“La scuola è morta”
Un crescendo di delitti si aggira per l’Italia, sono delitti commessiSenza più sapere distinguere la gravità di un’azione.
Rubare un motorino, mangiare, dormire, accoltellare, ammazzare una persona non v’è più distinzione nella coscienza del giovane.
I nostri adolescenti sono tali perché hanno l’età che li designa, però a pensarci bene molti sono strumenti di offesa usati dalla ragione virtuale di una società violenta che ha distrutto la scuola, la famiglia, le grandi istituzioni sulle quali si fonda la società planetaria.Non vi sono più punti di riferimento, ieri questi erano il bene per la società, l’impegno, la sanità morale, il lavoro come crescita e ricchezza sociale, lo studio come guida nei meandri esistenziali, la fiducia come accoglienza e rispetto dell’alterità.
Il grande valore di cui nessuno più ne menziona l’importanza è costituito dai genitori e dalla famiglia.
La scuola non è più il luogo del sapere ove una volta si incontravano più persone disposte al sacrificio, allo studio, alla consapevolezza di “donarsi” per il bene dell’allievo. Oggi la scuola non esiste più. Trent’anni fa il famoso descolarizzatore
E.Reimer scriveva un libro dal titolo emblematico ,
“La scuola è morta”, forse all’indomani della dichiarazione della “morte di Dio”,sono arrivate molte morti, quella della morale, della società, della politica, della relazione, della comunità, della amore.La vita è visibile solo nelle sue rappresentazioni più lugubri che sono date dalla morte dell’Uomo.Esistono larve di uomini che si rappresentano come l’Uomo, le loro azioni sono squallide e vengono rappresentate dalla miseria provocate nel mondo dalla legge del mercato, dalla volontà politica oppressiva, dalle malattie,dall’inquinamento, dall’ingiustizia, dalla negazione dell’altro. I giovani sono smarriti ,alle prime difficoltà reagiscono in modo irrazionale contro i genitori e come tanti altri, vittime di una società violenta. La nostra società continua, ipocritamente, a celebrare riti funebri in modo più o meno pomposo, mentre è sorda all’ascolto di una domanda di comprensione e di aiuto. Noi adulti siamo occupati perennemente, non abbiamo tempo. Le persone per bene sono impegnate come voci nel deserto a costruire “sogni” per il domani, i giovani rifiutano il sogno e quindi le persona per bene.
I ladri, gli imbroglioni, i demagoghi sono intendi a progettare,con la complicità di pseudo politici, una società fondata sul nulla.
Un esercito di mezzi di comunicazione stanno a manipolare i giovani presentando realtà virtuali come verità concrete.
Linguaggi terroristici, a dimensione paranoica, sono asserviti al grande mercato per “costringere” gli adolescenti a non pensare. La famiglia continua ad essere una traccia anagrafica, perdendo sempre più la deputazione di luogo educativo, sede di valori, comprensione, affetti, crescita, gioia e dolori, dignità e riservatezza. Il nostro tempo vive una dimensione babelica, ove tutti sanno tutto. La scuola così vissuta non è più credibile come luogo di formazione, di convivenza, come momento di crescita. La scuola è “sede” obbligatoria, secondo la legge, una legge inutile perché non può obbligare a fare cose per cui non si sente amore. La scuola è palestra privilegiata di atti teppistici da parte di adolescenti, obbligati a stare per forza, o da parte di giovani deviati dal “fare” di una società violenta, incapace di riflettere insieme ai suoi cittadini. “La scuola è morta e da qui il suo fallimento come società di accoglienza e di sapere,questa anziché coltivare nei giovani il pensiero critico e il desiderio di partecipare attivamente al progresso della società, inculca il conformismo e l’accettazione passiva di verità preconfezionata”.
Il noto pedagogista John W. Gardner sostiene la tesi che uno studente può imparare in molto meno anni quello che impara in dodici anni di scuola. Questo pensiero lo si trova in “Democrazia e talenti”. Da sempre nell’immaginario collettivo si è pensato che la scuola educhi ;questa la sua ideologia e il suo fine pubblico, mai però questo pensiero si è sottoposto ad una analisi critica. La scuola ,certamente fa crescere ma, provoca in molti casi il morire sociale, la frustrazione, l’abbrutimento, ciò significa che molte cose non vanno nel rapporto scuola alunno quando il prezzo da pagare è la vita.
La peggiore malattia della scuola è l’ipocrita paternalismo e permissivismo dovuto spesso a paura e impreparazione da parte di noi docenti, vittime di un sistema fallimentare. La scuola, così com’è, non assolve più neanche la funzione custodiale. Moltissimi edifici potrebbero essere laboratori di saperi diversi ma, siccome ci vuole impegno ,non lo sono. Il fallimento del sistema scuola è dovuto alla mancanza di coscienza nell’atto di educare sia dalla parte della famiglia che della società. Oggi il ruolo “educativo” è stato assunto ,e gestito, dalla virtualità dei sogni a colori da mamma TV, dal mito dei calciatori, cantanti, attori, paradossalmente, l’adolescente è portato ad imitare il delinquente di turno.La scuola è vecchia, fuori da qualsiasi dimensione esistenziale, così com’è non serve più a nulla. Da anni la progettualità fasulla ha dichiarato la “morte della didattica”, funerata dall’illusione velleitaria di esperti in nienteologia europea. Grandi sprechi finanziari vengono distribuiti a persone spesso prive di professionalità, certificate queste da enti inutili, società “fantasme”, fondate solo per rubare finanziamenti, questo senza che abbia una ricaduta di sapere nella scuola italiana. I ragazzi rappresentano numeri da includere in ore, moduli per tenere le carte a posto e continuare, nel silenzio totale, a testimoniare immoralità ai giovani. Una scuola incapace di “ascoltare”, una cultura in agonia incapace di offrire sicurezza è solo una scuola anagrafica, quindi inesistente. Cosa fare. Quello che tutti noi dobbiamo fare, se vogliamo, domani, un mondo più giusto crediamo sia semplice ma difficile.
Io, tu, noi dobbiamo agire in modo tale che il cambiamento cominci dalle nostre coscienze, diversamente la notte continua.
Francesco Saverio Iacolare