentaliste impedendo un sano dialogo con altri laici di larghi orizzonti ecumenici. Anche nella chiesa v’è la vecchia abitudine di usare la formula “riduzione allo stato laico” che riguarda i sacerdoti non più in linea con la chiesa rispetto allo stato precedente. Qui ci sorge un dubbio, il sacerdote che viene “ridotto” allo stato laicale ed è un dotto, rimane sempre un dotto. La differenza è che perde i privilegi legati al suo essere sacerdote perché ridotto allo stato laicale, ma allora laico in questo caso significa ridotto allo stato di povertà?!?!. Mantenere codesto vecchio anacronismo di superiorità del chierico, rispetto al laico, suona grave offesa alla chiesa di Cristo. La vera laicità opera la distinzione tra religione e politica, non opera la contrapposizione perché assicura a tutti, credenti e non credenti,appartenenti ad altre confessioni, una convivenza rispettosa dei diritti previsti dalla costituzione. Essa, tuttavia ,pur essendo uscita fuori dal mondo ecclesiastico è affetta dal “particulare” di guicciardiniana memoria. Noi sappiamo bene che il “particulare” è nemico dell’universale perché tende a sostituirsi a danno di tutti. Il “ particulare” della ideologia causa la morte della democrazia. Spesso causa di ciò è colpa di un cattolicesimo infedele il cui nemico è dentro la chiesa – come più volte ha ricordato il buon Benedetto XVI°- che ha desertificato il messaggio evangelico mediante l’uso indiscriminato del potere dei privilegi, anteponendo il profitto di pochi a danno di molti. Un grande pregio della laicità è la difesa della verità come valore da ricercare e da difendere, senza cadere nello steccato, angusto e tenebroso, delle ideologie. La laicità fu oggetto di grande attenzione da parte del Concilio Vaticano II°. Tutti i padri conciliari, con qualche eccezione, affermarono “ i laici non sono gregari delle gerarchie ma parte viva della chiesa”, il cardinale Cento aggiungeva: ” i laici non sono soltando nella chiesa, ma, con noi, sono la chiesa”. In questo essere sono la chiesa si riconosce alla laicità la fedeltà nei confronti della difesa della verità. Oggi il concilio è un sogno dimenticato. La laicità ci aiuta a comprendere il valore dell’alterità quando evitiamo tutti i muri che hanno ostacolato la conoscenza della storia del diverso, che rappresenta l’altra faccia della nostra storia. Una mancata comprensione dovuta alla disumanizzazione del dettato evangelico “ ama il prossimo tuo come te stesso”. Oggi tutti noi, intesi l’uno come prossimo dell’altro , siamo in un crogiolo di saperi che devono essere dipanati alla luce di una di una laicità non più come contrapposizione alla chiericità ma, nella dimensione di pari dignità. La sana laicità rispetta l’autonomia della coscienza, la libertà di un modo d’essere che corrisponde al più umano dei principi, il desiderio di incontrare l’altro in tutta la sua complessità, per meglio conoscere la nostra complessità. Una dimensione che pone la Persona al centro dell’universo vestendola di maggiore dignità. Il rinascimento ha dato alla laicità una dimensione di libertà ponendo l’antropocentrismo al posto del teocentrismo medioevale di un Dio inquisitore e vendicativo. L’antropocentrismo rivaluta l’uomo e nello stesso momento rivaluta Dio . La chiesa medioevale ha fatto un uso indiscriminato del nome di Dio per coprire molte nefandezze e conservare il potere temporale. La laicità non esclude dall’orizzonte della formazione culturale la religione perché essa non è separata, né dalla politica ,né dalla società, sono solo distinte in quanto esprimono un processo osmotico nella formazione della Persona. Il vescovo Giancarlo Bregantini, attenzionato dalla mafia, ritiene che riflettere circa la laicità significa comprendere la contemporaneità perché essa dona i mille colori alla vita di cui Dio è l’artefice. Contrapporre la laicità alla Fede è da stupidi, esse, insieme , raccontano la storia della persona come evolversi della ricchezza e della miseria umana. Non è un caso che Gesù abbia detto: “ Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. Gesù non apparteneva a nessun ordine religioso, nessun potere temporale lo attraeva, potremmo dedurre che Gesù ha espresso nella dimensione laica la vera ed unica testimonianza d’amore verso il proprio simile; paradossalmente l’essere laico di “Cesare” voleva salvare Gesù dalla morte infame di Croce; paradossalmente il potere religioso dei sacerdoti volle a tutti i costi la morte dell’Innocente. Noi pensiamo che la laicità è un valore universale istituita da Dio, come metodo e stile di vita, espressa dalla testimonianza umana di Gesù per la comprensione degli uomini senza alcun condizionamento. Non dimentichiamo che l’uomo è un insieme di trascendenza ed immanenza, due dimensioni che fanno dell’uomo l’immagine e somiglianza di Dio. La venuta di Gesù ha testimoniato un percorso storico attraverso il quale il singolo stare bene, trova la sua ragione d’essere nell’alfabeto laico della convivenza sociale che, abbattendo le barriere e i pregiudizi, esprime il vero nome di Dio “ LIBERTA’ “. Il laico non credente non può impedire a Dio di amarlo e donargli la libertà di non credere, di compiere il bene. Questo compiere il bene gli deriva dal dettato della coscienza posta in lui dal Creatore, che si ostina a negare, senza saper spiegare perché compie il bene e perché ama. Spesso la laicità opera il compromesso e questo opacizza i valori della persona, rendendo il mondo circostante omologato. Il vero cristiano rifiuta il compromesso e usa la mediazione perché essa aiuta a scoprire la propria identità. Noi sentiamo la laicità come un divorzio interiore tra la sfera della religione e quella della mondanità. Il buon Bregantini ritiene la laicità come un momento catartico dalle incrostazioni secolari e considerarla una via attraverso la quale, insieme ai cristiani costruire il “Regno”.Vogliamo ricordare che la laicità di Francesco lo condusse a parlare con il Sultano e non con le crociate. La sua marginalità laicale fu vissuta come un grande valore e volontà di cambiamento, un segno dei tempi riconosciuto dal grande Innocenzo III°. Nei secoli scorsi la cattiva laicità è stata sempre espressione della religiosità temporale ove i due poteri si avvicendavano al comando, vedi il “sacro” romano impero, lo stato pontificio ecc.. ecc.. qui la chiesa non dava a Cesare ciò che era di Cesare ma prendeva tutto in nome di Dio. Nell’anniversario dell’unità d’Italia, il cardinale Bertone ha condiviso la laicità dello stato partecipando ai festeggiamenti, ieri lo avrebbero messo al rogo. Ai tempi di Gesù il potere temporale non era distinto da quello dei sacerdoti, esso rappresentava una sorte di potere “sacralizzato” che imponeva timore riverenziale ai romani. La laicità non ha un significato rigido, essa si evolve continuamente con la società e si connota a secondo i periodi storici e culturali. Vedi il Rinascimento italiano, la Riforma tedesca, la Controriforma italiana, l’illuminismo in Francia ecc.. ecc.. fino al devastante 900, hanno prodotto mille laicità ferite. Oggi il cristiano che vive la certezza del Vangelo, il laico che vive un’etica della coscienza che testimonia il bene, vivono entrambi una dimensione di solitudine se impegnati nell’azione politica, ciò è dovuta al fatto che non sono supportati dalla rispettive comunità. Vi sono sempre stati uomini di grande coraggio, sia nella chiesa che nel mondo laicale. Noi speriamo che possano moltiplicarsi fino alla totale testimonianza del Vangelo,smentendo quello che ha detto qualche tempo fa Habermas :
“ La maggior parte dei credenti sta perdendo il senso salvifico”. Sarà poi vero ?
Francescosaverioiaco@libero.it